di - 5 ottobre 2017

Chi c’è dietro la Catalogna

In tutte le cancellerie si stanno esaminando gli effetti strategici e i nuovi equilibri di potenza derivanti dalla possibile secessione catalana. Anche se gli indipendentisti di Barcellona sono tutti (salvo una marginale quota di catalani di estrema sinistra) filo-UE, pro-NATO e filooccidentali, la secessione della regione più ricca dal resto del Regno spagnolo indebolisce l’Unione Europea e favorisce automaticamente i due gruppi anti-o extra UE, l’Anglosfera (Gran Bretagna e Usa) e il sistema di potere intorno alla Federazione Russa. Qualunque cosa che mette in crisi l’Unione Europea favorisce Mosca, qualunque nuova “brexit” nel Vecchio Continente rafforza la Gran Bretagna.

Bruxelles dovrà prendere, quindi, una decisione rapida sulla entrata di Barcellona nell’Unione e questo creerà, comunque, una forte tensione in Spagna. Nelle more dell’entrata della Catalogna, Madrid potrebbe rivedere i dazi, inevitabili, per le merci catalane in entrata nel Regno. Se l’UE accetterà quindi la Catalogna con lentezza e difficoltà, Bruxelles avrà perso in breve tempo Londra, Barcellona, poi magari altre regioni ricche, come nel Nord dell’Italia, oppure si arriverà ad una ridefinizione meno europeistica della politica finanziaria e economica di Berlino. Una futura “Unione Europea dei poveri”, quindi, mentre gli stati che tendono a vincere la globalizzazione in UE se ne andranno dalla Unione o impareranno a tralasciare i suoi moniti.

L’Anglosfera, dicevamo. Ritorna qui la vecchia simpatia dei britannici e degli americani verso gli anarchici del POUM e di Buenaventura Durruti, la Lincoln Brigade americana, insomma l’interesse strategico di Londra e Washington, di avere uno stato spagnolo debole, penetrabile, magari anche piccolo, tale quindi da non creare pericoli e tensioni sulla costa atlantica meridionale e nell’Ovest mediterraneo della penisola eurasiatica. Era proprio questa l’idea che Londra aveva dell’Italia dopo la Seconda Guerra Mondiale: “chi si affaccia sul Mediterraneo non deve contare nulla”. I nostri politici della Prima Repubblica, ignoranti di strategia come bambini, si adattarono subito. Siamo quindi alla solita questione della storia che torna due volte, e qui certamente non si tratta di tragedia ma di farsa.

L’idea degli Usa è oggi quella di utilizzare il nesso tra Londra e Barcellona, dato che Londra ha assoluto bisogno, ora che è fuori dalla UE, di un punto di riferimento nel territorio europeo che faccia concorrenza al sistema di Bruxelles. La linea Catalogna-Londra attrarrebbe, con un rapporto preferenziale verso gli Usa, i Paesi EFTA, Svizzera compresa, che ha sempre meno interesse all’interscambio con l’Unione.

Se poi l’UE s’indebolisce ancora, la Russia ne trae automaticamente vantaggio, mentre la Cina integrerebbe facilmente i porti di Barcellona e Tarragona nella sua Via della Seta. Né trascuriamo qui la futura, probabile, secessione dalla Spagna di Ceuta e Melilla, che diverrebbero parte del Regno del Marocco.

Se quindi la Catalogna si separa dal Regno di Spagna, dato che la regione autonoma ha un rapporto debito/PIL del 94% mentre la Spagna è al 79%, come faranno a Barcellona a costituire nuove riserve se l’UE non può temporaneamente sostenerle? Non è escluso che qualcuno verrà in aiuto. E, in effetti, il comportamento dell’intelligence spagnola ci pone molti dubbi.

Le urne elettorali catalane, prodotte in Cina e comprate sulla Rete, sono state nascoste in Francia, a Perpignan, e rispedite verso Barcellona nella notte tra il 30 settembre e il 1 ottobre. Impossibile che la sicurezza spagnola non se ne sia accorta. Le urne sono passate dal Paso de la Junquera e poi spedite verso il porto di Barcellona. Poi, il CNI, i servizi di Madrid, affermano in un loro documento che i Mossos, la polizia catalana, sarebbe stata fedele al dettato costituzionale. Mah… Abbiamo visto come è andata.

I separatisti hanno poi ottenuto i nuovi sistemi informatici per il conteggio dei voti, cosa che era stata esclusa dai Servizi spagnoli; per non parlare di tutte le cariche del governo catalano che sono sfuggite alla Guardia Civil mentre andavano a votare. Puigdemont, per esempio, è riuscito a cambiare l’automobile mentre passava dentro un tunnel. È facile immaginare allora una “manina” nelle operazioni elettorali e nelle manifestazioni di piazza in Catalogna, una “manina” che proviene, come tecnica di guerriglia nonviolenta, dagli Usa, ma ormai utilizzata da molti.

Intanto, i nuovi dirigenti catalani stanno contattando alcune agenzie di intelligence straniere: la BND tedesca, la DGSE francese e il Mossad, “l’istituto” israeliano. Offrono informazioni e ne chiedono. Chiedono anche un aiuto alla fondazione dei loro Servizi autonomi. Se tanto mi dà tanto, dovrebbero essere proprio queste le organizzazioni di intelligence che hanno sostenuto la Catalogna indipendentista.

Dato il peso della Germania nell’economia catalana, è ovvio che Berlino pensi a uno Stato nuovo che faccia i suoi interessi nel Meridione della UE, mentre crollano la Spagna e, tra poco, l’Italia. La Catalogna come nuovo Land tedesco sul Mediterraneo.

I Servizi francesi controllano poi una forte presenza catalana ai loro confini con la Spagna, e potrebbero utilizzarla per fare pressione nei confronti del nuovo stato.

Il Mossad invece pensa ad un nuovo Paese con una costa ampia e strategicamente importantissima, per osservare tutto il Mediterraneo da Nord. I catalani hanno offerto ai Servizi già citati piena collaborazione, soprattutto in tre settori: lotta ai traffici illeciti, alle organizzazioni criminali, al terrorismo islamista. La Catalogna è il maggior centro del jihadismo mediterraneo: il terrorista che compì l’attentato a Nassirya contro i nostri soldati lavorava presso una macelleria “halal” sulla Costa Brava.

Naturalmente, se la Catalogna uscisse dal regno di Spagna non avrebbe però accesso alle reti informative globali, come l’Interpol, l’Europol, Adextra, le varie banche dati dei servizi “collegati”. Peraltro, nemmeno la NATO, finora, ha mostrato particolare fastidio nei confronti dell’indipendentismo catalano. Secondo i documenti interni dell’Alleanza, la Catalogna ha già una spesa militare figurativa dell’1,6% del suo PIL ed ha una pianificazione della sua forza autonoma che privilegia la Marina.

Barcellona può diventare, dicono a Mons, una piccola ma significativa potenza navale con, in futuro, aeromobili marittimi e alcuni gruppi di combattimento anfibi. Quindi, avremo un Paese, come la futura Catalogna, che giocherà un ruolo primario nella sicurezza e nell’economia del Mediterraneo, ma fuori dai collegamenti con la vecchia UE, mentre il confine tra penisola eurasiatica e Atlantico verrà indebolito. Era il sogno di Stalin, quando decise di sostenere i “repubblicani” spagnoli.