5 Marzo 2024
Words

La gonadopenìa italica

L’Italia repubblicana è nata con due presupposti, non scritti nella Costituzione ma da essa deducibili: una politica estera da mosca cocchiera e una totale mancanza di decisione sul piano interno. Sia Costantino Mortati, illustre giurista democristiano che Piero Calamandrei, avvocato fiorentino laicissimo, sostennero in seguito che le transazioni avvenute per licenziare il testo della Costituzione erano garantite, anche nel testo, da una fitta rete di ricatti possibili e contrappesi tali da bloccare ogni iniziativa seria. Ma vediamo fino a che punto la gonadopenia politica di questa classe politica è arrivata.

Primo caso. Nel programma scritto dal FPÖ (Partito della Libertà) e Partito Popolare Austriaco (ÖVP) c’era, prima della loro vittoria, la concessione del passaporto austriaco agli abitanti germanofoni della provincia di Bolzano. La chiamano Sprachgruppenzugehörigkeitserklärung. Ripetetela in un sol fiato se ci riuscite. Secondo l’ultimo censimento del 2011, è bene notarlo, il 69,41% parla tedesco nella provincia di Bolzano. Oltre 350.000 cittadini di Bozen/Bolzano potrebbero accedere a questa nuova opportunità.
Bene, cosa ha detto il ministro degli Esteri Alfano? Eccolo: “Occorre agire con la massima cautela”, mentre l’Europa, naturalmente, si defila: gli Stati membri sono i soli responsabili per la concessione dei passaporti. Gentiloni ha poi fatto notare che, oggi, l’ambasciatore italiano a Vienna vive a Palazzo Metternich e lavora sulla scrivania che fu di chi aveva definito, senza errore alcuno, visti gli effetti, l’Italia come sola “espressione geografica”. Cosa significava l’apologo gentiloniano era chiaro, ma era invisibile la risposta politica. Immagino, per esperienza, cosa sarà ronzato nelle povere menti dei ministri: non facciamo arrabbiare l’Austria, che è “un paese amico”, che poi non si doveva creare una tensione con i bolzanini deutschsprächigen, che infine la questione era di scarsa rilevanza, non essendoci contratti industriali in corso.
Nulla è più “materialistico” della politica estera italiana attuale. Tutti, anche la sinistra, hanno seguito la vecchia indicazione di Berlusconi, perfetto piazzista, di trasformare i nostri ambasciatori in broker di contratti. Ma senza dignità e rispetto non si vende niente. Chiedete ai nostri più importanti imprenditori cosa pensano oggi dell’Italia “magliara” all’estero. Non vi immaginate nemmeno i risolini e le battute in faccia.

Ma passiamo ad altro. C’è infatti il Trattato di Caen che, grazie a Dio, non è stato ancora ratificato dal Parlamento italiano, il quale sancisce che alcune porzioni del Mar Ligure e del mare di Sardegna verranno sottratte all’Italia, mentre la ZES (Zona Economica Speciale) vicina alle acque sarde estenderà la competenza francese per tutte le sue 200 miglia.
Perdiamo un mare molto pescoso e, per un cavillo giuridico, lo sfruttamento di un giacimento di idrocarburi al largo della Sardegna, una riserva da 1400 miliardi di metri cubi di gas e 420 milioni di barili di petrolio. Che non farebbero certo male all’impoverita Sardegna. L’Italia ha peraltro impedito le trivellazioni della norvegese Statoil, dato che essa non prevedeva nessun pagamento di royalties, nemmeno fossimo il Sudan del Sud. Ma poi si è asservita alla Francia che, comunque, non prevede alcuna concessione in cambio della perdita dei nostri mari. Nel Trattato di Caen non vi è alcuna nota dei pari benefici di cui dovrebbe godere l’Italia.
La Francia, comunque, ha già avviato presso Bruxelles una procedura unilaterale di ratifica, qualora il nostro Parlamento non fosse pronto prontissimo all’obbedienza, come Arlecchino.

Ma non parliamo nemmeno del vero capolavoro del servilismo italico: la guerra in Libia del 2011. La Francia addestra e subito arma i jihadisti di Bengasi, sottomarini N e il Service Action di Parigi arrivano ben prima dello scoppio della guerra civile. ONU e NATO, come al solito, si adeguano. Guerra illegale, basata sui debiti personali di Sarkozy verso Gheddafi e sulla minaccia del Rais di emettere un Dinaro d’oro per contrastare l’uso del dollaro Usa e del Franco CFA nei 14 Paesi africani, in area francofona e non. Portar via la moneta di qualcuno da un determinato territorio è la massima azione di guerra senza armi. E’ la vera Debellatio.
Berlusconi, ben supportato dal suo consigliere militare, Amm. Alessandro Picchio, frena sulla partecipazione italiana al solito pateracchio democratico-umanitario delle ipocrisie occidentali. Un perfetto esempio di eterogenesi dei fini. Ma il presidente Napolitano, neoassunto nella NATO, preme pesantemente per la nostra partecipazione alla distruzione del “tiranno” e costringe, di fatto, l’Italia alla alleanza franco-britannica, quella per portare la democrazia in Libia. C’erano state pressioni: per garantirsi sulla totale capponeria italica, qualcuno fece arrivare al governo che l’aviazione franco-britannica avrebbe bombardato “per sbaglio” i terminali di Mellitah in mano all’ENI. Ci abbiamo perso almeno 70 miliardi di euro, nel caos libico. Ma erano per la democrazia, ci mancherebbe. I fatti successivi sono noti.

Ma, ripeto, qual è la base della evirazione politica e, soprattutto, militare e strategica dell’Italia?
Tento alcune risposte: il provincialismo culturale, e non solo, della nostra classe politica. Poi c’è l’idea che le altre potenze europee o atlantiche la diano gratis: non pensano, i nostri politicanti, che dietro ad un appoggio c’è sempre un costo. Da ciò deriva che i nostri appoggi siano ritenuti, da altri, senza costi. In politica estera sono tutte Irma la Dolce.
Ancora, l’arcaismo culturale, che vede il mito atlantico, nella sua versione disneyana, ancora in piena fioritura nelle classi politiche italiane, soprattutto in quelle di recente acquisizione, come i comunisti.
Infine, gira ancora l’idea, nella nostra classe dei rappresentanti, che siccome la politica estera non genera sempre tangenti, non sia molto interessante. Poi c’è un certo menefreghismo diffuso.
È vero il contrario: la politica estera è l’anima di quella interna, non il contrario. Ecco perché avremo a che fare sempre più spesso con casi evidenti di ablazione delle gonadi.

[disegno di Cristina Gardumi]