21 Aprile 2024
Italic

Siamo ancora fermi a Trockij

Dopo un decennio di chiacchiere su semplificazione e snellimento della nostra amministrazione pubblica, siamo ancora fermi a Lev Trockij. Ora mi riprendo ed argomento meglio. Dopo la vittoria della Rivoluzione di ottobre in Russia, Lenin incaricò il sottile intellettuale bolscevico di organizzare l’Armata Rossa. Trockij però dovette prendere atto che era impossibile costruire l’esercito del popolo, senza recuperare gli ufficiali dell’esercito zarista (già all’epoca ci si rese conto che non puoi rottamare senza competenze); perciò inserì nell’Armata i vecchi ufficiali del regime abbattuto. Fece di necessità virtù, ma, non fidandosi di quei fedeli ex-commilitoni dello zar, organizzò un controllo segreto sulla loro attività. Ma Trockij non si fidava neanche dei controllori, per cui organizzò anche un controllo segreto sui controllori. Nacque così quella pratica di governo che fu definita della “doppia amministrazione”, che poi degenerò con Stalin, le spie, le purghe e gli assassini di massa. Sgombrato il campo dagli eccessi di questo paragone (volutamente sopra le righe), se conosci un po’ di pubblica amministrazione in Italia, senti forte la sensazione di vivere non in una doppia amministrazione, ma addirittura in un’amministrazione anche tripla e multipla. Se sei un piccolo dirigente o funzionario di un Comune, ti trovi da solo contro un sistema di controlli ormai impazzito e fuori controllo (a parte il bisticcio linguistico). Sei sottoposto al controllo “politico” di Giunta, Consiglio Comunale e cittadini. Ti controlla il Segretario comunale, responsabile per anticorruzione e trasparenza; ma ti controlla anche l’Anticorruzione nazionale. Ti controllano i Revisori dei conti, ma anche la Corte dei Conti. Ci sono le verifiche dell’Oiv, ma anche le ispezioni ed i controlli del Ministero dell’Interno, dell’Aran, ma anche della Ragioneria dello Stato. Per non parlare dei Tar, Consigli di Stato, Magistratura civile e penale. Chi non conosce la pubblica amministrazione, potrebbe affermare compiaciuto: “forse i controlli sono un po’ ridondanti, ma il funzionario e dirigente basta che rispetti le norme e tutto funziona”. Purtroppo non è così. Ed è qui che il sistema diventa “trockjista”, nel senso della burocrazia che opprime solo e sempre l’anello più debole. Il piccolo dirigente o funzionario comunale o periferico è solo davanti alla decisioni; risponde penalmente, patrimonialmente e civilmente per quello che decide, ma quello che decide affonda in un sistema di leggi abnorme e contorto. Abbiamo – e non lo sappiamo di preciso- circa duecentomila leggi (ce ne sono di oltre un secolo fa) che si intrecciano e spesso si sovrappongono e contraddicono. A queste si devono aggiungere le sentenze o i pareri dei diversi “controllori”, che si rincorrono e talvolta paiono sfidarsi (strappando così qualche titolo sui giornali) con interpretazioni contrapposte: il Consiglio di Stato che sconfessa l’Anac, l’Anac che contraddice il Tar,  la Corte dei Conti della Lombardia che scrive l’opposto di quella del Veneto. Il primo problema della pubblica amministrazione, pertanto, è la massa insostenibile delle sue leggi, che producono incertezza e opacità che servono soprattutto a chi campa di pareri, cause e cavilli, quando addirittura non delinque nascosto da quella -tossica- nube normativa. Così il piccolo dirigente o funzionario, per “difendersi”,  spesso sceglie di non fare o di fare il minimo indispensabile; sceglie la nuotata sicura dove il fondo è chiaro e poco profondo, perciò non si allontana dalla riva. Per mesi, in questo paese, si è discusso di grandi riforme e di leggi da fare speditamente, mentre il vero e primo obiettivo era e dovrebbe essere cancellarne tante, farne poche e farle bene. Il problema è di chi le approva, ma prima di tutto di chi le scrive, cioè della qualità dei giuristi, prima che della velocità di approvazione o della doppia lettura alla Camera, poi al Senato e viceversa. Se poi la doppia lettura viene eliminata del tutto, è anche meglio, ma la priorità era ed è cercare di debellare la patologia della “doppia amministrazione”. Ma non vedo orecchi attenti o interessati.