21 Aprile 2024
Italic

Confermo: L’Islam c’entra.

Sul mio intervento della scorsa settimana (“Certo che l’Islam c’entra”), a proposito del terrorismo islamista, mi sono pervenute alcune critiche, alle quali mi piace rispondere, raggruppandole per argomenti affini.

“Anche i cattolici hanno prodotti massacri”. E’ vero che le pagine di storia grondano di stragi e massacri in nome di Cristo; ancora si sente l’eco delle terribili parole (“uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”), con le quali il cattolico Arnaud Amaury invitò a massacrare gli albigesi; ma va anche oggettivamente riconosciuto che il cattolicesimo ha avuto la Riforma e la Contro-riforma, si è misurato con l’illuminismo e lo scetticismo, ha codificato un catechismo universale, ha accettato (obtorto collo?) il principio di laicità ed il pubblico contraddittorio. Un intellettuale non certo tenero con l’occidente e con il pensiero cattolico come Michel Onfray riconosce, però, che l’Islam ha messo da parte l’anima più moderata e razionale fin dal IX secolo con l’affermazione del pensiero più integralista ed ortodosso. Colpisce poi che tanti intellettuali laici e di sinistra siano rigorosi nel chiedere alla Chiesa più attenzione ai diritti ed alla modernità, ma arretrano, balbettano, diventano comprensivi e relativisti di fronte alla religione musulmana, in questo modo certo non aiutando la parte più illuminata di quelle comunità.

“L’Occidente ha le sue responsabilità”. E’ vero. L’occidente ha prodotto il  vecchio ed il nuovo colonialismo, con le sue storture e ingiustizie, che sono, almeno in parte, brodo di coltura dell’integralismo. Gli attuali capi dell’Isis in gran parte provengono dal carcere di Camp Bucca, in Iraq, dove gli americani li hanno rinchiusi dopo l’invasione di qual paese, favorendo peraltro la “contaminazione” fra esponenti religiosi, militari e frustrati dirigenti (sconfitti) del partito baatista di Saddam Hussein. L’integralismo fanatico ed assassino, quindi,  ha trovato alimento negli errori dell’occidente e dell’Europa, nello stupido interventismo di Bush e Blair, ma è altrettanto vero che quel fanatismo della morte è stato foraggiato e coccolato dai regimi islamici sunniti del Golfo. E la prima armatrice dell’Isis è stata quell’Arabia Saudita che applica la legge del Corano e nella quale (come in Sudan o Emirati o in quasi tutto il mondo arabo) governa un oscurantismo religioso che solo l’ipocrisia occidentale può definire “moderato”. Basta leggersi, in proposito, che cosa scrive un’attivista egiziana come Mona Eltahawy a proposito di (non) diritti delle donne nei cosiddetti paesi arabi “moderati”. Di questi tempi, poi, basterebbe fermarsi a quanto sta accadendo nella “democrazia” islamizzata del fratello musulmano Erdogan, la Turchia.

“I terroristi arruolano i soldati della morte fra i disperati delle periferie occidentali, nell’emarginazione prodotta dalla società europea”. E’ vero, come del resto è sempre stato vero che le ideologie più oppressive e integraliste (rassicuranti nella loro dimensione totalizzante ogni aspetto della vita)) fanno più facilmente breccia dove non c’è futuro. (Christopher Hitchens, perfidamente, evidenziava che il Corano come la Bibbia o il Vangelo sono stati raccontati a poveri pastori ignoranti). Ma è altrettanto vero che nella follia integralista non c’è alcuna volontà (per quanto degenerata) di riscatto sociale. C’è invece la dichiarata volontà di sottomissione di un occidente giudicato troppo secolarizzato, materialista e senza spessore morale, in questo giudizio trovando, peraltro, affinità con l’ Islam moderato, ma anche con certe posizioni della Chiesa cattolica. Se ci fosse un minimo di ricerca di giustizia sociale, i massacratori islamisti dovrebbero farsi saltare nelle stanze del potere e, soprattutto, in Arabia saudita o Dubai -le vetrine del consumismo e dell’ostentazione materialista- dove la disuguaglianza e la segregazione sono la norma. L’obiettivo invece non è l’emarginazione, ma la persecuzione violenta degli infedeli che stanno in occidente  e degli apostati o “traditori” che stanno dentro l’Islam. L’obiettivo (il pretesto) è pertanto “religioso”.

“L’Islam non si riduce allo scontro fra Sciiti e Sunniti” . E’ vero, ma non troppo, perchè oggi, in medioriente, l’Isis (sfuggita di mano agli apprendisti stregoni delle petromonarchie del Golfo) è lo strumento di uno scontro religioso prima, geopolitico poi (o vale pure l’inverso), fra Iran (sciita) e Arabia saudita e satelliti (sunniti). Ed è altrettanto vero che quei due mondi comunque trovano le ragioni dello scontrarsi dentro una disputa religiosa, che trarrebbe origine addirittura dalla strage di Kerbala avvenuta circa quattordici secoli fa. Che poi, dentro quello scontro, ci siano interessi sovranazionali e “globalizzati” che lucrano e si arricchiscono tra esseri umani cacciati e venduti, petrolio ed armi, mi pare assai evidente. E’ la solita -brutta- vecchia storia delle “sinergie” fra potere e religione, ma la religione c’entra.

“Ci sono differenze. L’ Islam non è riducibile ad un monolite”. Anche questo è vero, ma il fatto che ci siano più Islam smonta di per sé l’argomento che l’Islam per definizione non ha responsabilità nel diffondersi del fondamentalismo (che non coincide necessariamente col terrorismo, tuttavia lo alimenta), perché, se ci sono tanti Islam, ci sono anche quelli integralisti. Evidentemente c’è un problema di quella “istituzione” (uso il termine dal punto di vista dell’antropologia culturale). Del resto -e non mi pare un fatto banale- è proprio questa difficoltà a darsi un’identità unitaria, una comune visione e un “governo” riconosciuto, un catechismo condiviso, che impedisce ai musulmani italiani di aderire all’Intesa con lo Stato, atto che gli garantirebbe diritti (spesso e giustamente rivendicati), ma imporrebbe anche dei doveri in relazione al rispetto dei principi costituzionali in primo luogo. Perchè -qui sta il punto e concludo- il problema di fondo non è certo quello di demonizzare una Religione, ma di pretendere che quella comunità o tutte quelle comunità  facciano i conti con le regole delle “comunità nazionali” e, soprattutto, sappiano assumere fino in fondo le responsabilità e attivare gli anticorpi verso un fenomeno, l’integralismo religioso, che li riguarda e li coinvolge. Perchè -confermo- l’Islam c’entra. Eccome.