di - 8 maggio 2018

La scomparsa di Ermanno Olmi (1931-2018)

Nato a Bergamo da famiglia operaia cattolica, studiò senza completare gli studi liceali. Negli anni Cinquanta del secolo scorso Olmi fu in contatto con alcuni giovani talentuosi scrittori e critici, da Parise, a Pasolini, a Kezich, con i quali ebbe forme di collaborazione per i suoi primi lavori, cortometraggi e documentari. Come è stato ben detto di lui (Gian Piero Brunetta): “uno dei pochi registi del dopoguerra ad accostarsi alla realtà operaia dall’interno della fabbrica e cercando di entrare nei personaggi, è anche l’unico che rappresenta da vicino la trasformazione sociale e antropologica in atto nel passaggio dell’Italia da un’economia agricola a un’economia industriale”. Creatore nel 1982 di un laboratorio noto come “Scuola di Bassano-Ipotesi Cinema”, fu autore parco, almeno per quanto riguarda i lungometraggi: in decenni di attività – anche se interrotti da una lunga e rara malattia – ne ha lasciati relativamente pochi, film sommessi e sensibili, poetici e realistici, spesso ambientati nella sua Lombardia, urbana e montanara e contadina. Dopo l’esordio con Il tempo si è fermato (1959) realizzò nel 1961 Il posto (dove conobbe sua moglie Loredana Detto), dedicato alla storia di due giovani alla ricerca del lavoro, e due anni dopo I  fidanzati, oltre alla prosecuzione dell’attività di cortometraggio e documentario. Il linguaggio del suo cinema, inscindibile dalla fede cristiana (testimoniata in modo più esplicito con E venne un uomo per Giovanni XXIII, del 1965, o anche con il recentissimo Vedete, sono uno di voi per il cardinal Martini, del 2017: cfr. l’intervista a Rolling Stone, https://www.rollingstone.it/cinema-tv/interviste-cinema-tv/ermanno-olmi-ognuno-ha-lanima-che-si-merita/2018-05-07/#Part6), entrava nel profondo del vissuto, nell’intimo individuale, del rapporto tra ricerca della fede e dubbio, parlando di lavoro, sofferenza, gioia, insomma delle difficoltà e delle bellezze della vita. Ma Olmi fu anche cantore di memorie collettive. Il suo film più celebre e premiato è L’albero degli zoccoli, con il quale nel 1977 vinse la Palma d’Oro a Cannes, suggestivo affresco dei tempi lenti della vita delle comunità agrarie delle sue terre, opera dal sapore quasi storiografico, nel quale Olmi unisce felicemente elementi descrittivi realistici e di fiction. Tra le sue altre realizzazioni Cammina, cammina (1983, favola sui Re Magi), La leggenda del santo bevitore (1988), forse tra i suoi film meno riusciti a parere di chi scrive nonostante il Leone d’Oro a Venezia, Il segreto del bosco vecchio (1993), da Dino Buzzati con Paolo Villaggio, Il mestiere delle armi (2000), fiction storica superpremiata. Va infine ricordato Torneranno i prati (2014), scritto in occasione del centenario della I guerra mondiale e ambientato ad Asiago, la località dove ha vissuto per molti anni e dove è mancato il 5 maggio.

P.S.

Per una interessante riflessione sul rapporto tra spiritualità e cinema in Olmi si ascolti l’intervista concessa a Radio Radicale dal card. Ravasi: https://www.radioradicale.it/scheda/540635/la-morte-di-ermanno-olmi-intervista-al-cardinale-gianfranco-ravasi