Scuole, Scuolette e Squole
Quello che afferma Pierantonio Pardi, dall'alto della sua ormai lunga esperienza di "graaaande prof" è molto interessante e merita qualche osservazione aggiuntiva. La costanza delle scelte scolastiche tra centro-destra e centro-sinistra è la dimostrazione di quanto la scuola sia cambiata da quando l'abbiamo frequentata noi (secoli fa?). Quando c'eravamo noi, caro Lei, la scuola era un veicolo di ascesa delle classi subalterne, e il rapporto tra insegnanti e famiglie era tale da modificare le scelte di investimento sulla carriera dei cari ragazzi, da parte delle stesse famiglie. Oggi, invece, la scuola e l'università sono istituzioni, come direbbero i miei vecchi maestri di scienza politica all'Università Europea, "autopoietiche". Ovvero, si modificano sulla base dei loro interessi interni e dei loro equilibri di potere burocratico, e non sono in nessun modo delle entità che abbiano rapporti reali con le necessità del committente finale, lo studente e quelli che gli pagano lo studio. Per risolvere il paradosso, sia la destra che la sinistra al governo hanno svolto operazioni di pura pubblicità, anzi di "advertising".
"Scuola aperta", aggiornamento dei programmi con le ultime fregnacce di moda, insopportabili neolingue dei sedicenti "pedagoghi" di regime (che poi è uno solo, i consulenti della Moratti sono rimasti in sella con l'attuale governo) facilitazione nei voti e nelle promozioni, cinemini, feste e cotillons. Ma la questione resta: come formare insieme i cittadini e la classe dirigente nei primi anni della socializzazione, e come far sì che la Scuola, impestata pure dai federalismi dialettali, sia un elemento di formazione totale e, avrebbe detto Cavour, di "incivilimento"? La crisi della scuola è universale in tutto quel mondo che qualche lettore di "alleo" si ostina ancora a chiamare "capitalistico". Funziona relativamente bene solo nei Paesi in Fase di Rapido Sviluppo.
La necessità di avere masse facilmente manipolabili sul piano commerciale e del marketing politico, aduse al consumo e alla reazione psichica bellamente comandata da qualche azienda di pubblicità o di "spin communication" è tale che la scuola, in futuro, sarà semplicemente una dépendance delle agenzie di comunicazione, e molto meno efficente e informata.
Ma ce lo possiamo permettere?
Se finiranno, e come se finiranno, le misere rendite familiari che permettono oggi agli pseudostudenti delle scuole superiori e dell'università di parcheggiarsi nel nulla fino a età pensionabili, come faremo a creare insieme, perchè sono due facce della stessa medaglia, la classe dirigente reale e quelli che lavorano davvero?
Quali saranno i contenuti della loro comune formazione, che dovrà pure esserci fino ai 16 o ai 18 anni, l'età in cui Giacomo Leopardi già traduceva dall'ebraico al greco?
Il problema è terribile.
È da escludere che possa farlo la ubiqua, imprendibile "società civile". Al massimo, potrà organizzare gite e sagre del tartufo e, visto che si parla di scuole, del baccello.
Ci salveranno gli emigrati? E da dove, da Harvard?
La quota di emigrazione che il mercato globale e illegale della manodopera decide di fornire all'Italia è quella al più basso livello di formazione e di "cultura del lavoro". Le nuove élites che sorgono dalle aree in ascesa, India, Cina, e fra poco Turchia e Brasile, andranno a studiare sul serio nelle 40 università "top ranking" descritte recentemente da Newsweek, dove l'unica europea nella prima serie è quella di Zurigo, nella quale mi onoro di essere stato docente. E certamente sfuggiranno al sistema formativo italico, sia universitario che medio-superiore.
E allora?
Intanto rinfreschiamo il caro vecchio self-help positivista ottocentesco, dove le famiglie fanno studiare da soli e stimolano gli interessi dei loro virgulti. Se aspettate la scuola, starete freschi.
Poi le scuole private, ma quelle costano e si creerà così una terribile e immonda selezione "di classe", magari attuata proprio dai vecchi lacerti del sessantotto ormai incattedrati per evitare danni ulteriori.
Naturalmente non attireremo élites formate all'estero, che se andranno, come ormai accade spesso dai migliori nostri atenei, verso i posti ben remunerati e prestigiosi forniti da quelle che Lin Biao chiamava le "metropoli del mondo".
Non se ne esce.
Comunque, per evitare il peggio, sarà bene che i tanti insegnanti, gli ancora numerosi "graaaandi prof" continuino a tirare fuori, tutte le mattine che Dio mette in terra, la fantasia, la creatività intellettuale, la sapienza esperta che sono l'unico vero "sistema formativo" conosciuto.
"Come si fa a diventare sapienti?" chiedevano all'illuminato Confucio.
E lui rispondeva "Trovando un maestro saggio".

