YOANI SANCHEZ
Le parole di Yoani rischiano di far tremare il trono dei fratelli Castro, perché questa ragazza di appena 33 anni lancia critiche ironiche e veritiere da un blog molto frequentato come Generacion Y.
Yoani è laureata in filologia, vive all’Avana, è appassionata di informatica e lavora nella redazione telematica del portale Desde Cuba, rivista indipendente ostacolata dal regime. Il suo blog (www.desdecuba.com/generaciony/) fa discutere perché è controcorrente, si autodefinisce “un blog ispirato a gente come me, con nomi che cominciano o contengono una y greca. Nati nella Cuba degli anni Settanta/Ottanta, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione”.
Yoani nasce a Cuba nel 1975. Si specializza in letteratura spagnola, filologia ispanica e letteratura latinoamericana contemporanea, nel 1995, nonostante un figlio nato nello stesso anno. Dimostra un caratterino niente male discutendo una tesi “incendiaria” dal titolo Parole sotto pressione. Uno studio sulla letteratura della dittatura in Latinoamerica. Yoani termina l’università, comprende che il mondo degli intellettuali e dell’alta cultura non fa per lei, ma soprattutto non ha la minima intenzione di fare la filologa. Nel 2000 si impiega presso la Editorial Gente Nueva e si convince - come la maggior parte dei cubani - che con il salario di Stato non può mantenere una famiglia. Decide di continuare il lavoro statale ma comincia a dare lezioni (illegali) di spagnolo ai turisti tedeschi che visitano L’Avana. In quel periodo (ma ancora oggi) molti ingegneri preferivano guidare un taxi che fare il loro mestiere, mentre alcune maestre cercavano di lavorare negli alberghi e nei negozi per turisti.
Nel 2002 Yoani decide di emigrare in Svizzera, ma nel 2004 torna in patria, forse per nostalgia, anche se amici e familiari le sconsigliano il rientro. Scopre la professione informatica, si rende conto che il codice binario è più trasparente di quello intellettuale e spera di avere maggior fortuna con il linguaggio html di quanta ne ha avuta con il latino. Nel 2004 fonda insieme a un gruppo di cubani la rivista di cultura e dibattito Consenso. Tre anni dopo lavora come webmaster, articolista e editorialista del portale Desde Cuba. Nell’aprile 2007 comincia l’avventura del Blog Generacion Y, definito come “un esercizio di codardia”, perché è uno spazio telematico dove può dire quello che è vietato sostenere nella vita di tutti i giorni. Yoani vive all’Avana insieme al giornalista Reinaldo Escobar, con il quale divide la sua vita da quindici anni, e adesso può dirsi più informatica che filologa.
Yoani Sánchez è un’eroina della nuova Cuba, esponente di una generazione Y che può dar vita a un nuovo esercito ribelle del cyberspazio, senza bisogno di nascondersi tra le montagne della Sierra Maestra. La guerra delle idee può dare buoni frutti, perché i dittatori temono chi pensa con la propria testa, ma non possono rinchiudere le idee in una galera.
Riguardo miti, mitomani e altre affabulazioni
di Yoani Sánchez
[Brano tratto da Aldabonazo en Tocadero 162, raccolta di scritti in memoria di Lezama Lima, a cura di William Navarrete e Regina Avila (Aduana Vieja - Spagna, 2008) inedito in Italia]
Alla fine siamo diventati tutti un po’ lezamiani. Si è arreso di fronte all’inquilino di Trocadero 162 persino chi ha letto Paradiso senza provare un piacere infinito ma sperimentando un penoso sacrificio, rimandato in diverse occasioni. Non siamo stati conquistati dalle sue frasi barocche, dalle sue citazioni ricercate o dalla sua erudizione, ma da quei frammenti di immagini nelle quali ci ha lasciati imprigionati per sempre, sostenendo l’identità, il mito e la nostra stessa semplicità.
Quest’isola, bisognosa di invenzioni che sostengano la sua incerta genealogia, il suo breve passato e spesso anche i suoi impresentabili protagonisti, ha trasformato la metafora in realtà. Più che mito, la definirei mitomania nazionale condivisa ed esaltata. Gli ideatori della leggenda nazionale, si sono scontrati con il difficile compito di ricostruire la stirpe spezzata di questo pezzo di terra. Per questo hanno scelto l’invenzione, la fantasia e la fandonia. Non sempre lo hanno fatto per darcela a bere - come nel caso dei politici - ma seguendo un gioco cosciente di reinvenzione e parodia dei grandi miti universali.
La lettura dei testi lezamiani ci rivela che l’intera evocazione è un modo di travisare il passato. La metafora, ottenuta da questa deformazione, sostiene a sua volta i nuovi testi poetici. Quando la base dell’invenzione è per di più fantasiosa e fittizia, l’intera costruzione successiva assume un inconfondibile sapore di apocrifo. Il Maestro lo sapeva bene, prodigo com’era di riferimenti inventati che si sono convertiti in un tormento per chi ha tentato di dimostrarne l’autenticità. La cosmogonia confezionata da Lima in Paradiso, potrebbe riuscire a trasformarsi in un remoto passato di tradizioni e riti, in una fiaba irreale e lontana.
Davanti alla ricca tavola di donna Augusta, adesso la nostra memoria culinaria non può individuare i sapori, riconoscere le ricette e rammentare ciò che ha provato. La stessa famiglia di José Cemí, un coacervo di nazionalità e padrona di uno zuccherificio, al giorno d’oggi sembra tremendamente irreale. In questo modo il mito è diventato fantasia, le allusioni si sono trasformate in romanzo e il lungo cammino di iniziazione poetica del protagonista, si è convertito in un nostalgico percorso tra le cose perdute.
Il passare degli anni ha aumentato il grado di irrealtà che riscontravamo in Paradiso a forza di perdere i riferimenti e di ruotare di centottanta gradi lo scenario dei suoi personaggi. È cambiato persino il modo in cui ci viene presentata la storia - mito nazionale. Tuttavia, la metamorfosi principale è avvenuta dentro di noi, ingenui ascoltatori del seducente autore di leggende, che abbiamo resistito ad accettare le loro affabulazioni.
Se con la sedia a dondolo, il sigaro e l’asma lezamiani, le invenzioni ottenevano un effetto ipnotico, adesso siamo diventati più esigenti. Non sono stati sufficienti a farci assopire lo stile del narratore, le citazioni greche, i riferimenti orientali e le volute di fumo. Abbiamo avuto bisogno dell’allusione imprevista che dicesse “niente di tutto questo è vero, l’ho appena inventato”. Solo una miscela di mito e ironia, credenza e cinismo, ci ha difesi dalla dolorosa fantasia chiamata Cuba.
Il mito ha ceduto il passo davanti alle certezze della burocrazia, alla polverosa quotidianità e alla nostra rinuncia a spiccare il volo. L’affabulazione ha deposto le armi davanti alle parole d’ordine politiche, che facevano appello, sia pure in modo più fastidioso dei racconti, al “lupo dai denti aguzzi” e al bacio del principe che ci aveva svegliati. Ma ogni processo ha il suo “corso delfico”, un consapevole serpente che si morde la coda, e alla fine siamo tornati all’invenzione. Da un po’ di tempo a questa parte siamo di nuovo tremendamente lezamiani.
Dopo aver passato anni ad alleggerire la mitologia nazionale per poterla trasportare più facilmente verso i nuovi luoghi che ci indicavano l’esilio e l’ostracismo, adesso siamo passati ai dettagli, al barocchismo e alla esuberanza. Nonostante questo, il passato non è molto chiaro, non esiste una linea precisa che spieghi la nostra razza, ma un mito frammentato e molteplice che mai potrebbe intitolarsi “Paradiso”.
È tornato anche il fatalismo del Maestro. Come mai se la Anaké arrivò per non andarsene? Decise - contrariamente al flusso migratorio odierno - di stabilirsi qui, procreare tra queste palme e ottenere la cittadinanza in quest’Isola.
Adesso sì che siamo lezamiani. Ci culliamo nella sedia a dondolo, soli, con la respirazione ansimante, la casa che cade a pezzi, la metafora come rifugio e il forzato peregrinare immobile. Vegliamo da qui perché “qualcuno avrebbe dovuto custodire le tombe del cimitero, dove sono sepolti i nostri genitori e i nostri nonni” e alimentare il fuoco della nuova illusione che ci permetterà di reinventare l’Isola.
[Nota esplicativa del curatore e traduttore, Gordiano Lupi]
Aldabonazo en Trocadero 162 è un libro omaggio dedicato al più grande scrittore caraibico del secolo XX. Condivido le parole di Ernesto Hernández Busto che cerca di mettere in chiaro come Lezama Lima avesse compreso che la censura e l’emarginazione tipica del castrismo non potevano avere niente in comune con la vera poesia. Perdemmo la chiave mentre stavamo cercando il castello, scrive Lima a un amico e la metafora della chiave perduta è immune da barocchismi. Lezama Lima - dopo i primi anni di ingenua fede politica - si dissocia dalla rivoluzione cubana. Tutto questo senza entrare nel merito dei problemi di circolazione di Paradiso - primo romanzo omosessuale - in una società machista come quella cubana, che aveva incarcerato gli omosessuali nelle Umap e non digeriva il famigerato capitolo ottavo. Paradiso è un romanzo così complesso da far dire a Cabrera Infante: “Non sono riuscito di andare oltre pagina 15”. Felix Luis Viera assicura: “Ho provato per tre volte a leggere Paradiso, ma solo al terzo tentativo sono riuscito ad apprezzarlo a fondo”. Pure io ho provato a leggere Paradiso ma sono rimasto a metà, anche se un giorno o l’altro lo riprenderò in mano, seguendo la lezione di Felix Luis Viera.
Yoani Sánchez parla di Lima, ma al tempo steso racconta la Cuba delle parole d’ordine, di un quotidiano senza speranza, fatto di fughe e mancanze. La bravura della blogger dissidente sta proprio nel sapere scrivere di letteratura da un punto di vista filologico, senza dimenticare l’appunto polemico e la sterzata ideologica. La chiusura è emblematica perché ferma l’attenzione del lettore sulla nuova illusione che ci permetterà di reinventare l’Isola. È questo il vero motivo per cui da un po’ di tempo a questa parte possiamo dirci tutti lezamiani.
Per apprezzare il brano saggistico - letterario di Yoani Sánchez sono utili alcune notizie su uno scrittore cubano non molto noto in Italia.
José Lezama Lima nasce nel 1910 nel distretto militare di Campamento de Columbia, nei pressi dell’Avana, dove suo padre è colonnello dell’esercito. Si trasferisce all’Avana, consegue la laurea in legge e partecipa alle ribellioni studentesche contro il dittatore Machado. Vive sempre all’Avana, calle Trocadero 162, parte vecchia della capitale, prima con la madre e poi con la moglie, appena tollerato dal regime castrista per le sue posizioni critiche. Lascia Cuba solo per due brevi periodi che lo vedono in Messico (1949) e in Giamaica (1950). Lezama Lima è uno degli scrittori latinoamericani più importanti del Novecento. Poeta, saggista e romanziere, nume tutelare delle lettere cubane, fondatore di una rivista come Verbum e direttore della fondamentale Orígenes. La poesia moderna deve molto a Lima e alla rivistaOrígenes che produce l’antologia Diez poetas cubanos (1948). I problemi di salute tormentano Lima per tutta la vita, obesità e asma anticipano la morte che avviene il 9 agosto 1976.
Lima è scrittore classico e barocco, studioso di Góngora, Platone, dei poeti orfici e dei filosofi gnostici, amante dei libri e della cultura. Non è autore per tutti, soprattutto non è scrittore per chi cerca una trama, una suspense, una storia di facile lettura. Lima è la complessità fatta racconto, abbondanza di barocchismi, periodi lunghissimi e ridondanti, gusto per l’eccesso, ma grande scrittura letteraria. Un Arbasino dei Caraibi, per fare un esempio italiano, ma forse è più calzante il paragone internazionale con Joyce e Proust. La sua opera è piena di chiavi, enigmi, allusioni, parabole e allegorie che alludono alla realtà, non cerca la semplicità, non vuole essere autore di pronto consumo, ma scrive testi da meditare, studiare e approfondire. L’importanza di Lima nella cultura cubana è anche quella del promotore culturale che organizza riviste e riunisce poeti come Gastón Baquero, Cintio Vitier, Eliseo Diego, Virgilio Piñera e Octavio Smith. Lima stringe amicizia con il poeta e sacerdote spagnolo Angel Gaztelú (1914) e questo incontro forma il suo mondo spirituale.
Muerte de Narciso (1937) è la sua prima opera poetica, composta di fascinazioni barocche e mitologiche, poesie ermetiche e visionarie. Le altre opere in poesia sono scritte in uno stile ricco di metafore e pieno di riferimenti a Góngora. I titoli: Enemigo rumor (1941), Aventurassigilosas (1945), Dador (1960) e Fragmentos a su imán (pubblicata postuma nel 1977). Tutti libri inediti in Italia e che sarebbe interessante tradurre e far conoscere al pubblico.
Lima appoggia il primo periodo della rivoluzione cubana, quello dell’entusiasmo e della speranza, ma se ne allontana dopo ripetute disillusioni. Abbandona persino i numerosi incarichi legati al mondo dell’editoria per isolarsi e dedicarsi alla sua opera letteraria. Nel 1964 viene colpito dal grave lutto della morte di sua madre, per questo decide di sposarsi con María Luisa Bautista, la sua segretaria, seguendo il consiglio della mamma.
La narrativa di Lima è ancora più barocca e complessa della poesia.
Nel 1966 pubblica Paradiso, capolavoro indiscusso e lettura irrinunciabile per un cubano che decide di entrare nel mondo delle lettere, romanzo magnificato e presentato da Julio Cortazar. Narrativa dallo stile brillante e barocco, ostica a un primo approccio, ricca di riferimenti culturali complessi e di metafore spesso incomprensibili. Il protagonista è José Cemí, una sorta di personaggio autobiografico che nasconde il suo autore e ne racconta la formazione umana e culturale. Interessante anche la raccolta di saggi La cantidad hechizada (1970), mentre Oppiano Licario è un romanzo incompiuto, pubblicato postumo (1977) che sviluppa la figura di un personaggio comparso in Paradiso.
Lezama Lima è un vero maestro ed è autore capace di influenzare molti scrittori latinoamericani. Il cubano Abilio Estévez, grande narratore contemporaneo che usa barocchismi meno complessi di Lima, è un esempio interessante, basta leggere I palazzi distanti e Tuo è il regno(editi in Italia da Adelphi) per rendersene conto. Severo Sarduy è un altro autore che considera Lima il suo maestro.
Nel 1970 viene pubblicato Poesia Completa, premiato in Spagna con il Maldoror, mentre in Italia Paradiso - edito da Einaudi nel 1995 e ancora reperibile nella collana Gli Struzzi - ottiene il premio per la migliore opera ispanoamericana tradotta in italiano.
In Italia sono reperibili: Paradiso (Einaudi, 2001) e Racconti (Einaudi, 2004). Oppiano Licario è uscito nel 1981 per Editori Riuniti, ma è fuori catalogo. Per approfondimenti: www.lezama.it.
[maggio 2009]


