Schermo dell'Arte 2009
Si è concluso da poco, a Firenze, Lo Schermo dell’Arte 2009 – Festival internazionale di film sulle arti contemporanee. Il cinema Odeon, che ha ospitato la manifestazione, era gremito a ogni proiezione e i numeri parlano chiaro: oltre 3200 presenze. Ne abbiamo discusso con Silvia Lucchesi, direttore del Festival.
Come è nata l'idea di questa rassegna cinematografica?
Tutto nasce fondamentalmente da una grande passione per l’arte e dall’idea che le varietà di tecniche, forme e linguaggi con cui essa si manifesta, e soprattutto le visioni, i messaggi e i valori culturali e umani che essa esprime possano essere, anzi debbano essere condivisi da un pubblico ampio, sempre più partecipe e consapevole. Per far conoscere gli autori, il loro lavoro e tutto ciò che riguarda il panorama dell’arte contemporanea, offrendo delle chiavi di interpretazione, Lo schermo dell’arte ha scelto il cinema, che non è solo uno straordinario veicolo di avvicinamento e di educazione all’arte, ma è anche parte integrante dell’attuale universo creativo. Dalla fiducia in questa complementarietà speculare tra arte e cinema è nata dapprima la sezione all’interno del Festival dei Popoli dedicata al cinema di documentazione sull’arte, che poi si è trasformata in un progetto autonomo, coerente con le sue origini ma sempre di più largo respiro, che è appunto il Festival Lo schermo dell’arte.
Potrebbe raccontarmi la genesi di questo festival? ad esempio se ci sono state difficoltà nella sua realizzazione o anche gli elementi positivi incontrati durante il percorso?
Lo schermo dell’arte si è proposto come programma indipendente di film sulle arti contemporanee per la prima volta lo scorso anno, ma aveva alle spalle la solida esperienza maturata all’interno del Festival dei Popoli. Come Festival indipendente abbiamo voluto rispondere a quella che sentivamo essere un’esigenza dello SdA, che aveva acquisito nel tempo una propria identità, ma anche un suo pubblico, e abbiamo potuto contare sulla fiducia di enti e di istituzioni locali, in particolare della Mediateca Regionale Toscana che lo ha incluso nella rassegna “50 giorni di cinema a Firenze”. Il risultato dello scorso anno ci ha spinto ad un ulteriore salto, con una seconda edizione caratterizzata quest’anno da un programma ampio e articolato, aperto per la prima volta al cinema d’artista, con un omaggio a Luciano Emmer e una nuova sezione dedicata agli incontri con artisti e autori del Festival. Ovviamente, con un giorno in più di programmazione e con tante novità, anche gli sforzi organizzativi ed economici sono aumentati esponenzialmente, ma abbiamo potuto fare affidamento su uno staff ormai consolidato e sul confermato sostegno di partner, collaboratori e sponsor.
Sinceramente sono rimasto stupito dello straordinario successo di quest'anno, secondo lei qual è stato il fattore o i fattori che lo hanno determinato?
Quest’anno siamo stati particolarmente felici di aver allargato il cerchio delle collaborazioni con le principali realtà del territorio che si occupano di arte contemporanea. Questo ci ha permesso di proporre un programma ampio e strutturato che ha saputo incontrare le attese del pubblico di affezionati creandone allo stesso tempo di nuove, ma soprattutto ha fatto sì che lo Schermo diventasse una sorta di ‘anello di congiunzione’ tra musei e centri deputati al contemporaneo con proiezioni e incontri condivisi che hanno dimostrato come, lavorando in rete, si possano realizzare iniziative di altissimo valore.
In ultimo, quale esperta del campo, quali sono attualmente le esperienze più interessanti del rapporto tra cinema e arte contemporanea?
Un esempio estremamente significativo lo abbiamo proposto quest’anno con Alfredo Jaar, Mark Lewis e Rirkrit Tiravanija. Il resto si potrà scoprire nelle prossime edizioni dello Schermo dell’arte che, lungi dall’essere un semplice contenitore, sarà sempre più lo specchio delle esperienze più innovative e significative per quanto concerne gli sviluppi del rapporto tra arte e cinema.
[2 dicembre 2009]


