di - 24 novembre 2017

Una strana nostalgia di Bertinotti

Una riflessione da osservatore piuttosto laterale alla scena politica del nostro paese. Se l’unità di misura di un po’ di politici e giornalisti fosse il metro lineare, basterebbero i millimetri. Sono oltre due lustri che si criticano e si ricordano (anche da parte mia) i fallimenti, i limiti dei governi di centrosinistra con dentro tutti, da Bertinotti a Mastella, purchè di battere Berlusconi. Sul Bertinotti di lotta e di governo Corrado Guzzanti ha costruito alcune delle sue scenette più riuscite ed esilaranti. Eppure, da giorni, colpiti da una sorta di amnesia collettiva, prestigiosi giornalisti (con particolare impegno Severgnini, Polito e Zucconi, quasi ogni sera sulla Sette)  martellano esponenti di Mdp (Bersani, D’Alema, Speranza ed altri), nonchè Sinistra italiana perchè, nonostante i loro giudizi critici su questa stagione di governo targata centrosinistra, facciano un accordo con il Partito democratico di Matteo Renzi; il tutto nel nome dell’obiettivo di sconfiggere soprattutto la destra, cioè lo stesso obiettivo su cui sono nate le armate brancaleone dagli stessi autorevoli commentatori contestate nel recente passato. Il segretario del PD, cui non difetta la furbizia, non si spende troppo per le grandi alleanze, dovendosi trovare d’accordo con se stesso che, fino a pochi giorni fa, teorizzava il possibile quaranta per cento al suo partito come obiettivo possibile alle prossime elezioni; perciò fa qualche timida apertura alla logica delle coalizioni, ma lascia il “lavoro sporco” agli altri, con il solito picchiettare sul cerchio e sulla botte. Così, per l’occasione, in nome del centrosinistra largo o XL, sono stati tolti dall’armadio gli ex rottamati, da Prodi a Veltroni, per ricollocarli nel pantheon del partito democratico, con a capo il volenteroso Piero Fassino, ex Sindaco di Torino battuto dalla candidata del M5S, che svolge il faticoso e improbo compito di cercare ragioni per tenere insieme la sempreverde Emma Bonino (una sorta di eterna testimonial laica che fa molto “progressista”), il buon tremolante Pisapia (che aderisce coi suoi quattro amici, ma tuona per la discontinuità) e Angelino Alfano (rispetto al quale  Mastella appare oggi come un titano del pensiero politico), tentando però l’impresa disperata di convincere anche Bersani o Fratoianni, che – piccolo particolare?- non salvano quasi niente delle politiche economico-sociali dei governi a guida Renzi e poi Gentiloni. Tutto questo appunto in nome della lotta a Berlusconi. Come avviene dal 1992. Con alleanze di facciata, desistenze di comodo che hanno prodotto governi rissosi, poco o mal governanti. Ed oggi il grande vuoto di memoria. C’è voluta la “Jena” su la Stampa di questi giorni per ricordare una felice e fulminea riflessione di Walter Veltroni che, a proposito del progetto di governo del PD e delle alleanze senza convinzione, ebbe a dire: “meglio perdere che perdersi”. Vale naturalmente per tutti. Peccato, però, che anche il buon Walter, in questo periodo, abbia perso la memoria, chiedendo al suo partito di perdersi, purchè di non perdere. Scontato, a questo punto, che ci assalga un po’ di nostalgia per il compiaciuto egocentrismo di Bertinotti.