22 Luglio 2024
Italic

Se perdi, non puoi portare via il pallone

Da questo blog ho espresso le ragioni per cui avrei (ed ho) votato “No” alla revisione costituzionale proposta dal Governo Renzi e dal PD. Pasticciata e scritta male, secondo anche autorevoli esponenti del  “Sì” come Cacciari, Veltroni, in ultimo Prodi. Oltre diciannove milioni di italiani –con una forte percentuale di giovani- hanno bocciato quella proposta. Il Presidente del Consiglio, con un discorso onesto ed emozionato, ha tratto le conseguenze del voto, annunciando le dimissioni dalla carica; ma francamente non era e non è stato questo lo scopo del mio voto come penso di molti altri italiani. E’ stato Renzi –anche contro i consigli del suo mèntore Napolitano- a trasformare la prova elettorale in un giudizio su di lui e sul suo Governo. Con una buona dose di presunzione (però anche di coraggio) ha cercato la prova del nove del suo personale consenso ed è fallita, evidentemente perché non è stato capito –per un politico una grave lacuna- l’umore profondo del Paese, ancora prostrato dalla crisi economica e sociale che non passa, nonostante la retorica sull’Italia che sarebbe già ripartita e che ha trasformato ogni decimale in più di PIL in una locomotiva di propaganda.

Perciò non capisco il ragionamento di queste ore, per cui chi ha vinto il referendum dovrebbe  fare una proposta. Proposta per che cosa? Era un referendum che doveva approvare o respingere, ed ha respinto. Il “fronte del no” ha finito qui il suo “lavoro”.  Anche perchè su quel fronte si sono attestati coloro che volevano cambiare la Costituzione, ma in modo meno abborracciato (io fra questi); coloro che invece sono da sempre contrari a cambiarla e coloro che, invece, accogliendo la sfida (incauta) del Presidente del Consiglio, hanno votato contro il Governo. Sono addirittura convinto che la vittoria del “No” dipenda in buona parte da quella componente, che si è pronunciata contro Renzi, senza particolari interessi per la Costituzione. Nel voto di ieri si sono aggrumati tutti quei punti di vista, quelle posizioni così diverse e anche distanti, che si sono trasformate in una montagna di “no”. Ma in democrazia i voti non si pesano, si contano. Il giovane premier, pertanto,  ha voluto e dovuto prenderne atto, per coerenza con se stesso prima di tutto (e la coerenza è sempre un valore, tanto più in politica).

Però, adesso, il Partito Democratico non può ritirarsi sull’Aventino, sdegnato dalla sconfitta, come sembrano proporre tanti commenti di queste ore, avendo invece l’obbligo –la responsabilità-  di giocare fino in fondo il suo ruolo di forza di maggioranza che, comunque, ancora oggi detiene in parlamento. Renzi ed il PD non possono portarsi via il pallone, lasciando l’iniziativa ai cosiddetti “vincitori”, perchè la partita è finita come non si voleva che finisse, avendo peraltro scelto lui il campo da gioco, il giorno, l’ora, l’arbitro e anche le divise con cui giocare.