di - 24 novembre 2018

Tre ragazzi e un sogno matematico

Mauro D’Alò, Davide Di Pierro e Luigi Picarella sono tre ragazzi che frequentano l’Istituto Tecnico Industriale «Augusto Righi» di Napoli. Salvatore Pelella, in quella scuola, è insegnante di Matematica. Mentre Luigi Picarella è docente di Informatica. Guidati da questi due professori i tre ragazzi si sono piazzati al secondo posto in una competizione internazionale di programmazione di robotica aerospaziale. La competizione è stata ideata dal Massachusetts Institute of Technology di Boston insieme alla Nasa. Il problema è che a Boston si deve svolgere la finale internazionale del concorso. E la scuola in questione non ha i soldi per finanziare il viaggio dei tre ragazzi in quella città. I tre giovani hanno allora lanciato un appello e si è aperta una sottoscrizione (il totale del costo del viaggio è di 8 mila euro) tra enti pubblici e privati. Luigi Di Maio ha dichiarato: «Ho letto questa notizia che mi ha colpito molto. Abbiamo le menti migliori del mondo e poi ci mancano i soldi per far sviluppare le loro idee. I tre diciassettenni di Napoli in foto sono Luigi Picarella, Davide Di Pierro e Mauro D’Alò e hanno sbaragliato la concorrenza di oltre 300 scuole nel mondo in una gara di robotica. Sarebbero dovuti partire per Boston per la finalissima, ma l’Istituto non aveva i soldi per sostenere il loro viaggio. E’ chiaro – sottolinea Di Maio – che dobbiamo dare più soldi alla scuola, all’istruzione, alla ricerca e cercheremo di fare il possibile per mettere maggiori finanziamenti nella manovra. Ma intanto è fondamentale dare un’opportunità a questi tre ragazzi che sono pronti a spaccare il mondo. Così, d’accordo con tutti i parlamentari e i consiglieri regionali campani, abbiamo deciso di raccogliere la somma che serve per dare a questi tre ragazzi geniali la possibilità di realizzare il loro sogno”. “Abbiamo parlato con la preside della scuola e siamo d’accordo nel portare avanti questa iniziativa. Lunedì incontreremo Luigi, Davide e Mauro per fargli i complimenti, dirgli che si meritano di andare alla finalissima e che i soldi per farlo li abbiamo trovati. Meritocrazia, investimenti e sviluppo. L’Italia riparte da qui!».

Insomma ci sono le menti ma non ci sono i soldi. E cosa succede quando c’è una mente ma non ci sono i soldi? Che questa mente non si può formare. Non si può educare (lo diceva già Gramsci quando dava importanza alla sovrastruttura culturale marxiana a scapito della struttura economica). Si rimane inespressi. Eraclito diceva: «Se l’uomo non spera l’insperabile non lo troverà perché esso è introvabile e inaccessibile». Ma cos’è l’insperabile? Andare a Boston? Certo quando c’è una mente ma non ci sono i soldi si deve sperare l’insperabile. Una mente, da sola e di per sé, ha bisogno di essere coltivata. Una mente come quella dei tanti ingegneri indiani del mondo contemporaneo ha bisogno di andare (col brain drain) negli Stati Uniti per formarsi e trovare lavoro. Ma perché non ci sono i soldi? Le scuole superiori non hanno soldi? Dunque le scuole superiori non prevedono che, al loro interno, possa manifestarsi qualche punta d’’eccellenza che richieda, poi, dei soldi per potersi esprimere? Le scuole prevedono solo un’uniformità di preparazione degli studenti? Insomma tante domande che si racchiudono in una sola: aiutare le menti a emergere al massimo delle loro possibilità è possibile in Italia? La risposta amico la troverai nel vento…