Vai in ferie?

di Sergio Nieri

Mentre chiudo il mio lavoro da impiegato efficiente, necessariamente legato a improcrastinabili scadenze ministeriali, mi aggiro nella città silente gravata dalla tipica aspettativa alto mediterranea della ferie di fine agosto. In giro i volti pallidi, ma anche determinati di quadri, manager, creativi, dipendenti del settore pubblico in piena trance brunettiana che contendono ai crocieristi del nord Europa e degli States tutti i misteriosi vuoti da riempire di un città chiamata al rito delle ferie.
"Dove vai in ferie?" Questa la martellante richiesta circolata nei fusibili della nostra memoria da almeno trenta giorni a questa parte. Normalmente te la fa il tipo mediamente  abbronzato a cavallo di un enorme vespone e un paio di occhialoni neri tirati giù, come una celata medioevale. Dietro di lui una tipa niente male, volto torvo dietro i Ray Ban a specchio, le cosce abbronzate e la consapevolezza di avere il pallino (cioè il compagno estivo d'occasione) in mano. L'idioma è normalmente est europeo, ma anche le italiane non scherzano. Fateci caso, nella società della mortalità coniugale combinata con l'impoverimento progressivo da ceto medio, questo quadretto da cartone animato è pressochè dominante. Delle due l'una, o ti inventi un'estate alternativa  fatta di indignazione sociale e di lotta dura al conformismo ("io al mare? mai") nella imminente prospettiva di un autunno caldo con l'inflazione a due cifre e la produzione industriale in picchiata , oppure "sei di vespone" con la conquista di stagione (può essere una badante in carriera oppure un'intellettuale di Verona, difficile distinguerla dietro i Ray Ban, le labbra sporgenti e le unghiette artificiali da pantera della notte), autentica rivalsa antropologica sulla recessione prossima ventura che svuoterà – a novembre – quel portafoglio a rischio euro. Ora, il conducente del vespone, pressato dalla compagna dal volto aggressivo e dall'umore insofferente, ti ripete la domanda prima di riprendere la strada con un vago sorriso californiano. "Insomma, dove vai in ferie? Perchè non rispondi, hai problemi?"
Tu sei lì, davanti al neo-californiano e vorresti scappare via lontano o magari ritornare in ufficio a portare solidarietà ai colleghi, blindati  dal decreto brunettiano e sbertucciati da un manipolo di pensionati al minimo, oppure scorrere velocemente la lista delle tue amiche per vedere se anche senza vespone... , oppure farti un bagno, oppure accendere la televisione e immaginare una nuotata con la Pellegrini o con la Filippi o un tiro di scherma con la tremontiana Vezzali (detassateci i premi), oppure una romantica giravolta sul tatami con la Quintavalle, oppure un pomeriggio al poligono con la graziosa Cainero, oppure un lungo e rilassante allenamento con il mitico Stefano Baldini, oppure...
"Allora,dove vai in ferie", insiste Easy Rider, questa volta senza punto interrogativo. È a questo punto che nel caldo infernale dell'happy hour di provincia , dopo un feroce scambio di occhiate con l'amazzone in tiro, decidi questa volta di abbattere quell'insopportabile diaframma che divide il lavoratore dipendente dal professionista, il quadro impoverito dal ricco commerciante che "fa il prezzo" e lanci, lucido, il tuo dardo olimpico nel costato del tuo avversario sociale e nel cuore della principessa d'occasione.
"Vado a Pechino, stadio olimpico, gare di atletica, parto domani, raggiungo il gruppo a casa Italia, un invito personale di Petrucci". Il neo-californiano capisce e non capisce, poi sgassa indignato verso il litorale affollato di Rom e di ricconi.
"A Pechino? Ma va.." e scappa via. E tu resti lì, con un succo d'ananas in mano e una medaglia d'oro in tasca, con il volto trasognato e vesponi che ti ronzano intorno, l'onda anomala della Pellegrini nei fusibili della memoria e il ricco medagliere di un Paese allo sfascio.
“Brunetta,vado in ferie. Ne riparliamo a settembre”.
Tutto sommato stiamo vincendo le Olimpiadi. Tibet o non Tibet, c'è un parastato (militari in carriera sportiva) che funziona.
 
[18 agosto 2008]