SOGNI E INCUBI SUI PRESIDENTI AMERICANI
Da sempre si sprecano i luoghi comuni sull'America, in positivo e in negativo.
Se uno volesse approfondire la questione dovrebbe comprarsi una biblioteca intera: tanti sono i libri sull'argomento. Ma tutti, quando si parla di America, si torna sempre con la memoria a quel ragazzo di borgata che era Alberto Sordi nel film Un americano a Roma, quando cede il cibo d'oltroceano al gatto e al sorcio e si avventa sul classico piatto di pastasciutta.
Tuttavia, dopo l'11 settembre, le attenzioni agli Stati Uniti sono cresciuti, e incidono molto di più nella politica e nel dibattito non solo culturale.
"Siamo tutti americani" urlano quelli del partito della Fallaci.
"Il comunismo è la California per tutti", dissero negli anni '90 un gruppo di lavoratori portuali genovesi al rientro da una visita ai colleghi americani.
Ma come si fa ad uscire dai luoghi comuni sull'America, alle soglie di un voto elettorale molto importante per il futuro del pianeta?
Ne abbiamo parlato con uno storico, esperto di cose americane, il professore Matteo Sanfilippo, docente all'Università della Tuscia di Viterbo che ha pubblicato da poco un interessante libro, edito da Cooper e intitolato Sogni, Paure e Presidenti.
Professor Sanfilippo, nel suo libro "i sogni e gli incubi" della storia americana sono mescolati, nel senso che lei dipinge l'America come una terra di contrasti. È imputabile anche a questo l'apparente testa a testa tra Bush e Kerry?
Non credo: in questo caso il testa a testa è probabilmente dovuto allo scarso appealing dei due candidati, persino su un elettorato così ristretto quale quello americano. D'altronde è già accaduto nella precedente sfida tra Bush jr e Gore.
La democrazia americana si basa sulla "ricerca della democrazia" più che sulla sua applicazione, o è soltanto un'idea dei critici più maliziosi?
Tutto sommato gli Stati Uniti hanno meccanismi democratici più efficienti di quelli italiani e forse europei; il problema è che la società avvantaggia soprattutto chi è ricco e chi è inserito (ma in Europa stiamo andando nella stessa direzione).
C'è un capitolo del suo libro, che parla di politica e cultura dalla presidenza Washington fino a quella di Bush jr., dedicato alla paura dell'immigrato, in cui lei descrive il popolo americano come conservatore e individualista alla maniera repubblicana, accennando al fatto che importanti presidenti democratici come Roosevelt, Kennedy e Clinton sono stati incidentali....
Tutto il pensiero americano si basa su queste coordinate e non sono neanche sicuro che si possa dire che i tre presidenti appena citati costituiscano delle vere e proprie eccezioni: forse sono solo delle conferme.
La democrazia americana ha realmente un sistema informativo che permette una approfondita, cosciente e libera formazione delle opinioni?
Come in Europa la stampa e la televisione sono controllate da grandi network, però vi sono maggiori impedimenti per chi cerca di cumulare il controllo di media diversi. Inoltre vi è un forte sviluppo di media locali (giornali, radio, televisioni) con una loro autonomia. Infine bisogna considerare lo sviluppo di Internet, anche come sistema informativo. Sfruttando queste possibilità una voce diversa, prendiamo il caso del sito di Michael Moore, può imporsi e dimostrare persino di costituire un buon investimento e infine guadagnare l'accesso ai media maggiori.
La "meravigliosa" America di Jefferson è morta e sepolta. La spinta collettiva dell'era Roosevelt è stata bruciata. La speranza di una sorte progressiva dell'era Kennedy è finita. Quante Americhe positive sono passate? La politica americana sta subendo davvero un forte degrado?
Ma perché l'America di Jefferson dovrebbe essere meravigliosa? È il presidente che con l'acquisto della Louisiana e il bombardamento di Algeri ha posto le premesse dell'imperialismo americano. E perché dovremmo piangere l'era Kennedy, quella per intenderci dell'implicazione massiccia nel Vietnam? Se ci basiamo sui presidenti, non vedo un forte degrado, ma un encefalogramma piatto e fisso. D'altronde lo diceva già lo scrittore Mark Twain: perché un ragazzo intelligente vorrebbe diventare da grande un presidente? Al di là dei presidenti i vari aspetti della cultura statunitense hanno continuato a convivere nei secoli e ad offrire cose positive e cose negative.
Molti americani temono, più che una tirannia, un maggiore scollamento sociale dovuto non più a questioni razziali o culturali, ma meramente economiche. È davvero in gioco anche la Costituzione americana?
Lo scollamento c'è già e probabilmente dal 1783 [fine della guerra e trattato di pace, nda]. Tuttavia la Costituzione è stata scritta, rivista, ampliata, interpretata (in meglio e in peggio). Insomma non mi sembra questo il punto. In una democrazia con meccanismi efficienti non è di certo il dettato costituzionale a essere in pericolo, anche perché nessun partito avrebbe vantaggio a tentare cambiamenti rovinosi.
Chi canta oggi l'America?
Non so che dire. Posso, però, notare che il 20 ottobre 2004 Dj Spooky ha presentato al RomaEuropa Festival il suo progetto Rebirth of a Nation, o che Michael Moore non fa che parlare di una vera America tradita da quelli che come i due Bush si sarebbero venduti agli arabi. E sono solo due esempi presi a caso.
In questi giorni i media italiani hanno dato la notizia che fino al 2 novembre è proibito il passaggio pubblico tv del film di Michael Moore, mentre un grande network passerà il documentario sul Vietnam, fatto contro Kerry. Possibile?
Non è proibito il film di Moore, è che nessun gran network vede alcun vantaggio a farlo passare: sono evidentemente già convinti che vincerà Bush e non vogliono crearsi inimicizie inutili. Non mi sembra una scelta implausibile, tanto più che Kerry sembra un candidato piuttosto rinunciatario e i democratici non così vogliosi di prendersi una presidenza che comporta la gestione della guerra nel Medio Oriente.


