Tecnologia delle elezioni USA
In vista delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, vogliamo cercare di capire come la comunicazione muova interessi, voti e determini le opinioni di tanti americani elettori. Ne abbiamo parlato con il professor Mattia Miani, docente di Teorie e Tecniche della Comunicazione Pubblica all’Università di Ferrara, e autore di saggi e ricerche su nuove tecnologie e società, tra cui La comunicazione politica in Internet (Luca Sossella Editore, Roma 2003).
Potrebbe spiegarci come vengono utilizzate le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione dai due candidati – Obama e McCain – alle prossime Presidenziali USA?
Nel 2000 si prediceva che il 2008 sarebbe stato l’anno della televisione digitale. Come al solito i futurologi hanno sbagliato. La campagna elettorale per la presidenza è semmai stata caratterizzata dalla scoperta del telefono cellulare (o, meglio, dello smart phone) e delle piattaforme del web 2.0. Quello a cui assistiamo è un’istituzionalizzazione del fenomeno. La rete non fa notizia, come accadeva per ogni piccola mossa on line dei candidati nel 2000 e, in maniera inferiore, nel 2004, perché è semplicemente una parte consolidata dell’armamentario comunicativo del candidato. Il Pew Internet Project ha calcolato che il 46% degli elettori userà la rete per acquisire informazioni su chi votare.
La presenza on line di democratici e repubblicani, di Obama e McCain, è abbastanza uniforme, anche se non mancano le piccole differenze (con McCain che ha proposto una sorta di raccolta punti con tanto di premi ai suoi sostenitori per incentivarne la partecipazione nei forum on line e nella blogsfera). Ciò che cambia sono i numeri. La rete è decisamente tinta di democratico. Il canale YouTube di Obama prima della Convention aveva già oltre 2000 ore di materiali: 1200 video, con 70.000 iscritti e 15 milioni di visualizzazioni contro gli appena 250 video e 12.000 iscritti dell’analogo canale di McCain che è stato visualizzato circa 1 milione di volte. Stessa disparità su FaceBook: il profilo del senatore dell’Illinois può contare su 1.375.000 sostenitori contro i 213.000 che si sono dichiarati nel profilo dell’avversario dell’Arizona.
Può chiarirci il ruolo dei social network e di Internet in generale nella campagna Obama/MacCain per le attività di raccolta di finanziamenti (fundraising)?
Non solo questa campagna elettorale sarà ricordata come la più lunga (non dimentichiamoci che molti candidati sono scesi in campo addirittura a gennaio dello scorso anno), ma anche la più costosa. Il commentatore Phil Noble calcola che complessivamente Democratici e Repubblicani arriveranno a raccogliere oltre 1 miliardo di dollari ciascuno.
Rispetto all’uso di Internet è interessante notare che Obama ha ricevuto on line soprattutto piccole donazioni, ma da una platea impressionante di sostenitori. Tra on line e off line oltre 1,7 milioni di persone hanno messo mano al portafoglio per Obama. La legge elettorale americana impone un limite all’ammontare che un individuo può donare a un candidato in un anno solare e con queste donazioni la maggior parte dei sostenitori non ha ancora raggiunto tale limite. Questo significa che Obama nella parte finale della campagna potrà contare su un importante flusso di riserve se riuscirà a convincere anche solo parte dei suoi donatori on line a rimettere mano alla carta di credito.
Obama è in vantaggio su McCain nelle donazioni anche grazie alla rete. Anche qui i numeri sono impressionanti: 50 milioni di dollari raccolti nel solo mese di luglio 2008, 390 milioni raccolti dall’inizio della scesa in campo e oltre 60 milioni di dollari in mano. McCain arriva solo alla metà di queste cifre, per ora. Inoltre se per il 96% il denaro di Obama deriva da individui, questa percentuale scende all’81% per McCain.
Qual è in generale lo stato della blogsfera riguardo alla campagna Obama/MacCain?
La blogsfera è attivissima, ma io terrei d’occhio soprattutto un personaggio, Robert Greenwald. È un cineasta indipendente che con la sua Brave New Films ha prodotto e diretto diversi documentari di successo con bersagli del calibro di Fox News e Wal-Mart. Nel 2006 fu il primo regista che riuscì a farsi finanziare un’intera produzione grazie alle donazioni dei suoi fan (raccolse quasi due milioni di dollari per un documentario su quanti stanno facendo quattrini sulla guerra in Iraq).
Dall’inizio delle primarie l’afflato politico di Greenwald si è trasformato in vero e proprio attivismo, per lo più a sostegno dei democratici. Grazie alle sue competenze di esperto del linguaggio audiovisivo produce periodicamente brevi video per attaccare o contrattaccare gli avversari (il suo grande antagonista è Fox News). Greenwald è solo uno dei tanti esempi del ruolo del video sulla Internet del 2008. Se alle sue produzioni professionali accostiamo la miriade di produttori in erba che popolano YouTube diventa chiaro la televisione non è più la sola fonte di immagini per il pubblico.
Che può dirci in merito alle tecnologie applicate ai cellulari? Sono state utilizzate in questa campagna?
Ancora una volta è la campagna di Obama da tenere d’occhio. Penso che punteranno soprattutto sull’uso della comunicazione mobile per telefoni cellulari di nuova generazione. Hanno apprestato un nuovo sito per questo e hanno raccolto moltissimi contatti riservando a chi si iscriveva sul loro sito (con il numero di cellulare o l’email) la notizia poi data prima della Convention circa la scelta per il vicepresidente. Sono contatti che torneranno molto utili a Novembre.
Per finire, l’uso di tutte le tecnologie di cui abbiamo parlato in questa intervista può portare problemi riguardo al controllo degli utenti?
Rispetto al 2004 e ancora di più rispetto al 2000, in questa campagna i candidati hanno abbandonato lo spazio ristretto dei propri siti per popolare spazi commerciali come YouTube, Facebook, MySpace, e gli altri siti del Web 2.0. In questi spazi gli utenti possono essere facilmente profilati, specie per scopi pubblicitari. Nella cultura politica americana questo non è un problema, i votanti sono abituati a registrarsi pubblicamente a favore di un partito o di un altro. Questa situazione sarebbe molto più problematica nel nostro ordinamento dove l’affiliazione politica è considerata addirittura un dato personale sensibile.
[23 ottobre 2008]


