15 Giugno 2024
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Grecia. The passenger- per esploratori del mondo-, Iperborea Edizioni 2019, pag. 192, € 19,50.

Importanti scrittori, giornalisti ed esperti locali si sono espressi sulla Grecia realizzando un quadro composito fatto di cultura, di economia, di politica, di tradizioni. E ricco di belle foto.

Si parte con leggerezza smontando falsi miti: il sirtaki non è il ballo tradizionale, bensì una coreografia ideata nel ’64 per il film Zorba il greco, melodia di Mikis Theodorakis. Ed a proposito della lingua, visto che si dice che il greco antico non c’entra niente con quello moderno, Elisabetta Garieri scrive che “il greco non ha mai subito la cesura che, dalla morte del Latino, ha dato origine alle lingue romanze” bensì si è evoluto, con la semplificazione della grammatica, con il lessico introdotto da dominazioni straniere, e con modifiche fonetiche.

Nikos Vatòpoulos racconta una Atene di “trionfo e lutto”, di edifici di inizio novecento che versano in pessime condizioni, ma non per colpa della crisi economica che lì si è fatta sentire fin dal 2009, bensì lasciati andare in rovina, anche se tutelati dalla legge come patrimonio da salvaguardare. Atene è un mix incredibile di moderno e di vecchio fatiscente.

Per capire perché si sia arrivati a questo, Vatòpoulos ripercorre i diversi cicli storici caratterizzati da un ricambio continuo di popolazione, e parte da lontano, ma fondamentale secondo lui rimane il 1922, che per i Greci è “la grande catastrofe”, quando, nella guerra contro i Greci, i Turchi vincitori incendiarono Smirne dove risiedeva la più prospera comunità greca del vicino Oriente, e seguì un conseguente scambio di popolazioni fra Grecia e Turchia, con più di un milione di profughi che si riversò ad Atene. Morirono circa settantamila persone di fame e di stenti.

Questo evento, che costituisce un snodo imprescindibile e portò un problema di integrazione, ebbe conseguenze sulla urbanistica e  sulla organizzazione generale: in quel momento si abbandona il canone neoclassico per dare spazio alla modernità, che invece sarà guardata con nostalgia nei sette anni della dittatura dei colonnelli.
Matteo Nucci si sofferma sulla situazione dell’isola di Lesbo dove dal 2016 sono bloccati migliaia di migranti, in seguito ad un accordo tra Turchia e UE: chi ha sfidato la morte per arrivare fin qui, qui deve restare. Eppure tra questi profughi condannati a rimanere tali, non si dimenticano tuttavia i gesti dell’accoglienza che secondo Nucci fanno parte della cultura greca, basti ricordare  Nausicaa  che accolse Odisseo, ed anche il re  suo padre, che lo fece sedere alla sua mensa prima ancora di conoscerne il nome.

Lo scrittore Christos Ikonòmou parla di una “generazione perduta” di giovani e si sofferma sul tragico fenomeno della emigrazione, ricordando che dal 2009 almeno quattrocentomila persone hanno lasciato la Grecia per i paesi dell’Europa o altri continenti; molti  hanno scelto la strada della

emigrazione interna, abbandonando le grandi città che non offrono lavoro e trasferendosi in piccoli centri, per ricominciare nel settore del turismo, agricoltura, piccole imprese. Nel complesso però si è persa la fede nella propria terra.

Con una presa di posizione molto netta lo scrittore afferma che chi se ne va purtroppo è consapevole di abbandonare un Paese che non vuole offrire una vita migliore, una “Grecia che punisce le persone oneste, capaci e meritevoli, e ricompensa gli incapaci, i disonesti e chi riesce a farsi strada negli affari, nel lavoro e nella società, in modo non trasparente”. Del resto “tutti vogliamo che la Grecia cambi, ma nessuno di noi vuole cambiare se stesso”. Per questo non sono sufficienti gli sforzi di leader, per quanto onesti, capaci e coerenti, perché manca il contributo della gente.

Con Kostas Koutsourelis scopriamo che i Greci, così cordiali e premurosi con uno straniero, sono sgarbati e litigiosi tra loro e molto diffidenti nei confronti delle pubbliche autorità: le divergenze private pertanto scompaiono quando l’avversario comune è lo Stato.

La corruzione dilaga secondo Rachel Howard e “nessuno si aspetta di essere beccato. E se i pezzi grossi falsificano tutti i loro libri contabili” anche gli altri si sentono in diritto di agire al di là della morale. Il sistema fiscale ha un eccesso di norme tale che non aiuta né incoraggia l’osservanza delle regole.

Per consolazione, dopo questo quadro, con Petro Markaris possiamo andare in cerca di vecchie taverne con i loro cibi semplici ed i sapori mediterranei,   poche tuttavia, perché sostituite dalla nuova cucina greca, un miscuglio di prodotti e di idee. O infilarci nei locali che offrono ancora  “mescita con cucina”, dove si trovano pochi piatti tradizionali  e c’è  la possibilità di bere esclusivamente retsina.

Intanto una musica ribelle, il rebetiko, bagaglio culturale dei profughi dell’Asia Minore, negli ultimi anni sta diffondendo sempre di più  il suo potenziale rivoluzionario.

Viaggio interessante e preoccupante allo stesso tempo, un miscuglio di bellezza e disagio, che invita a riflettere ed a fare parallelismi, inevitabilmente, anche sui problemi di casa nostra.

Marisa Cecchetti

Marisa Cecchetti vive a Lucca. Insegnante di Lettere, ha collaborato a varie riviste e testate culturali. Tra le sue ultime pubblicazioni i racconti Maschile femminile plurale (Giovane Holden 2012), il romanzo Il fossato (Giovane Holden 2014), la silloge Come di solo andata (Il Foglio 2013). Ha tradotto poesie di Barolong Seboni pubblicate da LietoColle (2010): Nell’aria inquieta del Kalahari.