Woodcock
Ma che grande confusione intorno al Pm Woodcock e alle sue inchieste.E che acredine. Al punto tale da risultare sospetta. Significativo lo zelo (in eccesso) del neo ministro Mastella che nel breve volgere di un mese, da quando ha assunto la titolarità del dicastero nella sorpresa generale, ha liquidato macro argomenti di civiltà giuridica, quali l'amnistia, la (contro) riforma dell'ordinamento giudiziario e ora l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche come altrettanti apriscatole di un confronto politico sulla giustizia che stenta a decollare. Anzi, che non decolla per niente. D'accordo che l'uso bulimico delle intercettazioni tradisce la necessità di accertare responsabilità individuali e associative in tempi rapidi, prima che il corpo del reato si dissolva e l'associazione a delinquere provveda scientificamente a inquinare le prove materiali del delitto, personale o patrimoniale che sia. Ma è altrettanto vero, i casi Fiorani, Fazio, Moggi, Vittorio Emanuele lo dimostrano, che il mezzo di ricerca della prova (telefonica o telematica che sia) oggi "segue" la natura complessa della frode, fatta di collusioni, condizionamenti personali e di gruppo, quando non di concussioni sessuali, prima che di veri e propri passaggi di denaro come avveniva nei primi anni 90. Ne scaturisce lo squallore del compromesso a tutto tondo, eletto a regola parallela di sistema, per affermare una scalata finanziaria, piazzare una partita di videopoker, condizionare il sistema arbitrale "del campionato più bello del mondo". Di questo si sono occupate Procure che hanno preferito acquisire mezzi di prova, piuttosto che raccogliere "elogi" interessati per il loro riserbo. Su questo si impegna spesso e volentieri il Pm Woodcock, regolarmente accusato di protagonismo solo perchè dalle sue inchieste emerge un quadro assolutamente inquietante del rapporto fra potere economico, politica, denaro e mezzi di informazione. Questa, purtroppo, non è l'Italia dipinta da Woodcock, ma l'Italia reale, dove viviamo oggi.

