Un amore di Portogallo
Per una volta che piango per il calcio, credo sia degno di nota.
Del calcio non so niente, da piccolo rimanevo chiuso in casa, alla finestra a vedere gli altri giocare e l'unica volta che scesi in campo non toccai palla. Per questo non mi chiedete se il Portogallo ha giocato bene questo mondiale, o la partita che ha consentito l'ammissione alla finale.
Mi sono alzato come sempre nel pomeriggio a partita iniziata e ho seguito via internet le cose. Spiando la televisione di sala confesso che mi ha preso una certa agitazione.
Poi la vittoria.
Scendo per strada ed è una festa clamorosa. Sconoscuti a incrociarsi per la strada e a sentirsi una cosa sola.
Certo, avrei preferito essere per le strade di Lisbona a masticare analoghe ebbrezze il 25 di Aprile del 1974, o riconoscere un sentimento collettivo mosso da una politica possibile e per la gente, o che la poesia fosse per strada.... ma per una volta mi scordo volentieri gli orrori del calcio mercato, e mi metto a piangere per le vie della "Baixa Pombalina", e sono felice che il Portogallo abbia vinto, fra le contraddizioni di un paese povero e paradossale, e che si possa sentire una volta tanto unito, attorno agli "idoli del calcio" - come si dice - attorno al rigore battuto da Cristiano Ronaldo (bella creatura madeirense e talentuosa).
Dopo il secondo posto agli europei due anni fa, il Portogallo entra per la prima volta nell'élite delle quattro grandi squadre del mondiale, e io, malgrado me stesso, tifo.
Non so come andrà la prossima partita, ma sarà divertente, con tutti i lusofrancesi in Francia e con l'antipatia da grandeur che la caratterizza, basso luogo comune che recupero volentieri in questi giorni. Ma la vittoria c'è già stata, ed era quella folla strabordante e sinceramente felice per le strade del centro di Lisbona.


