di - 16 giugno 2018

Je t’aime vomitevolment… (UE in Africa – parte 1)

Tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano, si potrebbe dire, citando il vero Conte. È strano che Emmanuel Macron, di solito felpatissimo e inutilmente ipocrita, si sia arrabbiato così tanto con l’Italia, muovendo i fantasmi dell’abruzzese cardinal Mazzarino e del pisano Napoleone.

Il fatto è che da anni, tedeschi e francesi si erano abituati ad avere a Roma degli scendiletto disinformati che si adoperavano solo per avere un po’ di pace europea sui nostri bilanci interni, come capitò anche a Matteo Renzi. Ma oggi, un presidente del Consiglio a Roma che legga almeno i dossier è una grazia di Dio. Spero che Conte (quello finto) abbia almeno uno stile da professore universitario, cioè legga e studi.

Il problema dei problemi è quello migratorio, che brucia ormai tutti i Paesi UE. Direi: meglio tardi che mai!

Tedeschi e francesi credevano bastasse manovrare la massa di migranti in arrivo per fare danni al vicino, o creargli qualche problema interno. Ma ora, finalmente, l’UE (Francia e Germania in testa) si accorge che la grande migrazione africana è e sarà il tema numero uno per tutti (e non solo per questioni elettorali). Sarà questa la vera questione sulla quale si decide la definitiva destabilizzazione economica e politica della UE, per la gioia dei nostri competitori globali.

Lo avevo scritto anni fa sulla rivista del Sisde (v.al link http://gnosis.aisi.gov.it/gnosis/Rivista19.nsf/ServNavig/19). Oggi, a distanza di tempo, nessuno finalmente pensa che la grande migrazione africana avvenga per caso.

La Francia ha paura. Come i tedeschi teme che la sommatoria dei costi imprevedibili dell’immigrazione, con l’instabilità sociale ulteriore derivata dalle “masse pericolose” africane, unite a quelle interne, e la costrizione delle politiche di bilancio nazionali restrittive, creino una bomba politico-economica colossale, mai pensata prima. Ed è vero.

La Germania ha paura. I tedeschi avrebbero dovuto evitare di pagare cifre colossali alla Turchia (e in parte ad alcuni Paesi africani) per trattenere i migranti mediorientali. Soprattutto sarebbe stato serio non aver pagato con i soldi dell’Unione Europea. Ma adesso i tedeschi non possono nemmeno permettersi un’ulteriore spesa colossale, per pagare gli Stati africani che si tengono i migranti.

Il peggio delle migrazioni è iniziato con la destabilizzazione della Libia, grazie a quell’idiota indebitato e cinico di Sarkozy. Voleva portarci via l’ENI e acquisire il flusso di capitali libici in Europa, che prima gestivamo noi, con Gheddafi, che era una banca sempre aperta. E pensare che all’inizio della faccenda il colonnello libico voleva solo aumentare i prezzi del suo greggio, stabiliti da vecchi contratti troppo “bassi”.

Oggi lo scoppio ulteriore della migrazione, come sembra preannunciato, sarebbe la fine economica anche per l’Europa centrale. Se allora vi trovate a passare nel VXI arrondissement parigino e vedete Sarkozy, finalmente sotto controllo poliziesco, rincorretelo pure con un randello.

Anche i tedeschi poi aspettavano gli scendiletto romani, per evitare che non arrivasse dall’Italia una massa migratoria africana da aggiungere a quella già arrivata in Germania e generata dalla destabilizzazione, cretina e irresolubile, della Siria e dell’Iraq. Una questione su cui gli Stati Uniti hanno piena responsabilità, come degli inesperti ragazzi di college – se gli Usa non sanno più fare politica estera, non dobbiamo pagarne noi il prezzo, qui in Europa.

I temi dell’incontro di Conte con Macron (che ha concesso meno di quanto sembri) sono ben noti: la creazione di hotspot in Africa, poi la separazione tra migranti economici e quelli che vengono dalle nuove guerre, tribali e infrastatuali, di una Africa che è la collezione globale degli Stati falliti. Cioè, in sostanza, la riforma degli accordi di Dublino III.

Se si faranno gli hotspot ci vorrà tantissimo tempo e molto denaro, mentre intanto la casa brucia e non c’è più tempo. Magari, tanto per cominciare, i militari francesi (e Usa) già presenti in Niger con le loro missioni (dalle quali hanno escluso i nostri 500 soldati e ufficiali, “non graditi” al governo di Niamey), potrebbero evitare di far passare verso il Sahel e il Ciad, comodamente e senza alcun controllo, i camioncini stipati con i migranti dall’Africa centrale. O no?

Gli hotspot africani sono già una politica francese, Macron ha invitato nell’agosto 2017 il presidente nigerino, quello del Ciad e l’impotente libico Fayez Al Serraj, per stabilire gli hotspot sul solo territorio di quelle tre aree, che è ormai difficile definire come Stati. Ma si tratta di misure fortemente impopolari in Africa, che poi dovremo difendere con le unghie e con i denti. I capi centro-africani di cui sopra vogliono, invece che un’ulteriore diminuzione della loro ormai sedicente sovranità, lavorare con le ONG (con le loro organizzazioni, state attenti) e prendersi tanti, ma tanti soldi da Francia e Italia.

In positivo i capi africani vogliono comunque che l’UE chiuda la destabilizzazione libica (cosa ormai impossibile) e poi desiderano la stabilizzazione del Mali, oltre a un’infinità di investimenti in Ciad e in Niger. Vaste Programme! avrebbe aggiunto, malizioso, De Gaulle. Ci vorranno almeno quattro anni per ogni hotspot, con prezzi elevatissimi, economici e politici. La vedo dura, visto che, se ci sarà comunque una qualche operazione di hotspot, le “regole di ingaggio” militari assomiglieranno più alla mano garbata del maestro d’asilo che a una programmazione strategica.

Mi chiedo perché spendere tanti soldi e impiegare così tanti militari per risultati modestissimi.

 

[CONTINUA]