Votare il Referendum

di Francesco Paola

In Italia sono anni che si pensa soltanto a breve termine e la mancanza di progetti introduce elementi di instabilità sempre maggiori. Servirebbero rinnovate forme di patriottismo costituzionale, a difesa della democrazia e della Repubblica italiane. Servirebbe un’Europa autorevole e allargata a Israele e alla Turchia, realmente unita e senza confini, che sapesse assumere le proprie decisioni avendo i principi della Convenzione Europea per diritti fondamentali come punto di riferimento essenziale. In tempi di pesante crisi dell’economia e della democrazia la fragile società europea va tenuta insieme con aperture a tutto campo. Purtroppo ristretti gruppi politico affaristici hanno assunto posizioni di dominanza nel nostro Paese e ne determinano le scelte: nominano i parlamentari, occupano le cariche pubbliche, si auto liquidano scandalosi fondi elettorali, privi di alcun controllo. Nel frattempo, nella nostra società, si diffondono paure, odi e pregiudizi.
Nella classifica di Transparency International (l’organizzazione che misura il livello di corruzione su scala internazionale) l’Italia si trova ormai al 55esimo posto. Rispetto allo scorso anno la situazione è ulteriormente peggiorata, di 14 posti, ed è ancora destinata a peggiorare. L'Italia è un Paese da troppo tempo bloccato, e i suoi figli migliori sono spesso costretti a emigrare o a rassegnarsi all'emarginazione.
Interessi molto pratici e molto concreti si oppongono al Referendum, è uno spettro che si agita per tanti ristretti gruppi di potere, ma le rendite di posizione e i costi per la democrazia che derivano dal mantenimento di certe oligarchie sono ormai insostenibili. I poteri giurisdizionali vengono minati ed esistono aree sempre più estese di acquiescenza e conformismo. Si percepisce un disegno, forse anche premeditato, teso alla progressiva disarticolazione costituzionale della Repubblica, e all’abbassamento dei diritti civili fondamentali. Di questo non si ha notizia sui media, perché anche la mancanza di una legge per la soluzione dei conflitti di interesse determina situazioni gravi e incontrollate.
La questione di una legge elettorale che riduca la frammentazione e il ricatto di questi gruppi di potere è perciò fondamentale e il Referendum, pur nei suoi limiti, è necessario perché il cittadino possa aiutare a svecchiare il Paese, dato che le attuali oligarchie politiche sono incapaci di autoriformare se stesse, cioè di mettere mano a una riforma che riduca potere e privilegi per il sistema politico.
Il Referendum potrebbe arginare a destra le spinte razziste ormai tremende, e può contribuire alla costituzione di un partito moderato espressione della cultura del Partito Popolare Europeo. A sinistra potrà contribuire finalmente a innescare discussioni costruttive all’interno del Partito Democratico, che lo rendano soggetto competitivo, con una classe dirigente più autorevole e forte e più convinta di quanto sia essenziale la battaglia per la soluzione dei conflitti di interesse per l’attuazione del principio di uguaglianza.
Ormai questioni e libertà essenziali sono interdipendenti; democrazia ed economia avanzano o arretrano insieme. Una legge elettorale che riduca l’area della frammentazione politica e delle rendite di posizione parassitarie potrà innescare un circolo virtuoso e introdurre un più elevato tasso di legalità nel sistema. La partecipazione e il SI al Referendum potrà aiutare il Paese a uscire dalla stagnazione, dal degrado e dalla frammentazione attuali. In questo Referendum, occorre perciò mettere da parte i tatticismi e dire SI, perché è illusorio pensare che un sistema degenerato possa maturare da solo. Perciò è utile votare al Referendum, anche per tutti coloro che hanno a cuore la legalità e la tenuta della Repubblica, il suo prestigio internazionale, e per le piccole e medie imprese che hanno bisogno, prima di tutto, di regole certe e chiare che le proteggano dagli abusi, per poter competere in Italia e all’estero.
Qualche irresponsabile sostiene che gli equilibri politici sarebbero rafforzati dal Referendum. È falso, perché chi lo sostiene è proprio chi intende proseguire a lucrare sui privilegi aberranti che la situazione attuale consente. Se il Referendum non raggiungesse il suo obiettivo, innescando così le necessarie e indispensabili  riforme, ci attenderanno anni di ulteriore immobilismo. Ma la democrazia non può essere rassegnazione all’esistente.
 
[4 giugno 2009]