Terremoto ad Annozero
Nella disputa politico-mediatica che coinvolge Annozero e il suo conduttore Michele Santoro colpisce il silenzio del vertice del Partito democratico, salvo un intervento in serata, alquanto compassato, di Gentiloni. Qualcuno ha parlato a titolo personale: chi per criticare la trasmissione (Enzo Carra), chi per difenderla (Arturo Parisi). Ma nel complesso il Pd non ha avuto molto da dire. Ha lasciato campo libero all'offensiva del centrodestra sulla «Tv della menzogna» (Gasparri). Argomento, quest'ultimo, contestato in modo serio dalla sola Emma Bonino: «Se sono state dette menzogne - sostiene la vicepresidente del Senato - si denunci il fatto alla magistratura. Altrimenti, è un po' vago contestare a Santoro il tono».
In verità sono in molti a considerare «stonata» la puntata di Annozero. È sembrato che l'accanimento contro la Protezione Civile fosse fuori luogo. D'altra parte, come dice Parisi, «le domande erano pertinenti» e non si possono processare «i toni esagerati». Dove è evidente la difficoltà di definire gli spazi e i limiti del servizio pubblico senza comprimere il diritto di cronaca (e anche di commento), ma senza nemmeno mettere la Rai al servizio di una tesi di parte.
Chi difende Santoro, magari senza amarlo (come la Bonino), in fondo cerca di salvaguardare l'idea di un'informazione televisiva non omologata. Come dire, tra le righe: oggi l'omologazione avviene per ragioni giuste (l'efficacia dei soccorsi, la grande commozione della nazione) e Annozero sbaglia; ma non si può escludere che domani la stessa omologazione avvenga per ragioni sbagliate. E dunque è necessario conservare "l'altra campana". Il principio, in stile Voltaire, non fa una grinza. Ma rischia di finire stritolato nella morsa politica. Da un lato chi ha denunciato come «indecente» la trasmissione (il presidente della Camera Fini) pensando agli sforzi quasi sovrumani dei soccorritori. Dall'altro lo schieramento dell'Italia dei Valori e dell'estrema sinistra che fanno quadrato intorno a Santoro per evidenti ragioni politiche.
In mezzo, come si è detto, rare voci. Peraltro il silenzio del Pd, che si può giustificare come segno di rispetto verso gli «approfondimenti» annunciati dal presidente e dal direttore generale della Rai, è singolare sotto il profilo politico. Dà l'impressione che la disputa sia tutta una resa dei conti tra Berlusconi, o Berlusconi-Fini, e Di Pietro. E che non esista una terza posizione ragionevole. Capace di porsi gli interrogativi giusti su come informare gli italiani quando si precipita in una tragedia, evitando la tentazione del conformismo, da un lato, e dell'enfasi autoreferenziale, dall'altro.
Il problema è che è molto difficile, per non dire impossibile, definire «un patto di legalità e di correttezza che garantisca il cittadino contro le trappole della faziosità», come vorrebbe il portavoce del Pdl, Capezzone. È un tentativo di trasferire sul terreno dell'informazione televisiva il clima di compostezza e di coesione nazionale che segna da giorni la scena politica. Ma si tratta di questioni diverse, non sempre riconducibili alla stessa logica.
Comunque sia, per la nuova gestione della Rai si tratta della prima vera grana. Il caso Annozero è una crepa nell'atmosfera solidale del dopo terremoto e non può essere sottovalutato. Diventa il terreno dove si verifica se è plausibile un'informazione corretta, non faziosa, e al tempo stesso indipendente da pressioni o condizionamenti.
[da Il Sole 24 Ore]
[15 aprile 2009]

