Scudo Alfano

di Alessandro Agostinelli

Era dopocena. Per ascoltare la perla si doveva pigiare il canale di La7 sulla tv. A Exit, tra le grinfie di Ilaria D’Amico, c’erano qualche politico e alcuni giornalisti. Il primo a prendere la parola è stato Maurizio Belpietro, direttore di quel giornale con bava alla bocca che si chiama Libero. Il direttore era un po’ abbacchiato per la sentenza della Corte Costituzionale che mette in seria difficoltà Silvio Berlusconi.
Belpietro non aveva la solita verve aggressiva delle altre serate nei salotti televisivi, e più che il caffè pareva essersi dovuto sorbire una camomilla, tanta era la mestizia del suo primo intervento. Forse la veemenza è venuta fuori dopo, ma in quel momento, a pochissime ore di distanza dalla notizia sciagurata per il centro-destra, e soprattutto per i “soldati” del presidente del Consiglio, Maurizio Belpietro era davvero cotto. Così, con un meraviglioso lapsus ha offerto questa perla agli ascoltatori:
“La Corte costituzionale ha annullato lo Scudo Alfano…”.
Proprio così, ha detto: “Scudo Alfano”, non “Lodo Alfano”.
Ora è chiaro che il giornalista ha commesso un errore intrecciando la questione dello Scudo fiscale con quella del Lodo Alfano, ma – cribbio! – il nuovo sintagma urla vendetta da ogni parte. È come la legge del contrappasso di Dante Alighieri nell’Inferno. È un lapsus enorme.
È chiaro che Belpietro volesse dire “Lodo Alfano”, poveraccio mica l’ha fatto apposta, mica voleva ironizzare sulle disgrazie del suo utilizzatore di riferimento…
Però – guarda caso – ha detto: “Scudo Alfano”.
Ora, è vero che non siamo tutti psicologi, è vero che non vogliamo fare facile ironia, è vero che Belpietro pareva profondamente rattristato per la sentenza della Corte. Tuttavia anche un farabutto da quattro soldi può comprendere il significato della parola Scudo accanto al nome Alfano. E questa meravigliosa unione forgiata da Maurizio Belpietro vale quasi quanto un autogol da 750 milioni di euro del giovanissimo calciatore Lodo Mondadori
 
[8 ottobre 2009]