Sergio Rotino, UN MODO PER USCIRNE

Quando si arriva all’ultima pagina ci si può rammaricare se non conosciamo quella musica. Viene voglia di recuperarla ad ogni costo. Il protagonista del romanzo di Sergio Rotino, “Un modo per uscirne” nei primi anni ‘90 è un adolescente che frequenta la scuola superiore e dedica il suo tempo libero a suonare negli scantinati con la sua band, in tutto tre uomini e una donna. La ragazza della band diventa la sua ragazza, ma lei viene da una famiglia benestante.
Rock in cui “ognuno scatena le sue personali frustrazioni dentro un suono carico di potenza e di rabbia”. E suonare, a sedici anni, quando i pericoli incalzano gli adolescenti in cerca di identità, sembra “l’unica strada possibile, se non altro la meno stupida”.
Le sue difficoltà sono quelle di tutti i ragazzi di quell’età, dialogo difficile con i genitori, un padre che non condivide le scelte, regole che diventano pesanti. E tutto si fa più pesante quando il padre, operaio, un bel giorno perde il lavoro. Poi scompare anche il padre, morto suicida.
Il gruppo ha l’obiettivo di partecipare ad un festival dove a chi merita si darà la possibilità di fare strada. Le difficoltà non mancano, l’impianto con cui si fanno le prove è vecchio ma non ci sono soldi per sostituirlo, all’interno del gruppo persistono stridenti tensioni, il tempo per provare è poco, perché chi è rimasto orfano di padre è costretto a prendersi delle responsabilità per aiutare la famiglia, e cercarsi un lavoro fin dal primo anno di Università.
Il romanzo di Rotino ricostruisce con grande precisione e competenza le abitudini, le passioni, il linguaggio, i problemi di una fascia di età che oggi viene spesso alla ribalta, vuoi per gli eccessi dei fine settimana, vuoi per la scomparsa di senso del limite che porta sempre più a fenomeni di violenza nelle relazioni, vuoi per il disorientamento generale di fronte la futuro. Questi ragazzi della band non hanno la stessa linea di pensiero, provengono da situazioni socio economiche distanti che spingono a scelte diverse, le liti all’interno del gruppo non mancano. Però la musica li unisce, dà uno scopo al di sopra di tutto, va oltre le difficoltà che mettono in crisi una giovane coppia. Il festival a cui partecipare si può allora caricare di significato simbolico, quasi una iniziazione.
Gli anni intanto trascorrono e loro si sono formati, anche scontrandosi, ma sono cresciuti fino ad essere capaci di fare nuove scelte, quelle più giuste. Ed anche i rapporti con le figure familiari hanno ritrovato il loro giusto equilibrio. Bello il recupero della immagine paterna a cui sono legati momenti formativi e intensi di vita familiare, padre ricordato con nostalgia che diventa il punto di sicurezza, nonostante l’assenza fisica.
Marisa Cecchetti


