Vespa, l'infedele

di Alessandro Agostinelli

Non sappiamo se Bruno Vespa abbia mai pensato di fare il giornalista. Forse in gioventù, quando i sogni si mescolano alle velleità… Sicuramente paga la quota annuale all’ordine e certamente nel suo contratto con la Rai sarà menzionato come tale. Tuttavia Bruno Vespa è più assimilabile all’avvocato di parte (o al politico) che al giornalista. Ne ha tutte le caratteristiche: tenta di apparire oggettivo e recita la parte del personaggio corretto che corrisponde alle norme deontologiche del mestiere dell’informazione; è comunque sufficientemente subdolo nel sostenere la tesi del suo padrone senza farsene accorgere smaccatamente. Vespa non informa, ma costruisce un’informazione di parte travestendosi da arbitro.
Sappiamo bene che il giornalismo non è super partes (tantomeno in Italia) e personaggi impegnati come Santoro e pagliacceschi come Fede ce lo dimostrano ogni volta che vanno in onda. Ma sia Fede che Santoro non si nascondono dietro un vestito di imparzialità: dicono e dimostrano quel che pensano, sostengono piuttosto apertamente le loro tesi. Vespa no. Vespa porge sottobanco la sua merce politica contraffatta da equa informazione.
Conosciamo tutti il plastico della casa dove è stato ucciso il piccolo figlio della Franzoni e le infinite chiacchiere oscene e le dietrologie sul pigiamino sporco di sangue. Adesso abbiamo dovuto assistere anche al capitolo finale di Eluana Englaro. E così tra ripetute interviste a suore caritatevoli, tentativi di far dire che è morta perché i medici hanno accelerato il protocollo di accompagnamento alla morte, confessioni di padri “migliori” di Beppino Englaro, interrogatori ai medici per tentare di far valere soltanto la posizione dei cattolici oltranzisti, è andata in onda una retorica della non-vita della Englaro che è l’esatta riprova di come la stragrande maggioranza dei media e trasmissioni di larga audience come Porta a Porta siano omologanti per gli spettatori e fanfara del centrodestra.
Nei prossimi giorni il Parlamento si avvierà a discutere dei problemi legati a un testo di legge per il testamento biologico, con tutti i limiti di un Paese assoggettato a una chiesa.
Intanto Bruno Vespa fa politica o insinua come fosse in tribunale.
 
[10 febbraio 2009]