20 Aprile 2024
Culture Club

Ci lascia Monica Vitti

Monica Vitti, è stata una di quelle attrici che rendono immortale il cinema italiano nel mondo.  Lei, Monica l’indimenticabile, icona che va oltre il tempo, e che negli ultimi venti anni è stata nascosta dalla malattia, nell’oblio. Per lei il cinema e’ sempre stato elisir di vita e anche oggi le restituisce un eterno presente. Sappiamo che la verità è molto più dolorosa: una forma di Alzheimer che l’ha isolata dal mondo e che il marito Roberto Russo – che oggi affida la notizia della sua morte a Walter Veltroni su twitter – ha difeso con
grande rigore e rispetto combattendo contro i “si dice” e le false notizie che a intervalli regolari hanno popolato la rete.
Sappiamo che la morte è avvenuta a Roma, e anche che sua ultima apparizione pubblica è stata 19 anni fa (alla prima di Notre Dame de Paris) e che già negli anni precedenti le sue partecipazioni ad eventi ufficiali si erano rarefatte dopo un ritiro dalle scene che data ormai dal 2001, quando fu ricevuta al Quirinale per i David di Donatello.

Nata Maria Luisa Ceciarelli a Roma, il 3 novembre del 1931, cresciuta in Sicilia prima della guerra a causa del lavoro del padre (ispettore al commercio), innamorata della recitazione fin dall’adolescenza (quando metteva in scena spettacolini casalinghi per distrarre i fratelli dagli orrori delle bombe negli ultimi anni di guerra), si diploma nel 1953 all’Accademia d’arte drammatica sotto la guida di Silvio d’Amico e con un maestro-sodale d’eccezione come Sergio Tofano. Ci sono già  tutti i segni della sua duttilità d’interprete: il primo la spinge in palcoscenico per affrontare grandi ruoli drammatici (Shakespeare, Moliére, “La nemica” di Nicodemi con cui conquista il pubblico), il secondo la porta a liberare la sua verve istrionica nella riuscita serie di commedie ispirate al personaggio del Signor Bonaventura, allora popolarissimo eroe dei fumetti. Intanto si è data un nome d’arte con cui rimpiazzare il nomignolo di “Setti vestini” con cui la
chiamavano amici e familiari per la sua capacità di cambiarsi in fretta e furia come un personaggio di Fregoli. Sceglie un cognome che le ricorda la madre amatissima (Adele Vittiglia) e un nome che le “suona bene” e non va ancora di moda. Debutta al cinema nel ’55 con un piccolo ruolo nell’Adriana Lecouvreur di
Guido Salvini a fianco di mostri sacri come Valentina Cortese, Gabriele Ferzetti e Memo Benassi, ma 5 anni dopo si incarna nella silenziosa musa di Antonioni per il primo dei quattro film che vanno sotto il segno dell’ “incomunicabilità”: L’avventura.

Nei successivi quattro anni diventerà una diva internazionale grazie a titoli indimenticabili come La notte, L’eclisseDeserto rosso, ma l’incontro con Antonioni data già dal 1957 quando presta la voce a Dorian Gray ne Il grido. Tutti i grandi registi internazionali la vogliono anche perché oltre a un volto bellissimo e misterioso sfoggia una voce roca e pastosa che (proprio come Claudia Cardinale negli stessi anni) afferma una diversità dalla scuola tradizionale di dizione. Eppure la cappa della donna misteriosa e algida non fa per lei, proprio come l’immagine di star distante e inconoscibile. Negli stessi anni ’60 si è cimentata più volte con la tv ed ha avuto un riconoscimento speciale con la partecipazione alla tormentata giuria del festival di Cannes del 1968 quando si dimette dal suo ruolo in solidarietà ai contestatori della Nouvelle Vague. E’ in questo momento che decide di dare un taglio alla sua immagine più consolidata e abbraccia l’idea della commedia grazie a Mario Monicelli che la vuole protagonista de La ragazza con la pistola.
Il successo e’ popolare, immediato, contagioso. In pieno ’68, l’emancipazione della timida siciliana Assunta Patanè che insegue fino in Inghilterra l’uomo che l’ha disonorata (Carlo Giuffré) per poi capire che si può essere libere e onorate anche senza passare per il delitto d’onore, fa rumore e il regista estrae dalla Vitti un talento luminoso e inatteso che presto le permetterà di battersi da pari a pari con i colonnelli della commedia all’italiana. Unica donna vincente con le loro stesse armi e inalterata femminilità in un mondo di maschi più o meno misogini, Monica Vitti domina nel cinema italiano degli anni ’70. Si permette stravaganze di qualità (come nei ruoli cuciti sul suo fascino da Miklos Jancsò, Luis Bunuel, André Cayatte),
lavora coi grandi italiani (da Dino Risi a Ettore Scola, da Monicelli al Luigi Magni de La Tosca), affianca Antonioni nella sperimentazione elettronica de Il mistero di Oberwald), trionfa in coppia con Alberto Sordi (specie grazie a Polvere di stelle diretto da Albertone), spinge al debutto dietro la macchina da presa prima Carlo Di Palma (il grande direttore della fotografia che è diventato il suo compagno) e poi il fotografo Roberto Russo che con lei debutta da regista con Flirt che le fa vincere il premio come migliore attrice a Berlino nel 1983. Insieme al Leone d’oro alla carriera che nel 1995 le viene dato da Gillo Pontecorvo alla Mostra di Venezia è uno dei maggiori riconoscimenti internazionali che affiancano i 5 David, 12 Globi d’oro e i 3 Nastri d’argento guadagnati in patria. Mai ferma nella sua sete di vita e di sfida conquista anche le platee televisive insieme a Mina (Milleluci nel ’74 e Domenica in vent’anni dopo), scrive due libri autobiografici, firma la sua unica regia (Scandalo segreto) nel 1990, porta in teatro la grande commedia americana da La strana coppia a Prima pagina.

All’alba del nuovo secolo il vulcano si spegne, quasi inavvertitamente e solo la dedizione del marito Roberto Russo la protegge dalla curiosità morbosa dei paparazzi. Così oggi la possiamo vedere e ricordare, immortale, nella pienezza della sua arte e della sua vitalità: con quella risata calda, di gola, senza affettazione, che estrarrebbe dal cilindro vedendo le mille celebrazioni, mostre, omaggi a lei dedicati ancora nei mesi della fine del 2021 in occasione dei suoi 90 anni.

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Quasi sessanta lungometraggi, più una quindicina di film tv e serie, ma anche prosa radiofonica e programmi televisivi. Monica Vitti, che ha avuto come primo amore il teatro, con un corpo di performance ricco e sorprendente, testimonia sin dall’inizio, la sua versatilità e l’amore per le sfide. Ecco i titoli del suo percorso, fra grande, piccolo schermo e radio.

Film
Ridere! Ridere! Ridere! non accreditata di Edoardo Anton (1954)
Adriana Lecouvreur di Guido Salvini (1955)
Una pelliccia di visone, non accreditata di Glauco Pellegrini
(1957)
Le dritte di Mario Amendola (1958)
L’avventura di Michelangelo Antonioni (1960)
La notte di Michelangelo Antonioni (1961)
L’eclisse di Michelangelo Antonioni (1962)
Le quattro verità, episodio “La lepre e la tartaruga” di
Alessandro Blasetti (1962)
Confetti al pepe di Jacques Baratier (1963)
Il castello in Svezia di Roger Vadim (1963)
Alta infedeltà, episodio “La sospirosa” di Luciano Salce (1964)
Deserto rosso di Michelangelo Antonioni (1964)
Il disco volante di Tinto Brass (1964)
Le bambole, episodio “La minestra” di Franco Rossi (1965)
Modesty Blaise – La bellissima che uccide di Joseph Losey (1966)
Le fate, episodio “Fata Sabina” di Luciano Salce (1966)
Fai in fretta ad uccidermi… ho freddo! di Citto Maselli (1967)
Ti ho sposato per allegria di Luciano Salce (1967)
La cintura di castità di Pasquale Festa Campanile (1967)
La ragazza con la pistola di Mario Monicelli (1968)
La donna scarlatta di Jean Valère (1969)
Amore mio aiutami di Alberto Sordi (1969)
Dramma della gelosia – Tutti i particolari in cronaca di Ettore
Scola (1970)
Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa di Marcello
Fondato (1970)
Le coppie, episodi “Il frigorifero” e “Il leone” di Mario
Monicelli e Vittorio De Sica (1970)
La pacifista di Miklós Jancsó (1970)
La supertestimone di Franco Giraldi (1971)
Noi donne siamo fatte così di Dino Risi (1971)
Gli ordini sono ordini di Franco Giraldi (1972)
La Tosca di Luigi Magni (1973)
Teresa la ladra di Carlo Di Palma (1973)
Polvere di stelle di Alberto Sordi (1973)
Il fantasma della libertà di Luis Buñuel (1974)
A mezzanotte va la ronda del piacere di Marcello Fondato (1975)
Qui comincia l’avventura di Carlo Di Palma (1975)
L’anatra all’arancia di Luciano Salce (1975)
Mimì Bluette… fiore del mio giardino di Carlo Di Palma (1976)
Basta che non si sappia in giro, episodi “Macchina d’amore” e
“L’equivoco” di Nanni Loy e Luigi Comencini (1976)
L’altra metà del cielo di Franco Rossi (1977)
Ragione di Stato di André Cayatte (1978)
Amori miei di Steno (1978)
Per vivere meglio divertitevi con noi di Flavio Mogherini (1978)
Letti selvaggi di Luigi Zampa (1979)
Un amore perfetto o quasi di Michael Ritchie (1979)
Il mistero di Oberwald di Michelangelo Antonioni (1980)
Non ti conosco più amore di Sergio Corbucci (1980)
Camera d’albergo di Mario Monicelli (1981)
Il tango della gelosia di Steno (1981)
Io so che tu sai che io so di Alberto Sordi (1982)
Scusa se è poco di Marco Vicario (1982)
Flirt di Roberto Russo (1983)
Francesca è mia di Roberto Russo (1986)
Scandalo segreto di Monica Vitti (1990)

Sceneggiati e fiction televisiva
I frutti dell’istruzione, di Leone Tolstoi di Claudio Fino
(1955)
L’alfiere, miniserie TV di Anton Giulio Majano (1956)
Questi ragazzi, film TV di Claudio Fino (1956)
Fermenti (Ah, Wilderness!) – serie TV (1957)
Il tunnel di Giacomo Vaccari – film TV (1958)
L’orso e il pascià di Luciano Salce (1958)
Mont Oriol, miniserie TV di Claudio Fino (1958)
Il borghese gentiluomo, film TV di Giacomo Vaccari (1959)
Le notti bianche, film TV di Vittorio Cottafavi (1962)
Les fables de La Fontaine, episodio “Le lièvre et la tortue” di
Alessandro Blasetti (1966)
Il cilindro, film TV di Eduardo De Filippo (1978)
La strana coppia, di Neil Simon di Franca Valeri – film TV
(1989)
Ma tu mi vuoi bene? di Marcello Fondato – miniserie TV (1992)

Prosa radiofonica RAI
Le belle sabine di Leonid Andreief di Marco Visconti, trasmessa
il 12 giugno 1963
La bugiarda di Diego Fabbri di Andrea Camilleri, trasmessa nel
1975

Programmi televisivi
Ti conosco mascherina di Vito Molinari (1955)
Gente che va, gente che viene di Enzo Trapani (1960)
Qualcosa di Monica di Roberto Russo (1980)
La fuggidiva di Monica Vitti e Giuseppe Rinaldi (Rai 3, 1983)
Passione mia di Roberto Russo (1985)
Domenica in di Adriana Borgonovo (Rai 1, 1993-1994)
In ordine alfabetico (Canale 5, 1999)

[di Giorgio Gosetti – tratto da ANSA]