USA: fino all'ultimo voto

Claudio Serni intervista Nadia Urbinati

Nella società americana, quanto l’opinione pubblica è espressione della società civile?
Difficile fare una distinzione cosí precisa. Nella società democratica l’opinione pubblica è uno sviluppo della società civile.
All’indomani delle elezioni, cosa cambierà negli Stati Uniti se vincerà Obama o se vincerà McCain?
Se vincerà Obama, alcune cose cambieranno. Non si potrà evitare di mettere mano al sistema sanitario; si dovrá intervenire sui mutui e diminuire la pressione fiscale per i redditi più bassi, come promesso durante la campagna. Se vincerà McCain non cambierà sostanzialmente niente, infatti non ha fatto proposte concrete di riforma, si è limitato a criticare quelle di Obama.
Le primarie, soprattutto in ambito democratico, hanno registrato un’ottima partecipazione. Secondo lei, professoressa, alla base di questo successo c’è un risveglio civile o il semplice interesse per uno spettacolo ben confezionato?
No, non è una questione di spettacolo. Obama rappresenta il nuovo senza derive populiste. Si registra una mobilitazione, tra accademici, giovani e classi povere afroamericane, che non ha precedenti, se non negli anni Sessanta. Non è un fenomeno mediatico, ci sono folle che seguono Obama. È una mobilitazione che ha coinvolto moltissimi volontari che hanno fatto campagna elettorale casa per casa, che ha portato un numero impressionante di piccole donazioni che hanno permesso di raggiungere cifre importanti.
I democratici devono comunque tenere la guardia alta, c’è chi vuole che questa marea di persone non vada a votare, e sta ostacolando la partecipazione al voto, come è accaduto in Florida.
Da questo punto di vista, quanto il sistema elettorale americano è sicuro?
Nessun sistema elettorale è sicuro. Negli Stati Uniti non c’è un sistema elettorale unico. Le elezioni sono regolate stato per stato anche se si tratta di elezioni federali. Ogni stato ha quindi i suoi punti fragili sui quali occorre una attenzione alta. Ci sono stati e ci saranno tentativi di brogli, come cancellare gli elettori dalle liste.
Un altro rischio per i democratici è quello dell’astensionismo. L’importante ora per i democratici è far andare la gente a votare. Molti elettori, sicuri della vittoria, potrebbero ritenere superfluo il loro voto, questo sull’onda dei polls che danno tutti Obama come vincente.
A proposito di sondaggi, quanto questi sono attendibili?
La questione fondamentale dei sondaggi che rilevano le preferenze di voto sta nella sincerità delle risposte. Si dice che ci siano molte persone che si vergognano a dire che non voteranno Obama perché nero. Quindi i dati potrebbero essere non attendibili. Il problema è determinare la percentuale di quelli che mentono. Questo lo sapremo solo dopo il voto.
Qual è la sua opinione sui sondaggi commissionati dai network televisivi americani?
I sondaggi sono fatti estremamente bene, le televisioni sono più obiettive delle nostre; tutte le trasmissioni televisive, anche i dibattiti tra i candidati sono fatti molto bene, rispettando i vari punti di vista.
Anche la Fox?
A parte la Fox, che è un po’ come Retequattro in Italia, ma questo è risaputo, anche se non raggiunge mai i livelli di spudoratezza delle televisioni italiane. Infatti, la Fox, pur essendo apertamente schierata, cerca almeno di dare una parvenza di obiettività. In Italia quello che conta è il grado di fedeltà che il canale dimostra, in America, invece, è importante il grado di obiettività che un canale fa percepire agli spettatori. Per questo motivo, anche un network come la Fox, se non cercasse di mascherare la sua partigianeria, non avrebbe il pubblico che ha oggi. È questa la differenze, ed è per questo motivo che oggi in Italia Berlusconi si trova a controllare sei canali.
Berlusconi è considerato un’anomalia…
No, Berlusconi non è un’anomalia, l’anomalia è il sistema politico italiano. Berlusconi fa il suo gioco, sporco, ma il suo gioco. Le colpe di questa situazione sono da ricercare a sinistra la quale quando ha avuto l’opportunità (è stata al governo cinque anni prima dell’ultimo breve governo Prodi) non ha fatto niente per evitare che Berlusconi contrallasse tutta l’informazione.
Esiste – o sarebbe utile esistesse – una distinzione tra opinione pubblica e spazio pubblico?
Certo che esiste ed è necessario che vi sia una distinzione. Lo spazio pubblico è lo spazio della cittadinanza, è lo spazio in cui si trovano anche i servizi pubblici. L’opinione pubblica è parte di questo spazio, è il risultato della voce dei cittadini, formatasi attraverso un agone aperto e pluralista, un pluralismo vero, però, e non di facciata, fatto solo da sigle diverse, a cui concorrono pubblico e privato, come negli Stati Uniti, dove c’è il pubblico, rappresentato dalla PBS, e i network privati. Quindi un’opinione pubblica formatasi in un sistema realmente pluralista. In Italia, purtroppo, l’opinione pubblica è data dal potere della maggioranza.

[3 novembre 2008]