23 Febbraio 2024
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Addio a Jeff Beck

Non si può dire mai troppo celebrato quel variopinto universo britannico che produsse un humus blues di grande forza e rilevanza per lo sviluppo della storia del rock’n’roll, con così tanti intrecci generativi da non poterli ricostruire nemmeno tutti. Colpisce però che nell’imminenza dell’anniversario, il cinquantaquattresimo, dell’uscita del primo ellepì dei Led Zeppelin abbia lasciato questa vita Jeff Beck, vista l’inferenza mediante la quale si può passare dal suo Group alla band del vecchio sodale negli Yardbirds, Jimmy Page.

È stato un seicordista ruvido, Jeff Beck, potente negli attacchi e nel solismo, il contrario dell’atteggiamento di souplesse che aveva il collega che negli Yardbirds sostituì, Eric Clapton. Si può dire che Beck, ancora prima e forse più di Hendrix, abbia dato dignità alla leva del vibrato fino a farne uno strumento espressivo a sé non solo a far cambiare intonazione allo strumento. Era avanti anni luce rispetto agli strumentisti della sua generazione, non solo per i trucchetti con il volume al fine di levare l’attacco alla nota (il “violino”), e il mancato uso del plettro a favore della mano, ma anche per le prime forme di tapping sulle corde, che l’heavy avrebbe poi usato a piene mani.

Non ha mai raggiunto la fama di Hendrix e Clapton, bisogna dire ingiustamente perché sarebbe difficile pensare a gente come Satriani o Van Halen senza di lui. E quindi Ola, Jeff Beck.