Votare a Berlino
Io abito a Berlino.
Sono passati più di dieci giorni da quando ho votato per le politiche italiane, da quando nella buca delle lettere ho trovato una grande busta proveniente dall’Ambasciata d’Italia della capitale tedesca.
Tutte le volte che vedo una busta dell’Ambasciata d’Italia nella buca delle lettere mi ricordo un po’ di essere italiano. Ma solo per poco, perché quando la apro è sempre piena di noiosissimi fogli esplicativi relativi ad altrettanti fogli che ti ricordano di comunicare cambi di residenza, ti informano su orari di ufficio o ti spiegano come rifare carte d’identità scadute: la burocrazia.
Comunque, quel nome istituzionale stampato sulla busta mi trasmette sempre la sua autorità e m’illude ancora della sua importante ufficialità diplomatica. Ma quella sigla, a Berlino, mi attira in modo particolare per il nome della via dove si trova l’ambasciata: Hiroschima Strasse.
Pur riportandomi alla memoria le tristi vicende storiche legate alla città giapponese, oggi quella scritta mi ha condotto in Oriente, verso stagni di salici piangenti e ninfee… La busta che è arrivata nella mia casa berlinese, infatti, contiene le schede elettorali per votare!
Il 13 aprile i miei connazionali voteranno in Italia. Io voto oggi, 2 aprile, e avrei tempo fino all’8 di aprile per crociare le mie due preferenze (una al Senato e una alla Camera) piegare le schede, metterle nella busta affrancata, chiuderla e rispedirla nella Hiroschima Strasse. E così faccio: salgo in casa, dispiego le buste elettorali sul tavolo, prendo una bella penna bic nera, crocio i simboli, ripiego le schede, le metto nella busta e la chiudo. Poi esco e mi dirigo verso la prima buca delle lettere all’angolo della mia via. Sono passati 3 minuti da quando ho votato. Fra due ore la busta uscirà dalla buca delle lettere e fra meno di un giorno sarà già arrivata “nell’Oriente italo-berlinese” di Hiroschima Strasse.
Rientro in casa e guardo fuori dalla finestra, gli alberi sono ancora spogli e penso a Marco, Rossella, Consuelo, Gianni, Antonio e ai tanti amici calabresi che abitano a Firenze e anche quest’anno non avranno voglia di farsi quindici ore di treno per tornare a Catanzaro a mettere due croci su due simboli, e mi chiedo perché sia così semplice votare a Berlino e non a Catanzaro o a Firenze. Mi chiedo perché non sia possibile poter votare tutti in maniera più semplice e veloce: per posta.
Non credo ci sarebbe molta differenza di brogli rispetto al voto nelle cabine dei seggi elettorali allestiti nelle Scuole italiane. Ma forse noi italiani siamo ricchi e ci piace spendere. Forse ci piace questa rappresentazione teatrale della politica con scrutatori e rappresentanti di lista armati, una parte con l’altra.
[12 aprile 2008]


