Uomo dell'anno
Allora, è notizia: Barack Obama è stato nominato uomo dell’anno 2008. Ma in Italia chi potrebbe ricevere il medesimo onore? Non è una risposta semplice. Andiamo con ordine. Obama l’ha incoronato il Time Magazine, nella sua consueta classifica che offre la copertina al fortunato scelto. Presenza scontata quella del nuovo presidente americano, ma anche irrinunciabile per la forza con la quale la sua narrazione della politica e la sua visione delle cose internazionali si sono imposte agli Stati Uniti, conquistando anche l’attezione del resto del mondo.
Questo riconoscimento è un’ulteriore responsabilità per il prossimo inquilino della Casa Bianca, che se è riuscito a conquistare gli americani, promettendo loro un futuro ambizioso in un momento di grande crisi e incertezza e mostrando la determinazione di chi sa come manovrare la locomotiva su percorsi pericolosi, ora deve però mettere mano concretamente a tutte queste aspettative. La scelta dello staff presidenziale pare all’altezza del compito, e il giusto dosaggio di buon senso, competenza, volontà di cambiamento sono declinati proprio nelle persone scelte per far fronte ai problemi dell’America e del mondo. Da gennaio arriverà il bello: le prime scelte, le prime azioni determineranno la risposta alle questioni impellenti e il mantenimento delle promesse di contrasto alla crisi e del mutamento della faccia cattiva dell’America, o il loro contrario.
Certamente, per un presidente uscente come Bush jr., che se ne va con le immagini di un giornalista che gli tira dietro le scarpe (in una rappresentazione della vera miseria, morale e materiale, in cui gli Usa hanno cacciato l’Irak), ogni comportamento di autorevolezza della Casa Bianca sarà una gioia, in confronto ai diktat militareschi di questi anni.
La copertina del Time, comunque, non è un valore in sé. Lo scorso anno, infatti, fu scelto Putin come uomo dell’anno, mentre lustri fa Kissinger. Quindi raggiungere la copertina del settimanale più popolare del mondo non significa che l’uomo dell’anno sia un benefattore o persona eticamente irreprensibile. Benvenuto Obama, comunque, per tutta l’energia positiva del suo impegno.
E in Italia? Dicevamo che la risposta non è semplice. Ovunque ci si giri c’è qualcosa che non va, ogni personaggio sul quale ci si sofferma ha sgradevolezze e mancanze che lo trascinano in basso. Veltroni era stato coraggioso, ma è durata davvero il tempo di un budino inchiodato al muro. Così, alla fine, viene fuori dal mucchio, per limpidità di ragionamento, per sintesi storica, per efficacia politica e di opinione, il presidente della Camera dei Deputati. Sì, Gianfranco Fini ci pare la persona più degna, che ha espresso tre concetti fondamentali in uno stato libero e repubblicano: il riconoscimento della Resistenza come base dell’avvio della ripresa democratica italiana; il valore della laicità dello stato e la difesa di scelte private della persona, al di là dei diktat temporali della chiesa cattolica; il riconoscimento dell’infamia delle leggi razziali contro gli ebrei e la semplice constatazione che, formalmente, il Vaticano non mostrò tutto quel disaccordo che pare mostrare oggi, ad esempio, contro questioni come quella di Eluana o quella degli omosessuali.
Tempo fa, Altan aveva disegnato una vignetta con uno dei suoi omini, inginocchiato, con le mani giunte e lo sguardo rivolto al cielo. Diceva: “Signore, fa’ che io continui a essere di sinistra”.
[18 dicembre 2008]

