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di Sergio NIeri

Nel precedente articolo “Risultati Elettorali”, il direttore di alleo si lancia in una generosa anticipazione che forse avremo modo di condividere con gli allibratori inglesi. E sono convinto, fatte salve clamorose novità, che il trend del risultato elettorale sia sostanzialmente quello.
Sotto questo aspetto Walter Veltroni ha quasi centrato il bersaglio. Un restyling curato fin nei minimi particolari alla vecchia macchina di consenso diessina (l'ex Margherita di ispirazione prodiana in questo non ha dato molto) gli ha consentito di recuperare e acquistare gradimento  nel ceto moderato, trarre beneficio dal declino simbolico della sinistra radicale (logorata dai mancati tesoretti) e stimolare l'immaginazione di molti giovani di buona istruzione, normalmente dediti alla playstation e al campionato di calcio. Insomma, una pellicola ben girata nelle piazze di tutta Italia e proposta senza ricorrere al "virato seppia" dell'antiberlusconismo. Solo così si spiega un potenziale 40% corroborato dalla debole promessa di intervenire sulla pressione fiscale per avviare il rilancio dei consumi familiari. Una ricetta molto anni ‘60, che però non fa i conti con il peggioramento della situazione.
Berlusconi, da parte sua, ha conservato un margine ridottissimo dopo avere inutilmente alzato la posta della contesa elettorale. Quel volteggiare su Napolitano e sulla Presidenza delle Camere ha indebolito la sua tattica liberal-populistica costruita da dicembre, per negare l'operato di Prodi e rilanciare il tema dello Stato leggero, per quanto gravato da vincoli di bilancio generati dal rapporto tra Pil e deficit pubblico. Sarà curioso verificare se il vecchio Berlusconi avrà mantenuto il suo appeal presso un elettorato medio borghese, già espressione di ceti autonomi arrichitisi con l'euro e poi mazziati dai controlli fiscali e patrimoniali del duo Visco-Bersani. Ma, nello stesso tempo, non è escluso che l'antipolitica naturale dell'uomo di Arcore possa questa volta sfondare fra quanto rimane della classe operaia delusa da Bertinotti, e nel ceto medio dipendente con il portafoglio svuotato dalla tenaglia dell'inflazione.
Una prospettiva elettorale molto fluida quindi, e del tutta inedita sotto il profilo del consenso sociale, che spariglia le analisi degli esperti di marketing elettorale. Prospettiva destinata probabilmente  a spaccare l'Italia come una mela (soprattuto al Senato) e a riproporre seri interrogativi sulla reale legittimazione di una classe politica (se saranno confermati i picchi astensionistici) alla quale non basteranno questo ennesimo passaggio elettorale e un faticoso intervento di riforma sul sistema elettorale, per ritrovare la fiducia di un Paese disorientato.

[13 aprile 2008]