20 Giugno 2024
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PD e M5S: correntismo e personalismo

Struttura, sistema, e condizione: intorno all’asse di queste basi teoriche si fonda quello che evidentemente resta dell’ipotesi del campo largo, principalmente tra PD e M5S ma da allargare a tutte le altre forze progressiste. Elly Schlein col M5S vorrebbe intraprendere un’alleanza strutturale; Giuseppe Conte invece un’intesa condizionale – sempre fermo restando quello che quest’ultimo dichiarava non molto tempo fa: «Il PD è un partito di sistema, incline alla corruzione».
La condizione che Giuseppe Conte ha sempre posto (rispetto alla costruzione del presunto e futuribile campo largo) è quella di avere, alla fine, un candidato da sostenere comunitariamente, che sia però espressione solo del M5S…

Tra struttura, sistema e condizione – nell’arco parabolico della rinnovata “questione morale”, il cui spettro è riemerso dopo le vicende di Bari e di Torino – c’è dunque la strumentalità: un accordo tra PD e M5S fatto con lo scopo preciso di vincere le elezioni (magari quelle Europee) mettendo sullo stesso piano il personalismo del leader del M5S e la svolta a sinistra della leader del PD, unendo a questo la auspicata rottura con le correnti divise (specialmente al Sud Italia) tra “cacicchi e capibastone”.

Personalismo e correntismo, dunque, rappresentano i due fardelli più grossi in vista della riproposizione di un campo largo che ha dato buona prova di sé in Sardegna e che, invece, si è frantumato a Bari, trovando alla fine una buona approssimazione in vista delle comunali di Firenze. Ma, si diceva, “strumentalità”. Il filosofo francofortese Max Horkheimer aveva definito la “ragione strumentale” quella capacità dell’essere umano che si è ridotta a semplice mezzo per realizzare fini diversi rispetto a quelli per i quali era stata messa in atto. È questa la ragione dei mezzi, non degli scopi, dei grandi progetti politici, dei grandi disegni di cambiamento ed emancipazione della società. Questa “nuova allenza” (come avrebbero detto il chimico e premio Nobel Ilja Prigogine insieme alla chimica e filosofa della scienza Isabelle Stengers), chiamata oramai da tempo campo largo, cerca dunque di mettere insieme tutti i mezzi per cercare di vincere le elezioni (fine eteronomo) piuttosto che per dare corpo a un progetto politico che sia nello stesso tempo alternativo alla destra e propositivo rispetto ai problemi del Paese. In più: personalismo e correntismo sono i due ostacoli principali che i due possibili alleati dovrebbero lasciarsi alle spalle.

Dunque? Se si parte da un riassetto e da una ristrutturazione dei due soggetti politici che sono in campo (il M5S infatti non è un partito ma un movimento) se ne ha che dopo quest’opera (e operazione) di riordinamento interno, si potrebbe ragionevolmente pensare a un campo largo (allargato, appunto, a molte altre forze progressiste) per realizzare il quale occorrerebbe trovare una “colla”. Solo la ragione strumentale e l’occasione elettorale non bastano. In che cosa dovrebbe consistere questa “colla”? Questa domanda  coinvolge il senso della politica attuale all’interno del panorama della globalizzazione. Che cosa ha ancora da dire la sinistra dentro lo scenario dei nostri giorni così profondamente mutato anche solo rispetto a dieci anni fa? In definitiva questa “colla” pertiene a una sinistra che deve compiere almeno due operazioni pragmatiche: l’analisi e la sintesi. Analisi della attuale situazione e proposta di una possibile soluzione rispetto ai problemi. Personalmente penso che, a fronte di tutto ciò, devono pur sempre essere tenuti fermi i punti essenziali del percorso storico della sinistra: comune, collettivo, sociale, diritti. Insomma la “colla” è saper individuare che cosa è comune oggi. Nel 1958 Edward C. Banfield, sociologo statunitense, introdusse il concetto di “familismo amorale”; l’individuo – è questa una delle cause dell’arretratezza del Sud Italia – persegue solo l’interesse immediato del suo nucleo familiare e ha scarsissimo interesse per quello  della collettività. In questo senso, estendendo tale diagnosi dal Sud all’intera sfera politica, si potrebbe dire che la “colla” che deve tenere insieme M5S e PD deve essere proprio quella del bene comune. Che poi è lo Stato. Che poi siamo noi.

Gianfranco Cordì

Gianfranco Cordì (Locri, 1970), ha scritto dodici libri. E' dottore di ricerca in filosofia politica e giornalista pubblicista. Dirige la collana di testi filosofici "Erremme" per la casa Editrice Disoblio Edizioni. Dirige le tavole rotonde di filosofia del Centro Internazionale Scrittori della Calabria.