16 Luglio 2024
Sun

Francesca Giommi, La figlia del Maharaja. Viaggio in India, Aras Edizioni 2021,  pag. 168, € 15,00

“Letteralmente “terra dei re”, il Rajasthan è una delle regioni più affascinanti del subcontinente indiano per la presenza di imponenti forti e residenze reali, per i festival culturali tutto l’anno e la grande tradizione gastronomica”. Ricca di tali informazioni la protagonista di questo viaggio in India, Bea, parte con un gruppo eterogeneo, sconosciuto.

A Nuova Delhi, aeroporto Indira Gandhi, arrivano in piena notte, ad attenderli una guida indiana che parla italiano, Raji, vestito all’occidentale, per niente somigliante  a Kabir Bedi, che li fa salire su un pulmino scassato e li guida per quattordici giorni alla scoperta del Rajasthan. Ciò che vedono li lascia senza fiato, per opulenza, bellezza, raffinatezza inimmaginabili.

L’altro aspetto dell’India, con la povertà tangibile per le strade, non appartiene al percorso turistico, e su quell’aspetto ogni guida è sempre pronta a dare le spiegazioni più rassicuranti, infatti: “per gli occidentali, il valore supremo è la Vita, da conservare e protrarre il più possibile, e per molti di essi, poi, la Vita Eterna. Per gli indiani, il bene sommo e ultimo è la non-vita. L’induista mira alla mosksha, l’estinzione del ciclo delle reincarnazioni […]. Grande aspirazione di questa civiltà è la liberazione finale dal samsara, dal mondo del divenire e dai desideri che ci legano ad esso”.

L’India, dove  si demanda tutto al karma e si vive e si muore in povertà e sporcizia, “tollerando tutto e tutti, e lasciando che tutto sia” appare il Paese delle contraddizioni  agli occhi dei nostri visitatori.

Al gruppo di turisti  si aprono le stanze di alberghi lussuosi, con stuoli di portantini e servitù; il programma ha orari rigidi e spostamenti che richiedono ore, su strade acciottolate, nel deserto di Thar. Lo stupore è sempre al massimo.

Le differenze culturali hanno un peso enorme, soprattutto quando Raji li guida dentro al tempio d Karni Mata, che ospita circa ventimila topi, nutriti con dolci, frutta e latte e adorati come animali sacri dai fedeli che affollano il tempio, perché quei topi sono considerati la reincarnazione temporanea dei trapassati, prima che assumano di nuovo sembianze umane nella vita successiva.

Difficile per la nostra Bea “capire tutto quel fervore religioso, e al contempo schivare persone, topi, piccioni e relativi escrementi”. Superato questo iniziale trauma, tutto poi si dispiega nella sua grandiosità, con fortezze militari, regge, giardini, interni, colori, profumi, sapori, musiche, che portano ad un piacevole stordimento. Ed esperienze senza dubbio uniche nella loro vita, come quella di  dondolare a dorso di un cammello.

La bellezza è così assoluta che a Bikaner, entrando dalla “porta del sole” Bea, “che non aveva mai sofferto della sindrome di Stenhal, ma se ne sentiva incline nell’animo, pensò che se ci fosse stato un posto dove la sindrome avrebbe potuto coglierla, quello era il posto giusto”.  Ogni città si manifesta nella sua magia.

Raji è una fonte inesauribile di informazioni, così la storia, la cultura, l’arte passano  attraverso le pagine della Giommi, che racconta con mano leggera, assecondando la curiosità di Bea ed allo stesso tempo facendo conoscere il consolidarsi delle amicizie e della complicità tra compagni di viaggio.

Per chi non è mai stato in India, per chi pensa di non andare mai, La figlia del Maharaja offre un viaggio con la sola immaginazione. Non manca la visita ad uno dei luoghi più famosi che accoglie folle di visitatori da tutto il mondo, ed è proprio il Tempio dell’Amore, ad Agra, quel Taj Mahal che  il re Shah Jahan I fece costruire per la  moglie Mumtaz Mahal, “la preferita del palazzo”, morta a trentanove anni dando alla luce il loro tredicesimo figlio!

Doveva essere davvero bella e capace di amare, se è vero “che dovette competere con tremila concubine, oltre a qualche altra moglie ufficiale”. Tutto è meraviglia. E richiede ad un visitatore occidentale lo sforzo di capire senza giudicare.

Originale la “analisi alfabetica” di Patrizio Roversi come postfazione  e di grande aiuto il glossario finale.

 

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.