26 Maggio 2024
MusicShow

Non è Sanremo il problema

Sanremo è un pesce grosso, e ai pesci grossi si spara volentieri. A sparare nell’acqua, però, si rischia solo di sollevare onde che si disperdono velocemente. Così è stato per tante delle polemiche che hanno riguardato il Festivàl: qualcuno ricorda la valanga di petizioni contro Junior Cally e le richieste di boicottaggio, solo lo scorso anno?
Del resto, l’iter che compiono le polemiche a Sanremo lo disegnò il buon Mike nel 1967: Signore e signori, buona sera. Diamo inizio alla seconda serata con una nota di mestizia per il triste evento che ha colpito un valoroso rappresentante del mondo della canzone. Anche questa sera, per presentare le canzoni, è con me Renata Mauro. Allora, Renata, chi è il primo cantante di questa sera?

Questo detto, veniamo alla situazione presente.

Sbaglia Amadeus ad intestardirsi sulla presenza del pubblico: se Sanremo è spettacolo dal vivo, almeno fino al 5 marzo non può averlo e sono le norme a dirlo. Se è trasmissione televisiva può avere ciò che tutte le trasmissioni televisive hanno ottenuto nella seconda fase della pandemia, ovvero un pubblico contingentato, protetto e controllato.

Sbagliano, e probabilmente sbagliano di più, i vari campioni dell’antisanremismo. Vale il discorso “se fanno Sanremo si possono aprire i teatri?”: ahimè no, non vale, perché è imparagonabile un evento di questo tipo con le necessità di una programmazione quotidiana, che vorrebbe una prospettiva sicura dinanzi di almeno tre mesi. Può qualcuno fornirla? La risposta è no, ovviamente. Stiamo dunque confrontando cose imparagonabili.
Per quanto riguarda i famosi “costi di Sanremo”, la proporzione tra questi e gli introiti è di circa uno a tre; con questi proventi si pagano anche molte trasmissioni cosiddette “di qualità”.

C’è poi l’insopportabile spocchia della “cultura alta”: ho sentito alla radio le dichiarazioni di un importante direttore di teatro italiano che, nella miglior tradizione che attribuisce allo sbaglio degli elettori il cattivo risultato di un partito politico, dava sostanzialmente dei rincoglioniti a quanto amano guardare Sanremo. Nel ringraziarlo sentitamente, mi piacerebbe chiedere a lui se è questa la via per riempire gli spettacoli a teatro.
Risposta già nota, domanda retorica. Festeggeremo nei giorni di Sanremo, se si farà, un anno di chiusura dei teatri: è un fatto che ci strazia, e che per tantissimi è fonte di preoccupazione anche rispetto alla propria sopravvivenza; ma non è Sanremo il problema. Il problema è che non si conoscono le regole sulla riapertura dei teatri, e nemmeno ci si può preparare ad essa. Dedichiamo le energie a questo.

Poi, quasi sicuramente, Sanremo non si farà. Troppi rischi, troppe cose che non si possono controllare e molte derivano dal fatto che non si agirà in uno studio televisivo, ma in un teatro. Il che dovrebbe portare a molte riflessioni.