SIAE spettacolo: rapporto semestrale
I dati dell' Osservatorio dello Spettacolo Siae relativi al 1° semestre 2010 parlano chiaro. Sono incredibili, ma siamo ormai abituati a notizie incredibili, numeri incredibili, personaggi incredibili. Il nostro è un paese incredibile. A volte mi chiedo se esistiamo davvero o se è tutto un colossale Truman Show.
Dal sito Siae: “L'Osservatorio, istituito nel 2006 …offre tempestive informazioni a cura dell'ufficio statistica...pubblicazioni periodiche... e conferenze stampa semestrali...”. I dati sono pubblicati sul sito www.siae.it, “dati e statistiche” (statistica@siae.it) così come studi stagionali, per settori e per aree territoriali ricavati da elaborazioni degli stessi numeri. A pubblicarli è l'agenzia demandata dallo Stato alla riscossione dei diritti d'autore su tutti gli spettacoli, dalle partite di calcio ai concerti jazz, dal ballo liscio a circo e marionette: la Siae.
Dati, quindi, incontrovertibili e pubblici: com'è che nessuno ne parla mai, allora? Non chiedetelo a me.
Bene. Calcoliamo che gli italiani siano circa 60.000.000 (Wikipedia dà 60.500.000 italiani circa, l' Istat 60.340.000 circa al 1.1.2010). Dividendo i dati Siae, settore per settore, per questo numero si ottiene la spesa pro capite settoriale per il 1° semestre 2010.
Potreste obiettare che solo una certa fascia d'età è utente di spettacoli live. Ovvio, i neonati e gli ultra novantenni normalmente non ascoltano James Taylor in piazza Anfiteatro a Lucca né Arnoldo Foà in un teatro milanese, né vanno al circo. Quanti sono, allora, gli italiani in età da biglietto? Calcolatelo voi, tanto lo scandalo resta. Per l'Istat, gli italiani fra i 18 e gli 80 anni al 1 gennaio 2010 erano 47 milioni. Fossero la metà, 30 milioni, moltiplicate le cifre per due. Troverete ugualmente un problema di ordini di grandezza, non di grandezze: un cucchiaio d'acqua per dissetare una mandria d' elefanti. Se i cucchiai fossero 6, il problema resterebbe.
Si può poi dire: ma sì, ma il fatto è che la Siae mica tutti la pagano! Quindi, chissà quanti spettacoli “al nero” vengono organizzati, che qui non sono conteggiati... ah beh, allora vale tutto, ma questa tesi è indimostrabile. Il delirio, invece, qui, purtroppo è documentato. E poi: ok, mettiamo che comprendendo gli spettacoli al nero, le cifre raddoppino. Vedrete che anche raddoppiando non c'è di che stare allegri.
Note:
- La “spesa al botteghino” indica quanto gli italiani hanno speso per acquistare biglietti di ingresso per i vari spettacoli indicati.
- La “spesa del pubblico” indica invece quanto hanno speso per i biglietti più eventuali servizi annessi e connessi, come ad esempio il servizio bar per un cinema o un piano bar, i libretti di sala per il teatro eccetera: queste spese infatti sono comprese nella voce.
- I dati sono semestrali: indicano quanto gli italiani hanno speso in 6 mesi, ed io qui faccio una semplice proiezione su base annua, moltiplicando i dati per 2.
- I dati Siae sono in euro.
- Non sono compresi gli spettacoli gratuiti: sicuramente molti italiani assistono a molti spettacoli gratuiti, sportivi, musicali, teatrali eccetera. Ma l'ordine di grandezza di questi dati è tale da descrivere una situazione pazzesca.
- Quando ho letto i dati ho pensato di non capire e non credevo ai miei occhi. Ho telefonato quindi alla Siae di Roma ottenendo una chiacchierata con il disponibilissimo dottor Cristiano Sette dell'ufficio Statistiche: abbiamo riletto i dati insieme, e i numeri sono proprio questi.
- I dati sono arrotondati (scusate il bisticcio) per eccesso: la realtà quindi è un po' peggiore di quanto affermo. Dov'è 407 milioni, dovete leggere 406.573.724,19€, per esempio.
- Riferimento al titolo di questo articolo: io do per scontato che assistere a molti spettacoli diminuisca il livello di rincoglionimento e che, viceversa, starsene in casa a farsi overdosi di tv lo aumenti: i dati sono oggettivi, questa riflessione invece è personale e soggettiva.
Vediamo i numeri. Reggetevi forte.
Attività cinematografica totale
Spesa al botteghino: 407.000.000€ = 6,7€ a testa in 6 mesi = 13,4€ / anno a testa.
Ogni italiano ha speso quindi, in un anno, meno di 14€ per andare al cinema.
O, se preferite, un italiano su due ha speso 28€ in un anno, e l'altro dei due non ha speso niente ovvero non è mai andato al cinema in un anno, o multipli di questi dati. Da brividi eh?
Attività teatrale totale (voci riunite: “Teatro + Lirica + Rivista e commedia musicale + Balletto + Burattini e marionette + Arte varia + Circo”)
Spesa totale del pubblico = 203.883.000 = 3,39€ a testa in 6 mesi = 6,80€ / anno.
Ogni italiano ha speso quindi in un anno meno di 7€ per il teatro, laddove per “teatro” si intende un calderone enorme che contiene le marionette e Albertazzi, il Lago dei Cigni e Puccini, Moria Orfei e il cabaret. Se un biglietto costasse in media 14€, significherebbe che solo un italiano su 2 è andato a teatro o al circo o a vedere i burattini eccetera (pagando il biglietto) una sola volta in un anno. E questa cifra comprende spese accessorie come programmi di sala eccetera. Dai! E' incredibile. Ma è vero.
Lirica da sola (dato Siae)
Spesa del pubblico = 23.200.000 = 0,38 = 0,76€ / anno.
Teatro da solo (dato Siae)
Spesa del pubblico = 106.300.000 = 1,77 = 3.54€ / anno.
La spesa per il teatro è la spesa maggiore fra le voci riunite nella voce “Attività teatrale totale”. Segue Rivista (28 milioni), Lirica (23), Balletto (19), Arte Varia (18), Circo (7). Ah, il circo! Spettacolo popolare, facile, fruibile da tutte le età, economico, secolare! Sì! Tanto che ogni italiano spende 0,22 centesimi in un anno per andarci! Se costasse 2€, ci andrebbe un italiano su 10; se costasse 10€, uno su 50. Attenzione: non “al circo”, ma “al circo una volta in un anno”.
Ogni italiano, quindi, ha speso meno di 1€ in un anno per la lirica. Se un concerto di lirica costasse, mettiamo, 20€ di biglietto (ci sono biglietti anche da 100€, ovviamente), significherebbe che solo un italiano su 20 è andato a sentire un concerto lirico una sola volta in un anno.
Proiezioni simili potete farle da soli: non sono matematicamente ineccepibili, ma rendono l'idea. Se, ad esempio, Mario è andato a sentire 4 concerti di lirica (pagando) in un anno, allora significa che altri 79 italiani non l'hanno mai fatto in un anno, eccetera.
L'ordine di grandezza non cambia: la normalità, in un paese civile, sarebbe, mettiamo, che in ogni famiglia (un italiano su 4) ci fosse una persona che va ogni settimana a teatro, 50 volte l'anno, anche considerando per “teatro” l'accozzaglia di cui sopra: una volta a teatro, una volta a vedere i burattini, una volta a sorbirsi La Boheme, una volta al circo, e poi da capo: tenendo, cioè, i neuroni accesi (il circo e la lirica insieme!!! provate a dirlo a un tedesco o a un austriaco!). E gli altri 3 italiani della famiglia di Mario si intende che non mettano mai piede in uno spettacolo in un anno. Sarebbe già qualcosa: sarebbe normale. Ma la normalità non ci appartiene.
Musica classica, compresi concerti di bande e cori, e comprese le spese accessorie (libretti di sala ecc.)
Spesa del pubblico = 18.432.000 = 0,30 = 0,60€/anno
Sì. Avete capito bene: ogni italiano ha speso 60 centesimi in un anno per assistere a un insieme di spettacoli che riunisce concerti di musica classica, concerti di bande di paese, concerti di cori, compresi i libretti di sala. Ma un biglietto, costerà almeno 6€ (che, ad esempio, è il costo medio di un biglietto per il cinema)? Ok. Allora, se preferite, un solo italiano su 10 ha assistito a un solo spettacolo fra questi, in un anno. Queste categorie sono 3 riunite? Bene, allora se l'italiano di cui sopra è andato una sola volta a sentire una banda, una sola a sentire un coro, una a sentire la classica, allora altri 29 italiani non hanno mai sentito, in un anno, né un concerto di una banda, né di un coro, né di musica classica pagando. 1 a 29.
Musica leggera
Spesa del pubblico = 83.220.000 = 1,38 = 2,80€/anno.
Ragazzi, gli italiani non hanno più neanche gusti commerciali. Anche Vasco e la Nannini si dividono le briciole. Se le prendono quasi tutte per sé, ma questo è un altro discorso.
Jazz
Ah ah ah ! Siamo alle risate!
Spesa del pubblico = 4.861.000 = 0,081 = 0,162€/anno.
16 centesimi a testa in un anno: ogni italiano dà più soldi ai lavavetri dei semafori, ogni anno, che a noi jazzisti. Se ogni italiano donasse 50 centesimi l'anno ai jazzisti, significherebbe già che ognuno di noi musicisti jazz avrebbe fatto più del triplo dei concerti. Sarebbe la pacchia. Ma questo non accade, perché siamo amati meno, molto meno di un lavavetri (che non mi risulta siano molto amati). Incredibile? Sono i numeri, baby.
Attività concertistica totale:
Musica classica + leggera + jazz
= 106.504.000 = 1,77 = 3,50€/anno
Attività sportiva totale
Spesa del pubblico 206.571.000 = 3,44 = 7€/anno.
La gente non va più neanche allo stadio. E in questa voce non c'è solo il calcio, ma tutto lo spettacolo sportivo.
Ballo
Spesa al botteghino = 144.000.000 = 2,4 = 4,8€ / anno
Spesa del pubblico (con bevande ecc.) = 6,05 = 12,1€ / anno
Quindi, si spende, nelle attività di ballo, più per bere che per il ballare in sé: 3 volte di più.
Concertini (piano bar e concerti nei locali, normalmente jazz, pop)
Spesa al botteghino = 2.200.000 = 0,03 = 0,06€/anno
Spesa (compresi i drink) del pubblico = 114.447.000 = 1,90 = 3.8€ / anno. Anche qui, la spesa per i bere e annessi e connessi è molto maggiore della spesa per la musica in sé. Infatti, nei Concertini, la Spesa del pubblico è ben 477.400.000€!!
La voce “ballo + concertini” (477.400.000€, spesa del pubblico) rappresenta quindi la spesa maggiore degli italiani sul totale delle spese per lo spettacolo.
La classifica
Spesa del pubblico:
1 – ballo e concertini (477 milioni)
2 – Attività cinematografica totale (445)
3 – Attività sportiva totale (206)
4 – Attività teatrale totale (203)
5 – Attività concertistica totale (106)
6 – Mostre ed esposizioni (98)
Totale complessivo, spesa del pubblico
= 1.662.049.000 = 27,7.
Gli italiani, quindi, nel 1° semestre del 2010 hanno speso meno di 28€ a testa per tutto quello che è spettacolo: dallo stadio ai musei, dal circo alla lirica, dal cinema al ballo liscio, dalla prosa al jazz.
Ingressi
Cinema 62.800.000 = 1,046 = ogni italiano è andato al cinema una volta nei primi 6 mesi del 2010.
Ballo e concertini 16.100.000 = 0,26 = 0,5 ingressi / anno.
Attività sportiva 14.600.000 = 0,24 = 0,48 ingressi / anno.
Presenze
Ballo + concertini = 37.500.000 presenze, voce record = 0,625 = 1,3 presenze annuali fra discoteche, sale da ballo (liscio ecc.) e piano bar.
E la Siae si lamenta della pirateria! E della crisi discografica!
Il vero problema italiano per la musica, come per lo spettacolo, allora, non è tanto la pirateria (che è comunque un problema, e anche la crisi discografica: ormai siamo a un solo Cd acquistato all'anno, per un solo italiano su 4) ma la ormai totale ignoranza quanto alle arti, tutte, in senso lato, persino degli sport, persino nel calcio.
Non ho mai sentito nessun politico, di nessuna parte politica, commentare questi dati, perché sono imbarazzanti. Indicano infatti il fallimento di qualsiasi politica culturale; sono dati che indicano una miseria sedimentata, culturale, profonda, non certo causati dall'azione di questo o quel ministro dell'istruzione o di questo o quel governo.
L'Italia, dice Grillo, è sull'orlo del fallimento finanziario. Dal punto di vista culturale (in senso lato: cultura sportiva compresa) è già fallita.
La causa è la crisi economica?
No.
1): I dati Siae sono disponibili da anni, e la spesa dell'italiano medio per gli spettacoli non è mai stata superiore a queste cifre neanche in tempi di "stabilità economica" o comunque di "non-crisi". E la spesa media per cosmetici maschili, per auto di lusso e imbarcazioni di lusso in Italia è in forte aumento, per esempio, e gli italiani sono il popolo che possiedono + telefonini d'Europa, uno ogni 1,5 persone!! Quindi è una questione di scelte.
Gli italiani non sono interessati allo spettacolo, neanche a quello di minimo contenuto culturale, da sempre.
Dati Siae 2001 sul 2000: spesa di un italiano medio in media in un anno per i concerti classici, 0,5€, eccetera.
E' una situazione quindi cronica e profonda e non legata alla "crisi".
2): La stessa Siae dice che i dati sono in (lievissimo; secondo me, impercettibile) miglioramento nell'ultimo anno. Ovvero, proprio nei 2 anni di maggiore “crisi economica” si registrano: +5,7% biglietti per i concerti classici (1mo semestre 2010 rispetto a 1mo semestre 2009); +19,63% jazz). Addirittura -3,46% leggera. Ammesso che questo dato sia interessante, perché per me non lo è - non è idiota rallegrarsi se la spesa di un italiano medio in un anno passa da 60 centesimi l'anno per la classica a una spesa pro capite annua di 72 centesimi??!- sembra che, in tempi, di crisi la gente abbia speso di più per la musica "colta", spendendo più per la classica che per la leggera!
Invece non c'è alcuna differenza sostanziale. E questi dati non indicano un amore maggiore per gli spettacoli: indicano un aumento dei controlli e delle azioni contro l'evasione Siae.
3): Basta leggere un testo divulgativo come La Grammatica Della Musica (Einaudi) di Otto Karoly, diffusissimo: nell'introduzione di Giorgio Pestelli si legge che "fino alla riforma della scuola media superiore, l'Italia era uno degli unici 7 paesi fra i 75 aderenti al Bureau Int. d'Education che non contemplava la musica nella scuola: gli altri 6 erano Ceylon, Thailandia, Cina,Laos, Vietnam e Cambogia". Ok? Ci siete? Quindi terzo mondo reale e totale. Per la musica. E immaginiamo per il teatro, la danza, le arti "nuove", i musei. Chi insegna ai ragazzi a andare a teatro, a andare a sentire il jazz? Nessuno.
Quindi: no, la gente non spende poco perché non ha soldi, spende poco o nulla perché non è, in media, minimamente interessata alla musica, al divertimento fuori di casa, allo spettacolo in generale, ed è tenuta nell'ignoranza cronica e profonda, da decenni, ed è contenta così, pare. Questo dicono i numeri. Gli italiani ormai sono profondamente ignoranti, in media. E rincoglioniti.

