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Posted On novembre 13, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

L’amore ai tempi del metaverso

Zygmunt Bauman ha scritto, nel suo volume Amore liquido (Sulla fragilità dei legami affettivi, 2006): «La prima cosa che gli azionisti seri (attenzione: gli azionisti si limitano a detenere azioni, e come tutte le cose che si detengono, ce ne si può disfare) fanno ogni mattina è aprire il giornale e consultare il listino azionario per scoprire se è tempo o meno di vendere. La medesima cosa accade con l’altro tipo di azione: le relazioni sentimentali». Jovanotti, nel 2005, all’interno dell’album Buon sangue ha inserito una canzone che si chiamaRead More

Posted On ottobre 22, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

Non aver bisogno di pranzi – Poetica di Martin Eden

Non si tratta di una partita a scacchi. E non si tratta di un gioco letterario – si tratta, piuttosto di un gioco di un uomo con la letteratura. E questo gioco ha le sue mosse (12) esposte sotto forma di verbi, di verbi all’infinito. Ogni verbo, di per sé, «indica azione, stato, o divenire». Il tempo dell’infinito poi esprime il concetto di un verbo senza rendere esplicito né un tempo particolare e nemmeno le varie persone che agiscono all’interno del verbo. Vediamo, dunque: questi dodici verbi infiniti. 1) Lottare:Read More

Posted On ottobre 18, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

Il colibrì perduto

Il colibrì è un film strano, incompleto, segmentato, fratto, frattale, forse inutile. Ciononostante riesce a raccontare una certa Italia che probabilmente c’è,  ma che, francamente, era meglio non ci fosse. Al di là degli sforzi di Francesca Archibugi, che si prodiga in effetti (e in difetti) da cinema d’autore “de’ noantri”, il film in realtà non decolla, non si capisce. Non si capisce affatto cosa voglia raccontare. 1) La vita di un uomo? Il colibrì, appunto. 2) Una certa Italia che, probabilmente, ci siamo lasciati alle spalle? 3) La versioneRead More

Posted On settembre 16, 2022By Andrea BianchiIn Culture Club

Un romanzo criptico

Già durante la guerra Madatov riferì: Ad Ispagan furono importati fino a duecento carichi di armi russe per l’esercito di Abbas-Mirza, ma attraverso Ispagan passò Karim-Khan, cognato dello Scià, inviato agli Inglesi come ambasciatore. E il vecchio aggiunse la postilla: Molto verosimile. Molto verosimile che il fatto non riguardasse lo shah-zade’ Costantino, e che vi fosse un grosso gioco, ma il corso del denaro era vantaggioso. “La morte del Vazir Muchtar”  di Jurij Tynjanov è un romanzo pubblicato nel 1927. Il titolo significa, dall’arabo, la morte del ministro ufficiale. Che sarebbe unRead More

Posted On agosto 10, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

Stevenson/Kant, Jekyll/Hyde: interposta persona

Robert Louis Stevenson scrive, in questo suo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. Il trafugatore di salme. Un capitolo sui sogni (A cura di Attilio Brilli, Con uno scritto di Joyce Carol Oates, Oscar Mondadori, 1983): «Più ci penso e più sono spinto a chiedere: chi sono questi esserini? Essi sono dei parenti stretti del sognatore, senza dubbio: condividono le sue preoccupazioni finanziarie e tengono d’occhio il suo conto in banca; con ogni evidenza essi condividono il suo tirocinio; hanno imparato come lui a costruire l’impalcaturaRead More

Posted On luglio 3, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

Il “campo teorico” al termine della notte

“Quel che si scopre su una spiaggia ridente, quando il mare si ritira: la verità, stagni dalle grevi puzze, granchi, carogne e stronzi”: non ci va giù leggero Louis-Ferdinand Céline in questo suo Viaggio al termine della notte, romanzo cominciato a scrivere nell’anno stesso del crack di Wall Strett: inizio della Grande Depressione che aggredì tutto il mondo. E da Grande Depressione ad affermazioni del tipo “La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”, “La vita è un delirio tutto pieno di menzogne”, alla messa inRead More

Posted On giugno 14, 2022By James HansenIn Culture Club

Parità di genere: Linda Lens

Gli Stati Uniti hanno avuto – probabilmente hanno ancora – un impatto anomalo sull’evoluzione sociale del mondo moderno. Il “melting pot” – il “crogiolo” – formato dalla massiccia immigrazione nel paese, mescolando e amalgamando praticamente tutte le culture del globo, ha “sciolto le briglie” alla popolazione, non solo permettendo ma obbligando trasformazioni nelle interazioni umane spesso nuove in un vasto territorio perlopiù sotto-popolato. Per quanto la “liberazione femminile” fosse già nell’aria nelle società anglosassoni—con le “suffragette” inglesi per esempio, che condussero una campagna ai limiti del terrorismo (per i tempi)Read More

Posted On giugno 4, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

Pickwick o la cornacchia metafisica

«Mr. Winkle rispose con un sorriso forzato, e raccolse da terra il secondo fucile con un’espressione del volto che faceva pensare piuttosto a una cornacchia metafisica sconvolta da un presagio di violenza e di morte vicina» si legge a pagina 113 di questo mirabile Il circolo Pickwick (a cura di Lodovico Terzi, incisioni di Seymour e «Phiz», Adelphi, Milano, 1997). Ma non c’è solo una «cornacchia» (pickwichiana, cioè «metafisica»): c’è anche uno «stoccafisso». «Ma torniamo a Mr. Pickwick e ai suoi amici (…) sull’imperiale della diligenza per Muggleton su cuiRead More

Posted On aprile 24, 2022By Gianfranco CordìIn Culture Club

Di ananke virtù, anzi Victor… Hugo

 L’albero deforme Pirotecnico, vulcanico, impressionante – a tratti – per la potenza della scrittura, I miserabili (Introduzione e traduzione di Mario Picchi, Tomo Primo, Tomo Secondo, Tomo Terzo, Einaudi, Torino, 1983) di Victor Hugo non è affatto un romanzo sui «miserabili» – come vorrebbe il titolo: ma è un romanzo sulla «miseria». «Accade della miseria come di ogni cosa. Finisce per diventar possibile. Finisce per prendere una forma e organizzarsi. Si vegeta, ossia ci si sviluppa in un certo modo stentato, ma sufficiente alla vita». La «miseria» – dalla quale,Read More

Posted On aprile 20, 2022By Rassegna ItalianaIn Culture Club

Cipriani, Hemingway e l’Harry’s Bar

«Le nobildonne erano stupende». Come mai, Arrigo Cipriani? «Belle, ricche e parsimoniose». Chi era la più bella? «Una volta avrei detto Diana Cooper: portava cappelli enormi, non aveva mai preso un raggio di sole in vita sua. Ora direi la duchessa di Manchester. Aveva sposato un petroliere, poi un banchiere, infine il duca di Manchester: e ognuno le aveva lasciato qualcosa». Tra le italiane? «La contessa Morosini non perse mai una partita di poker. Diceva: vedo!, e poi, ogni volta: vinco io! L’avversario, intimidito, non osava chiedere alla contessa diRead More