Yang Yi, Un mattino oltre il tempo

Fazi editore, Roma, 2010, p. 204, € 18,50
narrativa
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4 giugno. Il massacro di Piazza Tien'anmen. 1989. L'anno del crollo. Simbolicamente ne rappresenta il crollo delle illusioni.
Haoyuan e Zhiqiang, due giovani, provenienti dalla povertà della campagna, credono nella svolta. Forti dei propri ideali, investono ogni sforzo nello studio, cercando la possibilità di riscatto nell'ammissione all'Università.
Una volta accettati all'Università di Qinhan di Qindu, la loro vita, dettata dalla semplicità, subisce un profondo cambiamento, l'innocenza del proprio approccio con il mondo si modifica rapidamente, guidati dal professor Gan Lingzhou, frequentano e si uniscono alla lotta studentesca. Le notti invernali passate a urlare in riva al lago, gli accesi dibattiti, le riflessioni, l'impegno e lo scontro, li riempiono di eccitazione. Gli universitari di Qinhan si uniscono a quelli di Pechino. Una maglietta con la cartina della Cina, colorata di rosso, con sopra la scritta, blu come il mare, “I Love You!” all'altezza di Pechino, con la bandiera cinese nella “O”, racchiude tutte le loro aspettative.
Democrazia. Ecco la parola che sintetizza tutti i sogni e le speranze dei giovani, che come Haoyuan e Zhiqiang, si avvicendano per le strade. Convinti del profondo cambiamento che la Cina deve operare nel suo apparato statale, scioperano, rifiutando cibo e acqua. Stremati, sfiniti, doloranti ma con lo sguardo selvaggio che brilla negli occhi, fonte inesauribile di energie, gli studenti credono nella scelta, credono nelle proprie convinzioni, amano il proprio paese.  Proprio nel momento in cui pare che le autorità siano pronte a dialogare con loro, lo sciopero viene sospeso. Ma è la notte a cavallo del 4 giugno e Piazza Tien'anmen si tingerà di sangue.
Ecco che il crollo si fa avanti. Yang Yi, cinese di nascita, giapponese nella scrittura, vincitrice del premo Akutagawa, mai attribuito prima ad un autore non madrelingua giapponese, ci introduce nella storia cinese recente e c'è di più. Siamo nel 1989, un anno che segna il destino di molti stati e della gente comune, in Cina, ma non solo. Pensiamo alla caduta stessa del Muro di Berlino, cosa ha provocato nell'Europa dell'Est, come ha modificato la percezione dell'Ovest, ancora oggi a distanza di vent'anni. Non è solamente l'assetto geografico, politico, economico, o quanto altro, a essere oggetto di cambiamento, ma cerchiamo di rivolgere la nostra attenzione a ciò che subiscono le persone, le semplici persone che vivono lo spazio quotidiano. Chi ha creduto nella possibilità di vivere un socialismo reale, chi ha creduto di poter formare un partito di opposizione, di introdurre la democrazia nel proprio paese, ora vede spazzate via tutte le proprie illusioni, che erano, però, il proprio punto di riferimento, la propria esistenza.
Haoyuan e Zhiqiang sono due giovani in preda allo smarrimento. Diventa, questo, un gioco di identità perdute. In un acceso diverbio, in cui l'egoismo e l'indifferenza degli altri, che non hanno partecipato e condiviso le manifestazioni, si scontrano con l'impotenza, la rabbia e la confusione in cui sono precipitati, emerge la rassegnazione della violenza. Espulsi dall'Università devono scendere a patti con la ferocia della vita e lentamente dalla deriva in qui sono approdati, riacquistano la sensibilità del quotidiano.
Ascoltando una musicassetta di Ozaki Yutaka, prestatagli da Ume, che dice “I love you/Non mi va di ascoltare canzoni tristi adesso/I love you/Siamo scappati così a lungo, e alla fine siamo arrivati in questa stanza...” (p. 109), Haoyuan scopre i propri sentimenti. Ascoltata, con Zhiqiang, nell'oscurità dell'ultima notte in Cina, farà emergere tutto il suo peso profetico. (La stessa Yang Yi si appassiona alla lingua ascoltando le cassette di Matsuda Seiko). Si trasferirà in Giappone dove rincorrerà continuamente il fantasma della propria patria. Ma quale significato ha, ora, la parola patria? “La mia patria […] è il posto dove sono nato e dove un giorno morirò. È la casa accogliente dove vivono mio padre, mia madre e i miei fratelli” (p. 176), dice Haoyuan. Cercherà disperatamente il professor Gan e l'attivista Bai Yinglu, scomparsi dopo i fatti di Tien'anmen. Coinvolgerà tutto se stesso nell'Associazione Compagni Democratici Cinesi.
Anche la fallita raccolta firme, contro l'assegnazione dei Giochi Olimpici alla Cina, previsti per il 2008, ormai ha perso tutta la sua eccezionalità, come tenta di fargli capire sua moglie Ume, “Perchè non vuoi capire che l'epoca della lotta per la democratizzazione è finita eh? Io stessa non ho nulla contro le Olimpiadi in Cina, e sono sicura che anche tu la pensi come me” (p. 158).
Eppure, persino lontano dal proprio paese, nonostante abbia formato una famiglia, Haoyuan non riesce ad abbandonare totalmente le illusioni del passato. Fino a quando non aprirà gli occhi. Solo in un mattino oltre il tempo, “dopo un lasso di tempo indefinito il sole, con fare languido, aveva finalmente cominciato a levarsi. Lasciava avvertire il suo soffio vitale attraverso i grattacieli, annunciando pian piano, fino all'angolo più remoto, la propria esistenza” (p. 154). Improvvisamente ne diviene consapevole. “Era una scena incantevole, proprio come aveva detto il padre di Haoyuan. Incantevole e con un che di diverso rispetto a quanto Haoyuan aveva ammirato quel mattino d'inizio estate del 1989, mentre il treno sfrecciava attraverso l'Altopiano del Loess sotto i raggi del sole nascente” (p. 155). I fantasmi si dissolvono e assumono le sembianze di persone reali. Traumatizzati, logorati e sofferenti, passato e presente si scontrano in campo neutro, in Giappone. Sarà una partenza definitiva, nelle parole di Sakura, a svelare la preziosità custodita nella realtà odierna.

Paola Zoppi