Sul confine svizzero

di Salvatore Smedile

Vedo la partita a Morbio, in Svizzera.
Dopo il primo tempo si capisce che ci spetta una lunga tortura.
Alla fine, dopo l'esplosione di gioia generale, mi faccio consigliare sulla strada meno battuta dai tifosi e mi metto sulla via del ritorno.
La vera sorpresa è la dogana di Brogeda occupata da giovani italiani che vogliono far pagare un pedaggio a tutti quelli che vi transitano. Verso mezzanotte aspetto il mio turno senza imprecare. Una vittoria di tale portata varrà bene una banale attesa! Tocca a me: devo passare lentamente sotto una grande bandiera italiana e strombazzare. Un doganiere senza cappello, spettinato e privo della solita espressione, mi guarda e mi fa cenno di andare. È da un'altra parte, con la mente vola nel suo passato e nel suo presente, fiero di appartenere a un'idea che è entrata nella storia. Ogni tanto si preoccupa quel tanto che basta, soltanto per darsi un tono di ufficialità, che il flusso di transito non sia troppo rallentato. Varcato il confine mi dirigo verso casa.
Torino si avvicina e mi chiedo: "Cosa avranno combinato in città? C'è stata tanta Juve stasera: l'errore di Trezegol, la testata di Zizou, le parate di Buffon, la compiutezza di Cannavaro, la spinta di Zambrotta, l'umiltà di Del Piero, il capezzale di Pessotto. E poi c'è un'onta da lavare…La B che sarà difficile evitare."
Verso le 2 decido di passare da alcuni quartieri di barriera per respirare l'aria che tira. Ormai il più è fatto. Ognuno si porta una conquista dentro il cuore, in un posto tutto suo dove riposa e alimenta nuovi sogni di trionfi. Per tastare il terreno, se vedo qualcuno di passaggio, gli suono e spuntano dal nulla gruppi di cani sciolti che vagano per la città in cerca di fratelli con cui esaltarsi.
Alle 3 sono a letto e di tanto in tanto sento dei clacson non ancora stanchi di suonare. Torino dorme e il futuro è già domani.