di - 14 luglio 2018

La denigrazione personale come (inaccettabile!) “moderno” strumento della politica

Nei giorni scorsi abbiamo assistito ad una vicenda che è una sorta di metafora di questi tempi riempiti di accuse infondate, di realtà deformata, di campagne costruite sulla pelle della vittima di turno. Stavolta è toccato al Presidente della Commissione Europea, Junker. Alcune foto lo hanno ritratto, mentre barcollava ed aveva difficoltà a deambulare durante una riunione ufficiale, tanto che è stato visibilmente sorretto da alcuni collaboratori e governanti lì presenti. Ne è uscita una campagna, con la solita “indignazione” a comando, contro l’ “ubriacone” che guida l’Europa e, quindi (questo il vero obiettivo!), contro l’Europa.

A niente sono servite le smentite e le testimonianze che hanno chiarito come Junker non fosse ubriaco, ma sofferente per una fortissima e dolorosa sciatalgia. Secondo un costume, che ormai sta inondando la nostra pubblica discussione, particolarmente sui social, è cominciata la flagellazione planetaria delle qualità psico-fisiche del Presidente della Commissione Europea, dileggiandone il disagio e lo stato di salute. E’ una sorta di “lombrosismo” senza, però, le velleità ma anche le competenze scientifiche del famoso studioso italiano.

La tecnica è banale e scontata. Si individua un problema e, invece di argomentare nel merito, si cerca un difetto di chi ne è protagonista, per attaccare e sottoporre al pubblico ludìbrio la persona in sé. Un manganellare camuffato e perfido. Un modo per demolire idee e proposte, senza però la fatica dello studio e dell’approfondimento, fermandosi alla maldicenza, all’offesa, allo sfottò irrispettoso.

D’altra parte, tornando al caso Junker, se il vero obiettivo fosse stato accusare la inconcludenza o inadeguatezza del capo della Commissione Europea, gli argomenti non sarebbero mancati e non mancherebbero. Basterebbe chiedere conto, per esempio, di dove sono finiti i circa trecento miliardi di euro, promessi da Junker, che avrebbero dovuto rilanciare lo sviluppo nel continente oppure, se proprio vogliamo discutere della qualità dell’uomo politico, basterebbe ricordare che siamo di fronte ad un personaggio dal passato piuttosto ambiguo, quando ci si riferisce al rapporto fra il Lussemburgo (di cui è stato primo ministro) e grandi evasori fiscali.

Ma è troppo più facile la scorciatoia della denigrazione fisica (l’ubriacone traballante). Perché questa consente di rendere ancora più vulnerabile il vero obiettivo che, in questo caso, è l’Europa, che ha tanti limiti e deve essere cambiata; tuttavia, se descritta come una nave guidata da un’etilista, allora diventa un incubo dei fumi dell’alcool, non più un progetto sensato e difendibile. Aprendo così la strada al sovranismo che ri-vuole confini e forme di (insostenibile) autarchia, ma avrebbe difficoltà ad argomentare nel merito, dicendo, per esempio, ai nostri giovani che non potranno più godere dei vantaggi (le opportunità e le libertà) che indubbiamente l’Europa ha comunque loro garantito. E’ troppo più facile descrivere la dimensione sovranazionale come una sorta di grande bar diretto da un incontenibile bevitore.