Un amore di Portogallo

Manuele Masini

Per una volta che piango per il calcio, credo sia degno di nota.
Del calcio non so niente, da piccolo rimanevo chiuso in casa, alla finestra a vedere gli altri giocare e l'unica volta che scesi in campo non toccai palla. Per questo non mi chiedete se il Portogallo ha giocato bene questo mondiale, o la partita che ha consentito l'ammissione alla finale.
Mi sono alzato come sempre nel pomeriggio a partita iniziata e ho seguito via internet le cose. Spiando la televisione di sala confesso che mi ha preso una certa agitazione.
Poi la vittoria.
Scendo per strada ed è una festa clamorosa. Sconoscuti a incrociarsi per la strada e a sentirsi una cosa sola.
Certo, avrei preferito essere per le strade di Lisbona a masticare analoghe ebbrezze il 25 di Aprile del 1974, o riconoscere un sentimento collettivo mosso da una politica possibile e per la gente, o che la poesia fosse per strada.... ma per una volta mi scordo volentieri gli orrori del calcio mercato, e mi metto a piangere per le vie della "Baixa Pombalina", e sono felice che il Portogallo abbia vinto, fra le contraddizioni di un paese povero e paradossale, e che si possa sentire una volta tanto unito, attorno agli "idoli del calcio" - come si dice - attorno al rigore battuto da Cristiano Ronaldo (bella creatura madeirense e talentuosa).
Dopo il secondo posto agli europei due anni fa, il Portogallo entra per la prima volta nell'élite delle quattro grandi squadre del mondiale, e io, malgrado me stesso, tifo.
Non so come andrà la prossima partita, ma sarà divertente, con tutti i lusofrancesi in Francia e con l'antipatia da grandeur che la caratterizza, basso luogo comune che recupero volentieri in questi giorni. Ma la vittoria c'è già stata, ed era quella folla strabordante e sinceramente felice per le strade del centro di Lisbona.