di - 2 ottobre 2018

Charles Aznavour attore, un Pierrot moderno

Parigino di famiglia armena per parte di entrambi i genitori (si diceva “al 100% francese e al 100% armeno”), Chahnourh Varinag Aznavourian, ossia Charles Aznavour, è morto a 94 anni, attivo sino alla fine dei suoi giorni. In questa rubrica non lo ricorderemo come lo chansonnier a tutti noto di brani straordinari, da Com’è triste Venezia Ed io tra di voi sino a L’istrione, e artista tra l’altro molto legato agli ambienti della musica italiana specialmente negli anni Settanta, dal momento che partecipò ai festival più celebri e che fu ospite di show  televisivi di prima serata.

Interessa  ritrarne un breve profilo di attore. Aznavour fu infatti agli esordi un attore teatrale, ma fu soprattutto (e sin da ragazzino) interprete cinematografico di talento, e assai prolifico, giacché nel corso della sua carriera ha girato una sessantina di film. Si distinse per un ruolo di introverso e ambiguo in uno dei più bei contributi di Truffaut, Tirate sul pianista (1960, da cui è tratta l’immagine), che era stato preceduto dal ruolo, accanto ad Anouk Aimée, ne La fossa dei disperati (1958), realizzato da un autore meno noto presso il grande pubblico ma esponente di rilievo della Nouvelle Vague, ossia Georges Franju. Nello stesso 1960 partecipò al film Il passaggio del Reno di André Cayatte, film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale che vinse addirittura, senza grandi meriti, il Leone d’Oro. Cayatte gli portò fortuna, se la versione italiana della colonna musicale (di Aznavour) del suo film Morire d’amore ottenne a Venezia nel 1971 il massimo riconoscimento. La malinconia e la natura tormentata sono state tra le cifre non solo della sua musica ma anche della sua recitazione, e la scelta dei ruoli in tal senso non fu mai casuale. Fu Claude Autant-Lara a definirlo “un pierrot moderno”, volendo certamente enfatizzare gli aspetti più positivi della maschera.

La sua carriera di attore diminuì di intensità con il passare del tempo, e spesso Aznavour contribuì a nobilitare con la sua presenza film di rango inferiore. Ma quantomeno vanno ricordati ruoli ne Il tamburo di latta di Voelker Schloendorff (1978) e soprattutto di protagonista ne I fantasmi del cappellaio di Chabrol (1982). Vinse un César alla carriera nel 1997 e nel 2002 interpretò un regista armeno in Ararat di Atom Egoyan (2002).

Una poscritto caro a chi scrive: Aznavour fu anche appassionato giocatore di scacchi per tutta la vita.

INOLTRE:

Alleghiamo qui il commosso ricordo del cineasta marsigliese di origine armena Robert Guédiguian: https://www.youtube.com/watch?v=YgN7kiy18mk

Sull’impegno di Aznavour intorno alla causa armena e alla memoria del genocidio di un secolo fa si veda brevemente: https://www.agi.it/estero/aznavour_genocidio_armenia-4436596/news/2018-10-02/),