All posts by Marco Giaconi

Marco Giaconi

Posted On gennaio 28, 2019By Marco GiaconiIn Words

Il Trattato di Aquisgrana

L’accordo di Aquisgrana tra il malconcio Macron (che dovrà scontrarsi ancora con i Jilets Jaunes e molti altri scandali all’Eliseo) e l’ormai dimessa Angela Merkel, non è un’unione tra due perdenti – come spesso si dice in Italia, dove si esaltano troppo i processi elettorali – ma è il trattato tra due che vogliono vender molto cara la loro pelle. Nel testo originale del 22 gennaio scorso, i due leader centro-europei si basano soprattutto sul vecchio accordo tra De Gaulle e Adenauer del 22 gennaio 1963, quando il cancelliere tedescoRead More

Posted On gennaio 7, 2019By Marco GiaconiIn Words

Coltivare l’élite

C’è una “scuola” che è stata ultimamente al centro di molte polemiche partite dalla città della torre pendente e arrivate fino sul tavolo del vice-ministro Salvini. La Scuola Normale Superiore di Pisa fu fondata, con un decreto di Napoleone I, il 18 ottobre 1810, come succursale per i paesi di lingua italiana della École Normale Supérieure di Parigi. Doveva formare insegnanti, come la sede pisana, anche se oggi la clausola per questa specifica carriera è stata cassata, giustamente, in entrambi gli istituti. Uno non fa l’allievo della SNS per poiRead More

Posted On dicembre 27, 2018By Marco GiaconiIn Words

I politici più antipatici del 2018

Chi è davvero l’antipatico? È un amico a rovescio, diceva la scrittrice Marguerite Yourcenar. E qui parliamo di politici: i più antipatici e subdoli che abbiano attraversato con la loro presenza e le loro esternazioni il 2018, l’anno che se ne va. Gli scienziati del comportamento dicono che il leader politico deve essere bello. Voters vote Beautiful, si intitolava così uno studio dell’Università di Műnster del 1974. Quindi i leader devono essere belli, ma anche alti come dice un altro studio del 2011, sostenuto dalla Texas Tech University, ma devonoRead More

Posted On dicembre 10, 2018By Marco GiaconiIn Words

Il giallo brucia la Francia

Questi gilet gialli mi ricordano il maggio 1968, che mise in crisi le riforme di De Gaulle, quelle iniziate con il “nuovo Franco” del 1958, il che rese la Francia oggetto delle grandi correnti inflazioniste che venivano dagli Usa e che Mon Général aveva, fino ad allora, rispedito al mittente. Oggi, possiamo certo dire che la rivolta dei gilet jaunes indebolisce la Francia rispetto alla Germania, che non è affatto contenta delle finanze di Parigi, e la esclude temporaneamente (e qui dobbiamo ringraziare i gilet) dal quadrante libico. Berlino nonRead More

Posted On novembre 28, 2018By Marco GiaconiIn Words

Finanze: Berlino come Roma

Non tutto va bene nella finanza pubblica tedesca, anzi. Ma proprio lo scorso due luglio 2014, mentre l’ignaro Matteo Renzi difendeva il bilancio pubblico italiano dagli strali del capo dei parlamentari del PPE, la Germania approvava il piano per raggiungere il suo pareggio di bilancio nel 2015. Il pareggio di bilancio è l’Oscar dell’economia pubblica: chi riesce a raggiungerlo, o a farlo credere, vince il banco nel mercato dei capitali mondiali. C’è senza dubbio l’economia che va bene, ma oggi conta fino a un certo punto, perché ci sono daRead More

Posted On novembre 13, 2018By Marco GiaconiIn Words

Francia e Germania non stanno bene

E se mettere in discussione l’Italia da parte dell’Europa e l’Europa da parte dell’Italia fosse l’inizio della fine dell’Unione Europea? Sì, perché la crisi economica non è solo ad uso dei “poveri” paesi che si affacciano sul lato nord del Mediterraneo, cioè i terroni europei. Essa colpisce anche i “bravoni”, i “fenomeni” o sedicenti tali, tipo Francia e Germania. Qui analizzeremo la crisi economica e politica di questi due Paesi, in un momento in cui l’Italia ha provato a rimettersi al posto che le spetta sulla questione libica, con l’organizzazioneRead More

Posted On novembre 5, 2018By Marco GiaconiIn Words

Come si arriva al collasso

La percezione della fine delle nostre società è ormai diffusa ovunque. Le crisi finanziarie si susseguono una dopo l’altra, da quella del 1929 (cominciata in realtà nel 1926) in cui l’irrazionale esuberanza borsistica mise in ginocchio anche l’Europa dei fascismi, a quella del 1974, quando finì l’età dell’oro del petrolio a basso prezzo. Ma poco prima era cessata l’epoca di Bretton Woods, quella bella stagione postbellica in cui vi era la convertibilità fissa tra le monete di 44 paesi sviluppati: tra queste e il dollaro USA e tra il dollaroRead More

Posted On ottobre 22, 2018By Marco GiaconiIn Words

I soldi della Lega

Che cos’è davvero la Lega? La regola di Giovanni Falcone è l’unica possibile: follow the money, segui il denaro. E così ha fatto la Procura di Genova, che all’inizio del luglio scorso ha chiesto all’autorità giudiziaria di estendere il blocco dei fondi della Lega Nord anche ai denari in arrivo in futuro, e la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla procura genovese. La storia dei finanziamenti alla Lega è lunga, ma anche gli altri partiti sono pagati, in ordine di rilevanza, attraverso donazioni, dalle lobby dei costruttori (che finanziaRead More

Posted On ottobre 8, 2018By Marco GiaconiIn Words

Soldi addio

I viceministri chiacchierano, lo spread sale e i capitali scappano. Nel bimestre maggio-giugno 2018 sono già usciti dall’Italia 78 miliardi. Tra i quali 25 miliardi di titoli di Stato e 7 miliardi di obbligazioni bancarie. Gli altri erano liquidità. Gli investitori usciti dal mercato finanziario italiano si vogliono tutelare soprattutto dal rischio di ridenominazione, ovvero dal pericolo che l’Italia esca dall’Euro. Per questo sarebbe buona cosa che i bulli della maggioranza stessero zitti. Anche se volessero uscire dalla moneta unica servirebbero comunque tre cose: il silenzio, il silenzio e ilRead More

Posted On ottobre 3, 2018By Marco GiaconiIn Words

Il governo e un baleno…

Non si scrive una finanziaria dentro a un mercato del pesce, tra le grida scomposte di tutti. Il documento sulla stabilità e la crescita, come lo si chiama pomposamente oggi, prima lo si scrive, poi lo si mette in cassaforte, poi infine lo si manda alla UE. Dopo, ma solo dopo, se ne parla. Questo continuo rincorrersi di percentuali e cifre, mai uscite peraltro pubblicamente e ufficialmente, su cui però tutti sbraitano, è un ulteriore elemento di fortissima paura per gli investitori esteri i quali, come certi insetti, percepiscono soloRead More