Voto vince, voto perde

di Marco Giaconi

Le elezioni regionali, ora che scrivo, alle 23, sono chiare nei loro risultati, anche se alcuni seggi importanti sono ancora in forse. Il Partito Democratico ha preso, a quello che vedo, circa il 2% in più sul piano nazionale rispetto alle ultime europee. Circa il 40% degli aventi diritto, tra gli elettori, non è andato a votare. Il Cavaliere di Arcore ha raccolto una parte del 24% degli elettori che sono “floating”, vaganti, e tendenzialmente governativi o di centro-destra. Ma non ha fatto il pieno, come altre volte. C’è un 18% di non-votanti cronici, che nessuno porterà a aderire ai “ludi cartacei” di mussoliniana memoria. E, poi, La vittoria della Lega Nord cambia tutto, al Nord ma anche in alcune aree del Centro. La Lega di Bossi è un fenomeno del tutto nuovo. È la “parabola del voto bianco”, come diceva in un suo vecchio libro Ilvo Diamanti, ma è anche la riscoperta di una militanza che odora di Prima Repubblica. La Lega Nord è una agenzia di socializzazione, in una fase storica italiana in cui i cittadini, soprattutto i giovani e gli anziani, le due polarità in espansione demografica e sociale, non hanno nessuno con cui parlare. Sia sul territorio che sul piano nazionale.
Una quota di stress sociale potrà essere raccolta, in area PDL, dalla “destra sociale” che forma ormai l’asse dell’area finiana del Popolo della Libertà. Ma l’area ex-Forza Italia del PDL non mostra di avere radicamento sociale serio, se non attraverso la macchina propagandistica di Silvio Berlusconi. Con tutta la bravura del Cavaliere nel parlare ad una certa frazione dell’elettorato nazionale, il “metterci la faccia” del Cav. sarà sempre meno efficace. E dove andrà, la frazione Forza-Italia, se avrà il Nord egemonizzato dalla Lega Nord, il Sud legato alla macchina identitaria della vecchia Alleanza Nazionale, con una quota pugliese che ormai è strettamente collegata ad un progetto nazionale di “riforma” della sinistra?
Emma Bonino ha fatto un quasi-miracolo. Una situazione tragica, con Emma che ha evidentemente tenuto una bella fetta di elettorato cattolico di base, mentre la Polverini è stata efficace nel riprendere la china dopo il disastro, immagino creato ad arte, dei “panini” di Milioni. In tutti e due i casi, a Roma, abbiamo a che fare con due candidate donne, non legate direttamente ai loro schieramenti di riferimento, che hanno dovuto gestire rivolte, tacite o da commedia all’italiana come nel caso dei panini di Alfredo Milioni, e che hanno elaborato una tecnica di comunicazione spesso in differita rispetto sia al PD che al PDL. Immagino che Scopelliti in Calabria e la Polverini nel Lazio, figure legate a Gianfranco Fini, creeranno un diverso equilibrio tra il Presidente della Camera e Silvio Berlusconi. Caldoro, in Campania, ha raggranellato i voti di una faccia pulita come quella del candidato PDL e quelli derivanti dalla stanchezza di una quota di elettori del PD che non volevano il Sindaco di Salerno, per rivalità interne o per valutazioni di carattere personale.
È probabile che quella che The Economist ha definito la “classe media invisibile” diverrà essenziale per la definizione del centro, del mitico “centro” che ancora tutte le forze politiche leggono come se fosse un blocco unico e politicamente mediano.
La Lega Nord sarà il partito che, divenendo essenziale per il governo, farà il prezzo della sua partecipazione. La sezione di AN dentro il PDL avrà dimostrato di essere sia fedele e leale che determinante, anche in condizioni estremamente difficili. Il settore del PDL collegato direttamente alla vecchia Forza Italia avrà sempre meno radicamento territoriale. Cota, in Piemonte, acquisisce i successi dei militanti operai della Lega, che stavano davanti alla FIAT quando quelli del PD se ne erano dimenticati. Il successo delle liste di Beppe Grillo, le “Cinque Stelle”, soprattutto in Piemonte, oscura perfino il bacino elettorale dell’IDV di Antonio di Pietro. E ha favorito il sorpasso di Cota sulla Bresso, che paga il prezzo di una tensione, interna al PD, tra Chiamparino e le altre frazioni del vecchio partito della sinistra. In Emilia-Romagna, Toscana, Umbria il PD si sta trasformando in quella “lega appenninica” che Geminello Alvi già preconizzava anni fa. Ma qui il PD fa la “Lega”: è un partito del territorio, che gestisce la tutela dei ceti marginali e la mediazione tra le classi sociali.
 
[30 marzo 2010]