Vincere o Partecipare?

di Roberto Reale

Non facciamoci ingannare dalle apparenze. Quello che è accaduto in questi giorni a Pechino era totalmente prevedibile. Se le autorità cinesi hanno impedito per alcuni giorni  ai giornalisti giunti nel  villaggio olimpico di accedere ai siti della BBC e di Amnesty,  era sicuramente giusto protestare e chiedere la fine della censura. Quello che non è proprio il caso di fare è invece stupirsi. In fin dei conti i dirigenti comunisti di Pechino, dal 2001 (data di assegnazione dei Giochi) ad oggi,  sono stati di una coerenza encomiabile. Hanno accontentato i loro interlocutori, Comitato Olimpico Internazionale in testa, con qualche generica  promessa di circostanza sui diritti umani ma hanno continuato a fare quello che avevano sempre fatto: censurare e controllare l'informazione utilizzando sofisticate tecnologie di ultima generazione. Non se ne è accorto solo chi non voleva vedere. Cosa ha fatto il Cio il 4 di aprile di quest'anno quando Hu Jia, uno dei dissidenti più noti, è stato condannato a tre anni e mezzo di prigione per aver chiesto che i Giochi si svolgessero in un clima di rispetto dei diritti umani? Assolutamente nulla. La festa è proseguita nell'indifferenza generale con gli organismi sportivi internazionali, le aziende e i governi entusiasti per il prossimo inizio delle Olimpiadi più ricche di sempre, con un giro di affari stimato in oltre 40 miliardi di dollari. Il controllo di Internet è strutturale nel sistema cinese: il Grande Firewall che circonda il paese lavora filtrando i contenuti, oscurando i siti cosiddetti illegali, fa parte integrante degli apparati della sicurezza nazionale. Tecnicamente era sicuramente possibile garantire una sorta di extraterritorialità  per il Web nel villaggio olimpico. Ma si tratta di una scelta politica che Pechino ha compiuto solo dopo essere stata messa, a pochi giorni dall'inizio dei Giochi,  con le spalle al muro e in un modo che è sempre comunque selettivo. Loro ragionano in modo lineare: all'interno del territorio cinese dicono vanno rispettate le leggi cinesi.  E poi non va dimenticato che, quando qualcuno dall'estero si permette qualche obiezione, subito il regime risponde che si tratta di un interferenza negli affari interni del paese. Sta accadendo anche in queste ore. Per questo l'unica risposta possibile sta nel non cedere a questa visione delle cose, ma nel far circolare le notizie, far conoscere al mondo quanto accade ai dissidenti, a chi reclama un po' di libertà. Solo un'opinione pubblica mondiale informata e avvertita può interferire con piena legittimità ed efficacia e arrivare dove i compromessi e gli affari di governi e multinazionali non giungeranno mai. Così, oltre a preoccuparci dei giornalisti occidentali nel villaggio olimpico, dovremmo allargare lo sguardo. 
Quanti sanno chi è Liu Shaokun? Da noi è un nome quasi sconosciuto. Il consiglio è allora quello di leggere il quotidiano britannico ' Guardian' (http://www.guardian.co.uk/ world/2008/jul/31/china. chinaearthquake). Liu è un insegnante della martoriata provincia cinese del Sichuan. Profondamente turbato dall'inopinato crollo di molti edifici scolastici, nei giorni successivi al terremoto ha fatto molte foto e le ha messe sul Web. Voleva documentare una incontrovertibile ma scomoda verità: le scuole erano collassate su se stesse mentre i palazzi intorno erano rimasti in piedi. La cosa non è per nulla piaciuta alle autorità che hanno adottato la linea del risarcimento alle famiglie delle migliaia di studenti periti nel sisma. Con un procedimento amministrativo, in poche parola senza processo e senza la possibilità di fare appello, Liu è stato prelevato dalla polizia e condannato a un anno di lavori forzati in un campo di rieducazione con l'accusa di "istigazione al disordine sociale". L'arresto è avvenuto il 25 giugno ma la moglie ha ricevuto un minimo di informazione solo un mese dopo.  I corrispondenti del Guardian hanno provato a contattare le autorità locali  ma è stato loro risposto che non avevano notizia di un caso del genere. Solo la Reuters ha avuto qualche conferma da un funzionario della scuola dove Liu lavorava. Fra una settimana in un paese dove accadono fatti del genere cominceranno le Olimpiadi. C'è da chiedersi che senso abbia a questo punto definirle (come inesorabilmente faranno in molti) una Grande festa dello Sport.
(fonte: Information Safety & Freedom) 
[2 agosto 2008]