Vado al Grande Fratello
Il mio numero è il 15 giallo e me lo tengo stretto. Ieri sera un amico mi fa: “Si va al Disco Village?”. E io gli dico: “Cos’è?”. E lui mi dice: “Una discoteca. E stasera fanno i provini della selezione ufficiale del Grande Fratello”. Siccome sono sere che me ne sto in casa a vedere Quark e i vecchi film in bianco e nero su Rai Tre, scelti da quel tipo con gli occhiali che si chiama Enrico Ghezzi che quando parla la voce va da una parte e la ghigna con la bocca fa tutto un altro verso, allora ho detto: perché no.
Ora, io in passato avevo scritto della roba sociologica sul programma tv del Grande Fratello, ma appena mi sono trovato lì dentro in quella baraonda della selezione, il cervello si è spappolato da solo: non ci sono pensieri intellettuali che tengano. Così mi sono messo in fila, insieme a circa duecento bimbetti col cappellino e il cavallo dei pantaloni che tocca terra, e ragazze con 12 centimetri di tacco a perdifiato e dei vestiti che se ti viene il raffreddore non ti bastano nemmeno per soffiarti una narice del naso.
Quindi, passando a slalom in mezzo a capelli affogati col gel e martoriato da tutte le ascelle profumate che sembrava di poter scegliere una boccetta in profumeria, ho preso il numerino come quando si va a comprare il prosciutto al supermercato e ho aspettato il mio turno. Come dicevo, avevo il 15 giallo, per cui davanti 100 numeri rossi del primo blocchetto e 14 gialli.
Verso mezzanotte mi ritrovo all’imbocco dell’ingresso e un buttafuori grande come Obelix mi sorride e mi fa cenno di entrare. Mi affibbiano un modulo da compilare, poi un altro. Uno è per sapere se ho voglia di fare la comparsa in qualche film o serial tv, l’altro è quello ufficiale della Endemol. Oltre ai dati personali (nome, indirizzo, ecc.) cominciano le domande impegnative, tipo: misure vita, fianchi, seno. Presumo di non dover rispondere e vado avanti: quanti figli hai? Quali sono i tuoi hobby?
Intanto accanto a me c’è un ragazzo grassissimo con la maglietta celeste che suda e mi chiede cosa deve rispondere alla seguente domanda: perché noi del Grande Fratello dovremmo scegliere proprio te? Lo fisso senza parole, lui mi dice che è lì bloccato da mezzora. Io non lo conosco, non so perché sia lì, non so perché invece di andare all’università o a lavorare o in qualsiasi altro posto abbia deciso di infilarsi qui dentro e aspiri a entrare nella casa del Grande Fratello.
Coordina tutto il patron della ditta Premiere di Prato. Si chiama Giuseppe Veggia, è un tipo simpatico e giovanile. Mi racconta che si è già fatto 60 casting in giro per l’Italia e che domani è a Brindisi. Gli aspiranti sono stati finora 18.000, ma entro il 30 settembre contano di fare altri 20 casting di selezione e arrivare a 25.000 persone “provinate”. La Premiere fa tutte le selezioni ufficiali nazionali, poi in 4 grandi città ci sono gli “open casting” fatti direttamente dagli autori del programma. Giuseppe mi dice che qui in discoteca è vero che ci sono solo ragazzi, ma quando fanno i provini nei centri commerciali si presentano anziani anche di 70 anni, e mentre mi parla comincia a fare ordine dicendo che nella casa ci sono 4 mesi di regole e che alle selezioni bisogna ascoltare le sue indicazioni, e rispettare le regole almeno per 5 minuti. Tanto basta per compilare la scheda (a parte il tipo con la maglia celeste), prendere un altro numero adesivo, appiccicarselo sulla tetta sinistra ed entrare nel gazebo coperto, sedersi, guardare nella telecamera e rispondere alle domande degli esaminatori: perché sei qui? Ami viaggiare? Quando ti guardi allo specchio ti piaci? Hai molti amici? Gli altri ti incuriosiscono?
A me domandano se ho un lavoro, quanti anni ha mio figlio, cosa penso di poter dire nella casa del Grande Fratello. Lo saprei io cosa dire se fossi nella casa del Grande Fratello… Gli dico che passerei tutto il tempo davanti ai vetri specchianti cercando sempre una telecamera, perché lo vorrei dire a tutti, in eurovisione, come Fantozzi, che il Grande Fratello “è una cagata pazzesca!!!”.
Mi guardano come un disperato, come un disadattato in cerca di una via d’uscita da una vita alienata e noiosa. Il fatto è che a guardarmi intorno, anche tutti questi ragazzi più giovani di me, al di là dei tacchi e dei cappellini, non mi paiono tanto più allegri e spensierati di me. Li vedo così determinati, così in tenuta da battaglia del tutto per tutto. Sono caricati a molla, hanno uno scopo più che una passione, un agognato posto al sole più che desideri, bisogno di un palcoscenico più che fantasia. Tutti ridono, molti scrivono nel modulo in un italiano così contorto che verrebbe voglia di abbracciare l’idea dei dialetti leghisti. Alla fine di questa follia televisiva, il 30 settembre, dopo una scelta oculata dieci di loro andranno a ingrassare le casse della Endemol e bruceranno le loro aspirazioni sull’altare della fama modesta, da schermo tv. E poi tutti triturati di nuovo nell’elettrodomestico, fino alla prossima selezione, fino alla prossima discoteca estiva che metterà in scena un esame per essere promosso nella società dello spettacolo, stavolta come giullare invece che come spettatore.
[22 agosto 2009]

