Stefano Cucchi
È una società violenta la nostra. Gli umani sono violenti. Per questo si associano. Per questo esistono gli Stati. L’obbiettivo è regolare i rapporti e i conflitti sociali. Ma quando sono le istituzioni pubbliche a essere violente?
Stefano Cucchi è morto. Massacrato di botte. Forse sono stati i carabinieri. Il sindacato di polizia penitenziaria Osap sostiene che il giovane sia arrivato a Regina Coeli già massacrato e con un certificato medico che autorizzava la detenzione. Qualche delinquente di Stato ha ridotto alla morte un ragazzo che non poteva difendersi. Qualche vigliacco non parla. Nessuno ha il coraggio di assumersi una certa responsabilità. Salta agli occhi l'ipocrisia dell'accusa di "omicidio preterintenzionale" e non volontario. Uno Stato che offende il suo popolo prima o poi dovrà pagarne le conseguenze.
È intollerabile morire così. Picchiato da chi dovrebbe garantire la “sicurezza”, per strada, nelle piazze, anche in galera. È infame picchiare così. Come a Genova, alla caserma Diaz. Come nel vecchio caso dell’anarchico Franco Serrantini. Come per Emanuele Scieri. Come per altre mille volte che un potere di polizia uccide persone inermi.
Si può morire in guerra. Morire in Afghanistan si può. È tra le cose con cui si deve fare i conti. La guerra è guerra. Ma non si può morire come è morto Stefano Cucchi. Questo è inaccettabile. Casi di questo genere scatenano nelle persone un senso di rivolta. Non si può restare indifferenti a tali nefandezze.
L’Italia è una dittatura sudamericana. In questi casi (e ce ne sono stati tantissimi nel nostro Paese) non c’è differenza tra la penisola e l’Argentina dei desaparecidos.
Aveva un po’ di marjuana per uso personale. L’hanno arrestato per questo. Nel Paese delle puttane, della cocaina, dei trans, della politica schifosa del privilegio e del vizio. Hanno ucciso un trentenne a botte. Lo Stato ha ucciso un suo cittadino. Perché? Non si sa. Forse non lo sapremo mai. In questa nazione schifosa dove impera l’egoismo di massa. Dove la violenza di Stato è legge. Dove l’impunità esiste soltanto per i picchiatori delle forze dell’ordine.
Questo ordine non mi piace. Questo ordine non lo voglio. Ridateci in vita Stefano Cucchi. O sbattete in galera, a calci in culo, quelle bestie vigliacche che l’hanno ucciso. E poi buttate via la chiave.
[31 ottobre 2009]

