di - 15 agosto 2018

Cara Gianna Nannini

Cara Gianna Nannini,

ho capito perché durante i concerti si sentono sempre meno applausi da parte del pubblico. Ho capito che non è questione di gradimento, ma di social.

Scrivo a te, Gianna, (e avrei potuto scrivere a tutti gli altri artisti che stanno facendo concerti in tutta Italia) perché il tuo è l’ultimo concerto che ho visto quest’estate e quindi il più fresco, ma anche perché mi piace la tua energia e mi piacciono le tue canzoni, alcune delle quali memorabili. E ho apprezzato pure la presentazione iniziale del regista Giovanni Veronesi che credo sia passato da te in amicizia perché in ferie lì vicino, a Roccamare.
Così, di passaggio in vacanza in Maremma, sono venuto a vederti e mi sono immediatamente ritrovato conficcato in una selva di telefonini lucenti che occupavano l’intera platea per la maggior parte della durata del concerto di circa due ore.
È ormai usanza comune utilizzare il proprio telefono portatile per scattare foto in ogni dove e in ogni momento. Si fotografano e si riprendono in video cibi che mangiamo, baci che diamo, scarpe in viaggio, monumenti, tuffi in mare, gelati, smorfie, unghie al silicone, pinne, ombrelloni, stati d’animo, caccole, pannolini, scarabocchi. E quindi si riprendono anche alcune inquadrature di una o due canzoni famose, che ci fanno smuovere il cuore. E cosa di meglio che farlo proprio al concerto della nostra beniamina Gianna, o in qualunque altra arena dove si esibisce il nostro cantante preferito?

Tuttavia l’altra sera, su circa 2000 persone presenti al tuo concerto, almeno 1900 scattavano foto e facevano video. Non di una sola canzone, ma di quasi tutto il concerto. In pratica tutti i presenti non guardavano lo spettacolo con i loro occhi, non vedevano te sul palco in carne e ossa lì davanti a loro, ma ti guardavano dentro il piccolissimo schermo del loro smartphone (qualcuno azzardava addirittura, facendo video con il tablet…).
In sostanza hanno pagato dai 70 ai 30 euro non per guardare te, lì di fronte a loro, ma per osservarti dentro al loro telefono, spesso inquadrando in massima parte la testa del vicino di fronte, a volte addirittura con la luce/flash accesa, dando fastidio a quello del telefono accanto. Insomma l’urgenza di accaparrarsi una brutta immagine del tuo concerto era l’unica cosa che interessava agli spettatori.
Guai a dire qualcosa a quello davanti che impediva di vedere. Infatti, se pure sarebbe possibile rieducare alla visione degli spettacoli dal vivo una decina di persone che usano guardare i concerti con lo smartphone in mano, è francamente impossibile farlo con centinaia e centinaia di persone: sarebbe una battaglia persa, quindi una battaglia inutile.

Poi, verso la fine, quando tu sei uscita sul retropalco per rientrare poco dopo per i bis, hai notato che non c’erano moltissimi applausi, che gli spettatori erano piuttosto quieti.
Ecco, ti vorrei tranquillizzare. Erano entusiasti del tuo concerto, anche se non lo davano a vedere. Semplicemente, in quel buco di tempo, invece di restituirti con gli applausi un po’ di energia, erano tutti intenti a postare sui social le foto e i video che avevano appena fatto. Cioè, stavano sommergendo i social dei loro orrendi video e delle loro foto sfocate dalla testa del vicino o dalle luci del palco. Stavano lavorando per affermare ancora di più la loro individuale incapacità di essere nel momento, di vivere l’attimo con la mente con il corpo e di entrare in relazione, pur minima, attraverso un applauso, con un’artista.

Ora non voglio dire che ai concerti di musica leggera si debba andare come a teatro, o come in un jazz club. Dico soltanto che mi fa schifo questa pratica ignorante e maleducata di voler possedere ogni attimo della propria mediocre esistenza (quella di tutti noi) come se fosse ogni giorno straordinaria. O forse no, mi sbaglio. È proprio questa la maniera di far maturare ancor più l’inciviltà e l’assenza di educazione del nostro tempo: vale a dire essere sempre costantemente al centro del Mondo, in un egocentrismo autoreferenziale continuo. Perciò scriviamo post beceri su facebook relativi a qualsiasi argomento (dalla fisica termonucleare ai vaccini, dai ponti che crollano alle migrazioni, dalla posizione economica di FCA a CR7). Per questo guardiamo un concerto pop o rock attraverso lo schermetto di un telefonino.

Mi dispiace cara Gianna non averti potuto spiegare tutto questo lì per lì, dopo il concerto, in cui magari qualcuno tra voi musicisti avrà senz’altro detto: “però, stasera, che pubblico moscio”. Voglio tranquillizzarti non era moscio per colpa tua o delle tue canzoni; stava semplicemente postando la tua foto sui social. E adesso che non ti ho potuto spiegare tutto questo dal vivo, te lo dico lo stesso con questa lettera che vado testé a postare su facebook…