16 Giugno 2024
Words

Draghi & Kerry a emissione ridotta

LItalia sta già facendo qualcosa per combattere il cambiamento climatico. Lo si evince dai dati dellultimo rapporto di ISPRA – lIstituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dellAmbiente sugli indicatori di efficienza e decarbonizzazione del sistema energetico nazionale e del settore elettrico. Numeri incoraggianti: il consumo di energia per unità di PIL si riduce del 17,4% dal 2005 al 2019, mentre le emissioni di gas serra per unità di PIL si riducono del 28,5%.

Inoltre, dal 2005 diminuiscono le emissioni di gas serra per unità di energia consumata in tutti i principali settori, da -7,9% per i trasporti a -16,8% per lindustria manifatturiera.
Il nostro Paese, dunque, ce la sta mettendo tutta per tagliare le emissioni e dare il proprio contributo alla lotta al climate change, e lo fa con al suo fianco un illustre alleato: gli Usa, che con larrivo di Biden stanno cancellando il buio periodo di Trump, recuperando la leadership mondiale, in primis con la Cina con cui è in corso unimportante cooperazione. In questottica, è di rilievo lincontro tra John Kerry, inviato speciale per il clima del governo americano, e il nostro premier Mario Draghi.

Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre i gas serra del 50-52% entro il 2030, e vogliono spingere altri Paesi a prendere impegni simili. Nellora e mezzo a colloquio con Draghi, Kerry ha ribadito come la collaborazione fra Italia e Stati Uniti per contrastare efficacemente il climate change e la sfida della decarbonizzazione, e per cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica, sia fondamentale in tutti i consessi previsti: dal G7 al G20, arrivando aCop26 a novembre. Appuntamenti ai quali lItalia può e deve essere protagonista.

Una volta ricostituito un fronte ampio mondiale che condivida la lotta ai cambiamenti climatici, la discussione si concentrerà sulle scelte tecnologiche e industriali e sugli strumenti economici da adottare in questa fase di transizione. Una discussione non facile perché il fronte pur attivo nelle politiche ambientali e non negazionista, e fatto di paesi con strategie e impostazioni diverse.
Biden propone un mix di fonti rinnovabili e nucleare (oltre al gas), lEuropa per adesso ha escluso dalla tassonomia della sostenibilità: atomo, energia da rifiuti e gas di transizione. La Cina e i Paesi dell’Europa dell’Est hanno quote importanti di gas.

Poi c’è la discussione sull’idrogeno verde o non verde, le piccole centrali a fissione e la speranza nella fusione, le politiche di cattura del carbonio (ccs), la carbon tax. I problemi ambientali connessi alle stesse fonti rinnovabili, i temi dell’agricoltura sostenibile, della zootecnia e della pesca. Le disparità fra Paesi ricchi e Paesi poveri.
Tutti temi complessi dove ogni Paese tende a proteggere la propria base industriale ed energetica. Insomma se lobiettivo pare ormai condiviso i modi per raggiungerlo possono essere molti ed i conflitti sono dietro langolo. Occorrerà molta diplomazia e qualche compromesso.

[tratto da quotidiani locali GEDI]