24 Aprile 2024
Italic

(noi) Gli indifferenti

Nel giorno in cui, a Firenze, franava un tratto di lungarno, succedeva un altro evento non meno rivelatore. Il direttore degli Uffizi è stato multato dalla Polizia Municipale per aver diffuso messaggi audio affinchè, sotto i portici del Museo e nelle aree limitrofe, cessassero le attività illecite dei venditori di merci varie, dismettendo una sorta di suk che non ha simili in istituti culturali di quelle dimensioni e di quella storia. A distanza di chilometri, un Sindaco è sotto scorta perché ha deciso di abbattere gli abusi edilizi (circa seicento) costruiti nel suo Comune, ai margini della valle dei Templi di Agrigento. Sono storie che potrebbero chiamarne altre, ma che bastano a raccontare una società civile che evidentemente è meno civile di quello che si vuole raccontare. Senza andare oltre, basta fermarsi vicino ai cassonetti sommersi di rifiuti ad ogni ora del giorno o andare in un giardino pubblico con le panchine divelte o danneggiate, lo sporco che non si finisce mai di raccogliere, le cicche di sigarette che trovi un po’ dovunque. Abbiamo perso il senso del bene collettivo. Ci comportiamo come se fuori dalle nostre case ci fosse un mondo di nessuno e non la prosecuzione dei nostri beni, che semplicemente si trasformano in beni collettivi. Una risposta a questa sorta di indifferenza verso i beni pubblici è certo che la gente sia spinta ad un maggior senso civico. Su questa analisi molti concordano, ma si aspettano che questa sorta di senso civico sia in qualche modo imposto da altri: lo Stato, il Sindaco, i vigili o chissà chi altri. Mentre io penso che l’impegno a difendere ciò che è di tutti sia un impegno anch’esso collettivo (il primo bene comune). L’indifferenza verso gli indifferenti (Moravia mi perdoni per questa incursione nel suo “vocabolario”) è comunque una specie di complicità. Giorni fa, un gruppo di ragazzotti esuberanti stavano sporcando il giardino pubblico vicino casa. Li ho invitati “caldamente” a raccogliere le cartacce. Mugolando (forse merito anche del mio molossoide di sessanta chili!) lo hanno comunque fatto. Una coppia seduta a pochi metri mi ha detto che quel gruppo è lì tutti i giorni e sporcano sempre in quel modo. Gli ho chiesto perché non li hanno mai rimproverati. La risposta è stata che loro non sono vigili urbani o poliziotti. Ci pensasse il Sindaco. In questo atteggiamento c’è molta della nostra responsabilità. Leggendo queste righe, a questo punto, so che mi si può rimproverare di non aver speso una parola sull’indifferenza più perniciosa, quella verso i corpi e le anime. Quella indifferenza, in verità, è la radice della insensibilità civica verso i luoghi. Un candidato Sindaco ha proposto di togliere i cassonetti da Roma, perché così si tolgono coloro che vi frugano in cerca di cibo e sporcano in terra. L’indifferenza verso le anime non può che produrre indifferenza verso i luoghi. Accogliere chi sta peggio non può significare tenerlo ai margini, perché è ai margini dei luoghi pubblici che si produce il degrado. C’è un profondo legame tra emarginazione, degrado ed indifferenza; tra indifferenza della cosidetta società civile ed indifferenza della politica.  Non a caso, qualche secolo fa, Socrate ebbe a dire: “…La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi…”.