Sotto il cielo di Napoli
È una vera impresa fare chiarezza su quel che sta accadendo in Campania intorno e sotto ai rifiuti: mi rendo conto che, confrontando le notizie ANSA, gli articoli dei quotidiani locali, i titoli dei nazionali e le voci, incontrollate, che girano fra i cittadini e sulla rete, si ha davanti l’immagine dell’apocalisse.
Un’apocalisse annunciata, prevedibile.
Qual è oggi la situazione in città, ad esempio? Qualcuno rimuove ogni tanto la spazzatura: il centro non è sgombro – parola grossa – ma un minimo di controllo nelle strade principali viene effettuato, ovvero i cumuli non impediscono la circolazione viaria, come un mese fa quando la gente esasperata ha in alcune strade rivoltato i contenitori bloccando auto e autobus. Ma ci sono.
Invece, non appena si svolta dentro un vicolo o si raggiunge la periferia ecco che le montagne riappaiono. E più si va verso l’hinterland e verso il casertano più le masse aumentano, diventano lenzuoli e tappeti.
Si è, di recente, iniziato a parlare della nuova collocazione dei termovalorizzatori che, prima o poi, qualcuno vorrebbe costruire: la voce che gira è che l’ex Ilva di Bagnoli, cioè lo spazio tolto all’Italsider, la spiaggia dove ora si tengono concerti estivi in attesa della fantomatica riqualificazione turistica dell’area, uno dei panorami più belli di Napoli, sarà una delle sedi designate.
Tolta l’acciaieria per dare spazio alla munnezza?
A Chiaiano, dove abitano numerosi amici, il presidio armato dell’esercito si è spostato nelle cave dove si stanno facendo i carotaggi. Sotto Chiaiano c’è la falda acquifera che fornisce il territorio densamente abitato e gli ospedali vicinissimi (il polo medico più grande del Sud Italia, l’unico riferimento per diverse regioni): la folla in strada si è spostata attorno alle cave. La camorra organizza disservizi, proteste, paga agitatori, ma è anche vero che molti abitanti di Chiaiano stanno protestando in proprio e con competenza, chiedendo una discarica di secco e non di umido per ridurre i danni dovuti alla vicinanza e alle infiltrazioni. Questo aspetto della questione non arriva ai mezzi di comunicazione: perché gli abitanti sono agitati, perché c’è confusione, perché nella confusione tante persone guadagnano, inclusa la camorra.
Nel frattempo i giudici iniziano a spiccare mandati di arresto, il nuovo governo vuole fare giustizia da sé, i governanti di sinistra campani stanno zitti perché ne hanno combinate davvero troppe e la verità, silenziosa, scompare, si dissolve nel rumore.
La verità è che i tumori stanno aumentando, le allergie, le malattie virali nelle scuole, con il caldo stanno venendo fuori (già dallo scorso anno) blatte volanti e i topi circolano a frotte. Berlusconi viene a trovarci spesso e l’ironia si spreca (la porterà via con sé, la spazzatura?), sono ripartiti i treni per la Germania e in tv tutti hanno visto i reporter tedeschi scattare foto alla munnezza – non differenziata – made in Italy.
Nel frattempo, gli alberghi in città si svuotano – anche se un po’ di turisti ancora si vedono – e sta per partire un costosissimo Festival del Teatro che alla munnezza contrappone l’immagine della cultura: ma la comunicazione non funziona, si giustificano gli organizzatori, perché tutti di Napoli non vogliono sapere alto che munnezza.
Qualcuno dice e scrive che Napoli è la testa di ponte della modernità, che la munnezza è la nostra manifestazione d’arte contemporanea, probabilmente ricordando un celebre romanzo di Don De Lillo di qualche anno fa, Underworld.
Cosa si dovrebbe fare? Non mi stancherò mai di dirlo: per soppiantare un sistema economico e politico che con interesse manovra a discapito di chi si sente cittadino dello Stato – e ne paga le conseguenze – bisogna rieducare almeno quattro generazioni di persone a essere cittadini e non sudditi, italiani e non solo napoletani o individui. E bisogna liberarsi di una classe dirigente e amministrativa (di sinistra come di destra) che in niente differisce da un’organizzazione criminale, fosse anche solo per l’inveterata abitudine al compromesso a scopo di personale lucro.
[9 giugno 2008]

