Silvia Monti, COSì UGUALE

Lampi di Stampa, Milano, 2008, pagg. 80, euro 09.90
poesia
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In diverse occasioni mi sono occupato della poesia di Silvia Monti e per ognuna lo stesso pensiero: perché non è conosciuta come invece dovrebbe essere? Il secondo libro, "Cosi uguale" appare inaspettatamente per le edizioni di print-on-demand Lampi di Stampa, nella collana Festival curata (bene) da Valentino Ronchi. Qui si conferma (e si amplia) quanto già venne presentato nel libro precedente, "più primavera che paranoia" apparso per le edizioni LietoColle nel 2006.

Molte le consonanze con il libro precedente che in "Cosi uguale" trovano però maggiore respiro: ritrovo la suddivisione in capitoli simile alla track list di un Cd e ritrovo (soprattutto) la lingua di Silvia Monti, la sua poesia sincera: metà canto e metà pagana preghiera.
Leggendo, ecco la passione, la contemplatività, la psicologia, la rilevazione sociale, l'idea di una presunta vena consolatoria e perdonante di Dio (in un dialogo che riprende Caproni); c’è inoltre qualcosa di molto simile alle conseguenze dell'intolleranza che per motivi analoghi colpì il poeta francese Verlaine. Ritrovo Wilde assai contiguo al De Profundis, alla scrittura più intimamente ferita, più emozionante, più drammatica. Ritrovo qualcosa che studia a fondo l'amore e l'odio, il bene e il male, la felicità e il tormento, e l'impossibilità di un'armonia tra le regole, tra le pratiche, tra le ragioni umane; è qualcosa che lotta contro l'infamia e contro le sbarre, questo libro di Ballate della Monti, a riprova che i controllori della legge e della morale erigono mura per paura di un Cristo che veda come gli uomini straziano (gratuitamente)  i propri fratelli, mura erette anche per paura della morale che potrebbero esercitare su sé stessi.  E allora ecco la menzogna, gli artifici e l’amore ma come e dove? non deve sorprendere il fatto che nell’innamoramento (qui anche elegiaco, vedere ad esempio la sezione dedicata al padre: quel giorno) concepito come una lotta, non si configuri mai una soluzione del conflitto tale da porre i contendenti ad uno stesso livello, che equivale poi all’eliminazione degli ostacoli e ad un modo comune di pensare, agire e vivere l’esperienza amorosa. Vi è invece un sottofondo di sconfitta dove è la controparte ad uscirne vittoriosa, controparte che esercita il proprio imperium e dove il distacco appare quasi l’esito, il trionfo. E’ un variante dell’amore, è più una conquista militare, è abbandono o improvvisa e violenta rapina. Il senso è il punto, la ricerca del senso. La Monti mette in dialogo il pop con la poesia più pura ed il risultato non è qualcosa di leggero o “Sanremese” ma un cantico, anche del dolore, che dosato con l’uso direi misurato e controllato della lingua permette di far emergere (ma con pudore, ritrosia) sfumature, cose, mali, attese, rivelazioni.
Cosi uguale è un libro di cui bisogna prendersi davvero cura. Per la domanda posta invece in apertura di scritto, “perché Silvia Monti non è conosciuta come invece dovrebbe essere?” non ho risposte, ma solo una personale (magari pagana) preghiera perché questo accada presto. Lo merita.
 

Fabiano Alborghetti