20 Giugno 2024
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L’antidoto è Sanremo

Il Natale del 1980 fu, senza timore di dubbio, uno dei più tristi in assoluto nella storia del nostro paese: due stragi pesanti, quelle di Ustica e Bologna, e da meno di un mese l’enorme tragedia del terremoto in Irpinia. Sul piano degli ammazzamenti, si era cominciato con Piersanti Mattarella il giorno dell’Epifania e si sarebbe finito col generale Galvaligi per San Silvestro. In più, crisi economica, inflazione, scioperi alla Fiat, il calcioscommesse, un Europeo casalingo mediocre per la nostra Nazionale. Qualche sorriso dalle Olimpiadi di Mosca, quelli di Mennea, della Simeoni, di Patrizio Oliva e via andare. Il Festival di Sanremo era rimasto nella triste medietas degli ultimi anni: sarà in seguito rammentato per l’unica vittoria del superpiazzato Toto Cutugno e per le scorribande di Benigni, tra Papa e baci sulla bocca.

Arrivò il 1981, e la situazione politica e sociale non migliorò di molto. Ma Sanremo, quell’anno, fu pazzesco. Una delle migliori edizioni di sempre, una delle più pop, capace di riportare l’attenzione del pubblico di massa non solo sulla manifestazione, ma anche sull’acquisto dei dischi che ne erano usciti. A scorrere la classifica si lustrano gli occhi: Per Elisa di Alice anticipava quello che da ottobre sarà uno dei più grandi successi della musica leggera italiana, La voce del padrone di Franco Battiato; che dire di Maledetta primavera, classico tra i classici. Dario Baldan Bembo, nome forte dietro le quinte dell’autorialità, per una volta si prendeva la ribalta mentre i Ricchi e Poveri capitalizzavano la polemica su “Marina che è uscita dal gruppo” con il brano che darà il la al decennio, Sarà perché ti amo. Qualche nome nuovo che ancora campa, da Barbarossa a Zarrillo, e poi De Crescenzo, un buon Leano Morelli, gente di fuori come Marinella, Jo Chiarello e Stefano Tosi. C’era Orietta Berti con La barca non va più: e ci sarà anche nel 2021.

Ecco, vedo dei corsi e riscorsi vichiani in tutto questo. Il 2020 è stato persino peggio del 1980, e risulterà il contrario di quanto Venditti diceva sul 1968, ovvero breve da venire e troppo lungo da dimenticare. Il cast di Sanremo da poco annunziato dà qualche speranza che questo 2021 sia un po’ un 1981, un anno ponte che apra a sorti migliori. Finché c’è Sanremo c’è speranza.