di - 25 febbraio 2018

In “estasi” davanti alla Bonino

In questa brutta campagna elettorale, commentatori politici italiani ma anche stranieri, in buona parte, hanno convenuto in giudizi assai critici sulla qualità della classe dirigente del paese, invece salvando o addirittura enfatizzando Emma Bonino, leader della lista “+Europa”. L’esaltazione della Bonino non è un fatto nuovo nella politica italiana; si ripete con la solennità e puntualità della liquefazione  del sangue di San Gennaro. Anni fa, in una straordinaria operazione di marketing priva però di qualsiasi fondamento politico, la Bonino divenne la candidata a Presidente della Repubblica a furor (quasi) di popolo. Attorno alla anziana leader radicale si crea da sempre un’atmosfera di trasporto quasi mistica. Gli stessi commentatori politici italiani (in gran parte anche loro anziani), che hanno esaltato la novità di Berlusconi negli anni novanta e poi la rottamazione del giovane Renzi negli anni duemila, davanti alla Bonino sembrano rapiti , estasiati come la Santa Teresa del Bernini. Eppure, sulla storica leader radicale, ci sarebbe di che dire anche criticamente. Emma Bonino, come del resto Marco Pannella, nonostante straordinarie battaglie civili encomiabili, che hanno mobilitato milioni di persone, non hanno mai avuto particolari successi elettorali, dimostrando quindi una evidente incapacità di produrre consenso (che, per un politico, non mi pare una carenza di poco conto). I due leader radicali hanno fatto di quello storico partito il loro partito personale (anche giuridicamente); forse è anche per questa ragione che si sono trovati bene sia con Berlusconi, sia con Renzi.  Antipartitocratica da sempre, la ormai settantenne Bonino campa da sempre di politica (per lei la lunga militanza viene considerato un valore, per altri politici una colpa). E’ stata nella Commissione europea su designazione di un governo di destra, ma è anche stata ministro in un governo presieduto da Enrico Letta del Partito Democratico. Attualmente è in una coalizione di centrosinistra che fa riferimento al PD. Il segretario Renzi l’ha voluta caldamente come alleata, perché aveva bisogno di dimostrare la sua disponibilità/attitudine a costruire alleanze, in cuor suo sperando però che la Bonino non superasse il tre per cento dei voti. L’attuale legge elettorale ( sembrava impossibile fare di peggio del “porcellum”, ma si sono riusciti) prevede infatti che, in una coalizione, la lista che prende fra l’uno ed il tre per cento vede i suoi voti consegnati al primo partito della coalizione stessa. Nei calcoli del segretario PD, quindi, una lista capeggiata dalla Bonino dovrebbe rientrare in quel range, portandogli in dote una ventina di seggi aggiuntivi. La lievitazione mediatica del fenomeno Bonino rischia, però, di scompaginare i disegni dei dirigenti democratici, spingendo -forse con successo- la lista “+Europa” oltre il tre per cento, quindi non regalando al PD quella agognata ventina di parlamentari. Non a caso, in queste ore, nei confronti dell’anziana signora radicale l’entusiasmo “democratico” sembra un po’ assopito, raffreddato, qua e là ascoltando anche il sopraggiungere di qualche critica. Ma forse è tardi. Il sangue di San Gennaro potrebbe tornare a sciogliersi. Ancora l’estasi.